Baustelle, poesia e disincanto al Festival d’Autunno: un’estate “colta” tra amore e violenza
Non è scritto da nessuna parte che l’estate debba per forza parlare la lingua dei tormentoni. Esiste un pubblico curioso e consapevole, che non si accontenta di melodie leggere e testi effimeri: ascoltatori che cercano nella musica profondità, introspezione e stile. E quando si parla di stile, i Baustelle sono maestri indiscussi.
È proprio a questo pubblico che il Festival d’Autunno, giunto alla sua quindicesima edizione, ha voluto dedicare la sua innovativa summer edition. Una rassegna che, anche in piena estate, si conferma spazio d’elezione per la musica “colta”, capace di unire raffinatezza e leggerezza senza cedere alla banalità delle playlist da aperitivo. Al Teatro Politeama di Catanzaro, il concerto dei Baustelle è stato la perfetta incarnazione di questa filosofia.
Un’unica tappa calabrese per “L’amore e la violenza”
L’unica data calabrese del tour L’amore e la violenza del trio toscano ha richiamato un pubblico trasversale, giovane e attento, arrivato da ogni angolo della regione. Sul palco, Francesco Bianconi (voce, chitarre e tastiere), Claudio Brasini (chitarre) e Rachele Bastreghi (voce, tastiere, percussioni) hanno portato in scena uno spettacolo curato in ogni dettaglio: dalle luci alle scenografie, dal look al suono, tutto concorreva a raccontare quel macrotema che da sempre attraversa la loro poetica — l’amore come forza vitale e distruttiva, intrecciato alla violenza quotidiana che invade la nostra intimità.
Il concerto si è aperto con Love e ha attraversato, uno dopo l’altro, i brani dell’ultimo album, da Betty ad Amanda Lear (preceduta da un messaggio vocale dell’icona anni ’80), fino a Lepidoptera e Basso e Batteria. Non sono mancati i grandi classici del repertorio, come Charlie fa surf, Un romantico a Milano e La canzone del Parco. Per la tappa catanzarese, la cover sorpresa è stata K dei Cigarettes After Sex, un omaggio che ha ulteriormente impreziosito la scaletta.
A chiudere il concerto, dopo La guerra è finita, due bis intensi: Veronica n.2, inedito, e Le rane, in perfetto stile Baustelle.
Tra Gucci e Battiato, l’eleganza della malinconia al Festival d’Autunno
Con un’estetica raffinata che richiama la moda anni ’70 – non a caso i Baustelle sono volti della campagna Gucci by Alessandro Michele – la band si conferma protagonista assoluta della scena indie italiana. Il loro suono, costruito su sintetizzatori analogici, mellotron e chitarre vintage, fonde il pop d’autore con il pessimismo ironico di Bianconi, capace di far ballare anche sulle macerie emotive del quotidiano. Un’eredità che rimanda a Franco Battiato, maestro nell’arte di mescolare filosofia e leggerezza.
«Non ho più voglia di ascoltare questa musica leggera», canta Bianconi in Il vangelo di Giovanni: un manifesto poetico che sintetizza il loro rifiuto della superficialità e il desiderio di restituire alla musica italiana un’anima pensante.
Gli Skelters, orgoglio calabrese
Ad aprire la serata, la band calabrese Skelters, in perfetta sintonia con la missione del Festival: valorizzare i talenti del territorio. Con i brani del loro ultimo album Rivoluzione 9, i giovani musicisti hanno conquistato il pubblico, confermando una maturità artistica già rodata da due tournée internazionali.

















