Regionali Calabria: e se il problema fossimo (anche) noi?

Cittadella Regione Calabria
Cittadella Regione Calabria

Editoriale dell’editore sulle Regionali Calabria – Lunedì 6 ottobre 2025, ore 15:01

Siamo in attesa di conoscere il nome del nuovo (si fa per dire) presidente della Regione Calabria.
La riflessione mi è venuta ieri, di domenica, ma non l’ho pubblicata subito: c’era il silenzio elettorale, e ho scelto di rispettarlo. Ora che i seggi sono chiusi, possiamo finalmente dire qualcosa in più.

Tanto normali, in Calabria, non siamo. Siamo di nuovo qui, a votare per la terza volta in cinque anni. E ogni volta ci diciamo che “questa sarà la volta buona”, che cambierà qualcosa. Ma poi ci ritroviamo sempre allo stesso punto: delusi, arrabbiati, rassegnati.
E allora la domanda viene spontanea: dove stiamo sbagliando?

Non è solo colpa nostra, sia chiaro. I partiti, i nostri cosiddetti “governanti”, non sembrano molto attenti a scegliere persone credibili, capaci, oneste.
E noi, come pecore, finiamo per seguirli lo stesso. Perché “tanto sono tutti uguali”, perché “almeno questo lo conosciamo”.
E così, da decenni, restiamo fermi.

Catanzaro, la provincia dimenticata

A Catanzaro, poi, la storia si ripete. Invece di puntare su un nome che possa davvero rappresentare la nostra provincia, appoggiamo chi ha come unico obiettivo portare avanti i propri interessi e quelli della sua zona.
E la colpa, ancora una volta, è doppia: dei nostri politici provinciali, che non hanno gli attributi per imporsi, e nostra, che continuiamo a seguirli senza fiatare.

Occhiuto, Tridico e Toscano: il déjà vu calabrese

Il presidente uscente Roberto Occhiuto, eletto nel 2021 con Forza Italia dopo la morte di Jole Santelli, si è dimesso ad agosto per un’indagine di corruzione.
Ma si è subito ricandidato, dicendo che saranno i calabresi a decidere se merita di continuare. E i sondaggi dicono che è ancora il favorito.

Dall’altra parte c’è Pasquale Tridico, europarlamentare del Movimento 5 Stelle ed ex presidente dell’INPS: quello del reddito di cittadinanza, quello del “bonus Covid” che tanti commercianti calabresi non riuscivano a richiedere perché il sito era in tilt.
Insomma, facce note, vecchie conoscenze, nomi che abbiamo già visto, già provato, già giudicato.

Ma non sono soltanto loro due.
C’è anche Francesco Toscano, candidato in solitaria con la lista Il Discriminato.
Una candidatura quasi “fantasma”: spesso escluso dai confronti televisivi, raramente citato nei servizi nazionali — basti pensare a ieri, quando a Studio Aperto, nell’edizione di ieri delle 18,30, l’inviato da Catanzaro ha ricordato i nomi dei primi due candidati e poi ha liquidato il terzo con un generico “ce n’è un altro”, senza nemmeno pronunciarne il nome.
Eppure Toscano è una persona conosciuta, stimata da chi lo segue, e la sua presenza avrebbe meritato almeno il rispetto del confronto.
Un dettaglio curioso: Roberto Occhiuto fu testimone di nozze di Toscano, un segno evidente di quanto, in Calabria, la politica e i rapporti personali si intreccino fino a confondersi.

Un copione che si ripete

Quando Occhiuto arrivò alla Regione, la Calabria era reduce da un periodo drammatico: nel 2020 era morta Jole Santelli, appena otto mesi dopo la sua elezione e dopo una lunga malattia. Fu presidente di Regione dal 15 febbraio 2020 fino al giorno della sua morte.
Una donna coraggiosa, certo, ma gravemente malata. E allora una domanda scomoda va fatta: chi decise di candidarla sapeva dei rischi?
Perché alla fine, ancora una volta, siamo rimasti senza guida nel momento più difficile, in piena pandemia.

Ora siamo di nuovo qui. Occhiuto si dimette, si ricandida, e probabilmente verrà rieletto.
E noi, ancora una volta, diremo che “non c’era alternativa”.

Chi paga tutto questo?

C’è un’altra domanda che nessuno fa: chi paga tutte queste elezioni anticipate?
Tre volte in cinque anni. Candidati improvvisati, governi che durano poco, milioni di euro pubblici spesi per tornare al punto di partenza.

Il problema siamo (anche) noi

Finché continueremo a votare “per simpatia” o “per abitudine”, finché non pretenderemo serietà, trasparenza, coraggio, non cambierà mai nulla.
E allora sì, la colpa è loro. Ma un po’ anche nostra.
Perché i politici li scegliamo noi.
E noi, troppo spesso, ci comportiamo come pecore.

Facciamoci gli auguri, allora, di aver scelto giusto.
Perché la speranza, in Calabria, è davvero l’ultima a morire