Fondi agricoli a beneficio della ‘ndrangheta: 8 arresti
REGGIO CALABRIA, 13 DIC 2018 – È in corso dalle prime ore di questa mattina un’operazione del Comando Carabinieri per la Tutela Agroalimentare, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia reggina, in esecuzione di un provvedimento di custodia cautelare nei confronti di 8 persone, ritenute responsabili di associazione per delinquere e truffa per il conseguimento di erogazioni pubbliche, aggravate dalla finalità di agevolare le consorterie mafiose.
I Carabinieri hanno accertato che nel periodo 2010-2018 alcuni indagati, appartenenti o contigui a cosche della ndrangheta reggina, hanno beneficiato di contributi economici erogati dall’Agenzia della Regione Calabria per le erogazioni in agricoltura per un ammontare di diverse centinaia di migliaia di euro, attestando falsamente lo svolgimento di attività imprenditoriale e il possesso di requisiti soggettivi previsti per legge.
I particolari dell’operazione saranno resi noti nel corso di una conferenza stampa che si terrà alle ore 10.30 presso la sala conferenze di questo Comando Provinciale.
Calabria, truffa sui fondi agricoli europei: otto arresti nei clan di ‘ndrangheta
False attività agricole per incassare contributi pubblici: è questa l’accusa al centro dell’operazione “Celere”, che ha portato all’arresto di otto persone ritenute appartenenti o vicine ad alcune delle più note cosche di ‘ndrangheta della provincia di Reggio Calabria.
Secondo quanto emerso dalle indagini dei Carabinieri per la Tutela agroalimentare e del Comando provinciale, i clan avrebbero messo le mani sui fondi europei agricoli di garanzia e di sviluppo rurale, destinati a sostenere il settore primario calabrese.
Tra gli arrestati figura anche Carmelo Gallico, considerato il boss dell’omonima cosca di Palmi. Nei suoi confronti il gip di Reggio Calabria ha disposto la custodia cautelare in carcere, su richiesta della Direzione distrettuale antimafia (Dda) guidata dal procuratore Giovanni Bombardieri.
In manette anche Teresa Gallico, Demetrio Giuseppe Gangemi e Domenico Laganà; ai domiciliari Domenico Cambareri, Maria Curatola ed Elvira Pierina Curatola, mentre per Caterina Cicciù è scattato l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria.
Le indagini, coordinate dal procuratore aggiunto Gaetano Paci e dal sostituto Diego Capece Minutolo, hanno accertato che tra il 2010 e il 2018 gli indagati avrebbero ottenuto indebitamente contributi pubblici erogati dall’Arcea (Agenzia Regione Calabria per le Erogazioni in Agricoltura) e titoli di pagamento della Politica Agricola Comune (PAC), grazie anche alla complicità di funzionari pubblici coinvolti nell’inchiesta.
Contributi all’imprenditrice “fantasma” detenuta al 41 bis
Un caso emblematico riguarda Teresa Gallico, che, pur essendo detenuta al 41 bis dal 2010 per associazione mafiosa nell’operazione “Cosa Mia”, avrebbe continuato a percepire contributi come imprenditrice agricola attiva.
Secondo gli inquirenti, per conto del consorzio olivicolo “Conasco”, la donna avrebbe incassato 59 mila euro in otto anni, nonostante la sua impresa fosse di fatto inattiva.
Tali somme, spiegano i carabinieri, sarebbero state utilizzate per coprire le spese legali dei detenuti della cosca, tra cui l’ergastolano Domenico Gallico.
Gli operatori del Centro di assistenza agricola, riconducibile al Conasco, avrebbero inviato all’Arcea le richieste di pagamento pur sapendo che i beneficiari erano in carcere.
Complessivamente, i carabinieri hanno accertato contributi non dovuti per circa 400 mila euro.
Sequestri e accuse: “Sistema di controllo fragile”
Il consorzio Conasco è stato raggiunto da una misura interdittiva che ne sospende l’attività di assistenza agricola.
Agli indagati sono stati inoltre sequestrati 220 mila euro.
Durante la conferenza stampa, gli inquirenti hanno sottolineato che “non sono emersi elementi che Arcea si sia resa conto di quanto stava accadendo”, evidenziando – ha spiegato il procuratore aggiunto Paci – “l’evidente fragilità del sistema di controllo di tutta la filiera dei contributi”.
Il procuratore Bombardieri ha aggiunto: “Le cosche si appropriano di somme che dovrebbero sostenere l’agricoltura, utilizzandole invece per finanziare attività criminali. In questo modo, l’erogazione sistematica dei contributi a soggetti detenuti ha inquinato l’economia reale, penalizzando chi quei fondi li meritava davvero”.
E ha concluso con parole dure: “Abbiamo riscontrato l’arroganza di chi pensa di poter violare qualsiasi regola, anche quelle destinate a sostenere lo sviluppo del territorio calabrese”.

















