Il dottor Giuseppe Massaro racconta come la scrittura lo abbia aiutato a superare le proprie conflittualità interiori e a riscoprire la fede
Nel nostro spazio settimanale dedicato agli esperti, incontriamo oggi il dottor Giuseppe Massaro, medico, sessuologo e scrittore, che ha saputo trasformare la passione per la cura del corpo in un percorso di ricerca interiore e culturale.
Al culmine della sua carriera medica, infatti, Massaro ha sentito il bisogno di dare voce al proprio mondo interiore attraverso la scrittura, la poesia e la saggistica storica.
Il suo cammino letterario, iniziato con la raccolta di poesie L’altra faccia (1989), si è via via ampliato fino a comprendere studi sulla cultura popolare calabrese e sul brigantaggio nella Sibaritide. Ma, soprattutto, ha trovato una dimensione più intima e spirituale nel volume Squarci di luce, voglia di cambiare (2015), definito dal professor Filippo Maria Boscia “un diario interiore di liberazione e di rinascita”.
Dottor Massaro, quanto può essere terapeutica la scrittura nel superare le proprie fragilità interiori e ritrovare equilibrio e fede nella vita?
«La scrittura è stata per me una necessità, un modo per distrarmi dalla mia materia medica e per guardarmi dentro.
Attraverso le parole ho potuto affrontare e superare assilli, paure e ossessioni. Scrivere diventa una forma di terapia dell’anima: ti obbliga a mettere ordine nei pensieri, a fare pace con le emozioni, a trasformare la sofferenza in conoscenza.
Come medico ho sempre curato i corpi, ma con la scrittura ho imparato a curare anche le ferite invisibili dell’anima.»
Nel suo percorso, la fede è diventata il punto di approdo. Lo testimonia anche la postfazione del vescovo di Cassano all’Jonio, monsignor Francesco Savino, che ha scritto: “L’autore è riuscito a scoprire e vivere di fede, a trovare la felicità affrontando e superando tutti gli ostacoli che ha incontrato durante il suo cammino.”
Massaro conferma: «Sì, condivido pienamente. Il mio intento è proprio quello di offrire ai lettori la testimonianza di un cammino possibile: liberarsi dalle dipendenze e dalle paure attraverso la riflessione, la psicologia e la fede. È un messaggio che desidero trasmettere a chi si trova oggi in una difficoltà simile alla mia.»
Dalla medicina alla cultura popolare: il legame con le radici
Oltre ai testi autobiografici, Giuseppe Massaro ha dedicato molte energie alla ricerca storica e linguistica.
Con Ditt’ e Dittate (1995) ha raccolto proverbi e modi di dire della tradizione calabrese, “affascinato dalla continua scoperta di noi stessi attraverso la mescolanza di genti che ha dato forma ai nostri usi e costumi”.
Con Diadema della Sibaritide (1997) ha raccontato la storia di Francavilla Marittima, dimostrando che “le microstorie fanno la grande STORIA”.
Infine, nel recente Ricatto Massaro, ha ricostruito un episodio di brigantaggio del 1872, legato a un suo antenato, ampliandolo in un affresco più ampio sul fenomeno in Calabria. «Dalla storia familiare – spiega – è nata la curiosità di approfondire il contesto storico del brigantaggio, per capire meglio chi siamo e da dove veniamo.»
Il messaggio ai lettori
L’esperienza del dottor Massaro ci ricorda che la scrittura può essere un atto di cura, un ponte tra scienza e spiritualità, tra memoria e rinascita.
Non serve essere scrittori per beneficiare del potere delle parole: basta il coraggio di raccontarsi, anche solo per sé stessi.
«Scrivere – conclude – significa conoscersi e accettarsi. È un modo per dire al mondo: ci sono, e sto cercando di diventare migliore.»
A cura della Redazione de “L’Esperto Risponde”
rubrica di approfondimento su benessere, psicologia e vita interiore.


















