Cybercrime e legalità digitale, confronto all’UMG di Catanzaro

Cybercrime e legalità digitale, confronto all’UMG di Catanzaro
Cybercrime e legalità digitale, confronto all’UMG di Catanzaro

Cybercrime, educazione digitale e responsabilità civile al centro del convegno promosso da Corecom Calabria e Università Magna Graecia: istituzioni, scuola e studenti a confronto sui nuovi reati informatici e sui rischi del web

Ci sono incontri in cui il cybercrime smette di essere una parola astratta e diventa consapevolezza concreta. È accaduto a Catanzaro, durante il convegno–seminario dedicato ai nuovi reati informatici e ai rischi del web, promosso dal Corecom Calabria e dal Digit Lab Law dell’Università Magna Graecia, che ha trasformato una mattinata di studio in un vero esercizio di educazione alla legalità digitale.

L’iniziativa, inserita nei percorsi di Media Education sostenuti dall’AGCOM e nelle attività di Terza Missione dell’Ateneo, ha superato il perimetro del classico evento accademico. Davanti a una platea di studenti coinvolti in modo diretto, il dibattito si è fatto dialogo vivo, chiamando i più giovani a confrontarsi con le sfide reali del presente digitale. A rendere possibile questo clima, il ruolo centrale della scuola, guidata dal dirigente scolastico Vito Sanzo, che si è confermata spazio autentico di cittadinanza attiva.

Momento cardine dell’incontro è stato l’intervento del Procuratore della Repubblica di Catanzaro, Salvatore Curcio, che ha tracciato un quadro lucido e inquietante della criminalità organizzata nell’era digitale. La ’ndrangheta, ha spiegato, opera stabilmente sul dark web, utilizza sistemi di comunicazione criptati e gestisce traffici internazionali con una rapidità impressionante, dimostrando come la tecnologia non sia più un contorno, ma uno strumento strategico del crimine.

Una trasformazione che impone allo Stato un salto di qualità. Indagini tecnologiche, analisi dei dati e intelligenza artificiale sono ormai strumenti indispensabili, ma – ha sottolineato Curcio – non potranno mai sostituire il giudizio umano e la responsabilità delle decisioni. È in questo equilibrio delicato che si misura oggi la credibilità delle istituzioni.

Sul piano politico e sociale si è inserito l’intervento del Sottosegretario di Stato al Ministero dell’Interno, Wanda Ferro, che ha ampliato lo sguardo al sistema Paese. Il cybercrime non colpisce solo i singoli, ma mina economia, sicurezza e fiducia collettiva. Centrale il richiamo al lavoro quotidiano della Polizia Postale, in prima linea soprattutto nel contrasto alla pedopornografia online. Ma il messaggio più forte è stato chiaro: la repressione non basta. La vera risposta è preventiva, e passa dalle scuole, dalla formazione di cittadini digitali consapevoli.

In questa direzione si colloca l’evoluzione del Premio Lucia Abiuso, che confluirà nel Cybercrime Film Festival, in programma per la terza settimana di febbraio. Un progetto innovativo di Media Education che utilizza il linguaggio del cinema per parlare ai ragazzi di legalità, fragilità e responsabilità, aprendo un percorso educativo di respiro internazionale.

A guidare il confronto, il professor Antonio Viscomi, direttore del Digit Lab Law, che ha tenuto insieme magistratura, istituzioni e università, restituendo agli studenti una verità semplice e scomoda: la transizione digitale può essere subita o governata, ma richiede comunque una responsabilità collettiva.

Toccante il passaggio del Presidente del Corecom Calabria, Fulvio Scarpino, che ha ricordato il sacrificio umano spesso invisibile di chi serve lo Stato, citando il percorso del Procuratore Curcio e gli anni difficili delle grandi operazioni antimafia. Parole che hanno acceso una risposta spontanea degli studenti: un applauso lungo e sincero, capace di trasformarsi in un vero abbraccio collettivo.

Alla giornata hanno preso parte il Prefetto di Catanzaro Castrese De Rosa, il Questore di Crotone Renato Panvino e i vertici delle forze dell’ordine, a testimonianza di uno Stato presente e coeso.