Dalla corsia d’emergenza in autostrada alle protezioni obbligatorie per le moto, fino agli attraversamenti pedonali e alle sanzioni: ecco le novità contenute nella bozza della riforma
Il Nuovo Codice della Strada si prepara a introdurre ulteriori modifiche alle regole della circolazione, con nuove disposizioni per automobilisti, motociclisti e pedoni. Tra le misure previste figurano l’obbligo di verificare che i veicoli si siano effettivamente fermati prima di attraversare, la possibilità per le moto di utilizzare la corsia d’emergenza in determinate situazioni e una soglia minima di velocità sulla corsia più a sinistra in autostrada. Il progetto comprende inoltre un quadro di sanzioni che, per alcune condotte particolarmente gravi, può arrivare fino alla reclusione.
È importante precisare che non tutte queste disposizioni sono già operative. Il Consiglio dei ministri, il 13 ottobre 2026, ha approvato in via preliminare lo schema di decreto legislativo destinato a riformare il Codice. Il testo deve ancora completare il proprio iter, con i pareri del Consiglio di Stato, della Conferenza unificata e delle Commissioni parlamentari. Queste ultime hanno tempo fino al 12 gennaio 2027 per esprimersi. Soltanto al termine del percorso, con l’approvazione definitiva e la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, sarà possibile conoscere le disposizioni effettivamente applicabili.
Una delle novità riguarda chi si sposta a piedi. La proposta intende rendere più espliciti gli obblighi di prudenza in prossimità degli attraversamenti pedonali: prima di impegnare le strisce, il pedone dovrà fermarsi e verificare che il conducente del veicolo in arrivo lo abbia visto e stia effettivamente rallentando per concedergli la precedenza. Non sarà quindi sufficiente affidarsi alla sola presenza delle strisce, ma occorrerà accertarsi che l’attraversamento possa avvenire in sicurezza.
Anche durante il passaggio sulla carreggiata saranno richiesti comportamenti più prevedibili, evitando cambi improvvisi di direzione e movimenti repentini, salvo situazioni di necessità. La bozza introduce inoltre ulteriori limitazioni: tra quelle indicate figurano il divieto di attraversare nelle rotatorie, fuori dai centri abitati in prossimità di curve o dossi, passando di corsa tra automobili ferme o in coda e sulle carreggiate separate da barriere. Per alcune violazioni sono previste sanzioni amministrative differenziate in base alla pericolosità dell’attraversamento.
Queste modifiche non cancellano, tuttavia, la precedenza riconosciuta ai pedoni dalla normativa attualmente in vigore. L’articolo 191 del Codice della Strada continua a imporre ai conducenti di rallentare e fermarsi, quando necessario, per consentire il passaggio a chi attraversa sulle strisce o si trova nelle loro immediate vicinanze. L’obiettivo della riforma è affiancare a questo obbligo una maggiore attenzione da parte di chi attraversa.
Novità importanti sono previste anche per i motociclisti. In presenza di code o rallentamenti in autostrada, il progetto consentirebbe a motocicli e ciclomotori a due ruote di percorrere la corsia d’emergenza a velocità ridotta, prestando particolare attenzione e lasciando sempre libero il passaggio ai mezzi di soccorso. Una misura che richiama il modello già adottato in Spagna e che punta a gestire meglio le situazioni di traffico congestionato.
Per chi viaggia in moto sono inoltre previste protezioni obbligatorie per la schiena e per le mani, con caratteristiche tecniche che dovranno essere stabilite dal Ministero. Il progetto contempla anche un sistema di agevolazioni sanzionatorie per i motociclisti che indossano i dispositivi richiesti e rimangono coinvolti in un sinistro: in determinate circostanze, le sanzioni potrebbero essere dimezzate e non verrebbe applicato il raddoppio previsto quando dall’evento derivano lesioni gravi o gravissime oppure la morte.
Tra le misure dedicate alla sicurezza delle due ruote compare anche la realizzazione di barriere stradali progettate per proteggere i motociclisti in caso di impatto. Nelle strade urbane con carreggiate separate e più corsie, invece, in presenza di code le automobili dovrebbero accostarsi ai margini per creare uno spazio di transito, una sorta di corsia virtuale, destinato alle moto e ai mezzi di emergenza.
Un’altra proposta riguarda la circolazione sulle autostrade e sulle strade extraurbane principali dotate di almeno tre corsie per senso di marcia. Nello schema di riforma è previsto un limite minimo di 100 chilometri orari sulla corsia più a sinistra, quella adiacente allo spartitraffico centrale, nei tratti in cui è consentita la circolazione per file parallele. La misura punta a evitare che la corsia di sorpasso venga occupata da veicoli che procedono a velocità eccessivamente ridotte, ostacolando il flusso del traffico e favorendo la formazione di code e frenate improvvise.
La soglia non sarebbe comunque assoluta. In presenza di segnaletica specifica o di condizioni particolari, come pioggia intensa, nebbia, cantieri e incidenti, sarebbe possibile procedere al di sotto dei 100 km/h, adeguando l’andatura alla situazione. Per chi non rispetta il limite minimo previsto sulla corsia di sinistra, la bozza indica una sanzione di 40 euro. Anche in questo caso, però, l’importo dovrà essere confermato nel testo definitivo. La regola, inoltre, non riguarderebbe le altre corsie, dove si continuerebbe a viaggiare nel rispetto dei limiti massimi e delle condizioni di sicurezza.
Sul fronte amministrativo, il progetto contempla una revisione del sistema delle sanzioni, con importi maggiormente rapportati alla gravità delle infrazioni. Tra le modifiche indicate figurano anche la riduzione da 90 a 45 giorni del termine ordinario per la notifica delle violazioni accertate a distanza e la possibilità per le forze dell’ordine di verificare patente e carta di circolazione attraverso le banche dati nazionali, superando così l’obbligo di avere sempre con sé i documenti in formato fisico.
La riforma interviene anche sulla gestione del CUDE, il Contrassegno Unificato Disabili Europeo. La proposta prevede l’obbligo per i Comuni di aderire alla relativa piattaforma nazionale. In caso di mancato adeguamento, gli enti non potrebbero utilizzare i dispositivi di controllo a distanza per sanzionare le soste negli spazi riservati alle persone con disabilità e gli accessi alle Zone a traffico limitato.
Accanto alle nuove regole sulla circolazione, resta centrale il capitolo delle responsabilità penali. Non tutte le violazioni del Codice della Strada comportano soltanto una multa o la decurtazione dei punti dalla patente: alcune condotte costituiscono già oggi reati e possono determinare arresto o reclusione, a seconda della gravità e delle circostanze.
Tra queste rientra la guida in stato di ebbrezza. Con un tasso alcolemico superiore a 0,8 e fino a 1,5 grammi per litro sono previste pene che possono arrivare a sei mesi di arresto, oltre a un’ammenda da 800 a 3.200 euro. Se il valore supera 1,5 grammi per litro, l’arresto può arrivare a un anno e l’ammenda oscillare tra 1.500 e 6.000 euro. Conseguenze analoghe sono previste per la guida dopo l’assunzione di sostanze stupefacenti. Se il conducente provoca un incidente, le pene possono aumentare, mentre il rifiuto di sottoporsi agli accertamenti per verificare l’assunzione di alcol o droghe costituisce a sua volta un reato.
Il quadro penale comprende anche la fuga dopo un incidente con persone ferite e l’omissione di soccorso, per le quali sono previste pene detentive differenti. Rischia la reclusione anche chi forza un posto di blocco o ignora l’alt delle forze dell’ordine mettendo in pericolo gli altri utenti della strada. Particolarmente severe sono le conseguenze per chi organizza, promuove o partecipa a gare clandestine di velocità: la reclusione può arrivare a tre anni, con multe comprese tra 25.000 e 100.000 euro. Se dalla competizione derivano lesioni o decessi, le pene possono aumentare sensibilmente.
Anche la guida senza patente può assumere rilevanza penale in presenza di specifiche condizioni, ad esempio quando il conducente non ha mai conseguito il titolo, lo ha perso o è soggetto a un divieto permanente e ha già ricevuto una condanna definitiva per la stessa violazione nei cinque anni precedenti. Distinta è invece la semplice dimenticanza del documento. Ulteriori conseguenze penali possono riguardare la falsificazione o la manomissione delle targhe e, in determinate circostanze, l’attività reiterata di parcheggiatore abusivo o svolta con il coinvolgimento di minorenni.
Il nuovo impianto normativo punta dunque a intervenire su più aspetti della sicurezza stradale, dalla tutela degli utenti più vulnerabili alla gestione del traffico, fino al rafforzamento delle responsabilità per i comportamenti più pericolosi. Per conoscere quali disposizioni entreranno effettivamente in vigore e con quali modalità sarà però necessario attendere la conclusione dell’iter legislativo.

















