Scomparsa David Zard, il ricordo commosso di Ruggero Pegna: “Un incontro che mi ha cambiato la vita”
La scomparsa di David Zard, uno dei più grandi promoter musicali italiani di sempre, lascia un vuoto profondo nel mondo dello spettacolo. A ricordarlo con parole intense e personali è Ruggero Pegna, che affida alla memoria il racconto di un incontro destinato a segnare per sempre il suo percorso umano e professionale.
Era il 1984 quando Pegna, allora studente alle prese con l’ultimo esame di ingegneria, coltivava una passione travolgente per la musica. Una passione che lo portava spesso lontano dalla Calabria, tra Roma, Milano e Cava dei Tirreni, per assistere ai grandi concerti dell’epoca. Da quei viaggi nacque un sogno: portare la grande musica nella sua terra. Il nome a cui guardare era uno solo, quello di David Zard, il più celebre e carismatico organizzatore di concerti in Italia.
Dopo numerosi tentativi, il contatto arrivò. Poche parole al telefono e un invito immediato a Roma, nel suo ufficio di viale Trastevere. «Fu un incontro che mi ha cambiato la vita, per sempre», racconta Pegna. Da lì nacque una simpatia immediata e l’inizio di un’avventura professionale straordinaria: Spandau Ballet a Catanzaro, poi Patsy Kensit e Santana a Lamezia, Claudio Baglioni a Reggio Calabria. Tutto sotto la guida di Zard.
Nonostante le iniziali paure del padre, quella strada prese forma tra emozioni e sogni condivisi. Insieme immaginarono persino un grande raduno rock internazionale in Sila, progetto che non trovò i sostegni necessari ma che rafforzò un rapporto umano profondo. La permanenza di Zard a Camigliatello permise a Pegna di conoscerne i lati più autentici: eleganza, cultura, ironia, generosità e affetto, qualità rare nel mondo dello spettacolo.
Grande manager e grande uomo, David Zard aveva un carisma magnetico. Indimenticabile il ricordo del suo nuovo ufficio in viale Mazzini, dove campeggiava la scritta: “David Zard presenta Clemente Zard”, il figlio appena nato, oggi suo degno erede. Accanto, un manifesto che lo affiancava a giganti come Madonna, David Bowie, Genesis e Rolling Stones. Un segno tangibile della sua statura internazionale.
Creativo e geniale, Zard non fu solo un maestro del mestiere: «Mi ha insegnato tante cose, professionali e non, persino a sorridere di cattiverie e invidie», sottolinea Pegna.
Nel 2002, fu ancora lui a portare a Catanzaro Notre Dame de Paris, lo spettacolo di cui Zard andava più fiero. Nonostante i timori per i costi elevati, fu un trionfo. Pegna lo abbracciò e lo premiò sul palco. Poco dopo, la vita lo mise alla prova con la malattia: una leucemia improvvisa. Zard lo chiamò in lacrime, offrendosi di portarlo a Parigi da medici specializzati. Un gesto che racconta meglio di mille parole la profondità del loro legame.
Due anni fa, l’ultimo regalo: Romeo e Giulietta, altro kolossal firmato Zard. Volle presentarlo di persona e lasciare a Pegna una fotografia, oggi custodita «tra i ricordi più belli».
Il saluto finale è semplice e potente: “Ciao Davide, insuperabile Maestro!”
Un addio che è anche un grazie, nel segno di una musica che, come recita l’hashtag tanto caro a Zard, non è mai stata così spettacolare.


















