Omicidio del calciatore Denis Bergamini, Isabella Internò condannata in primo grado
COSENZA, 1 OTT 2024 — Dopo trentacinque anni di attesa, è arrivata la sentenza sul caso che ha segnato la storia del calcio italiano e dell’intera città di Cosenza. La Corte d’Assise ha condannato Isabella Internò a sedici anni di reclusione per omicidio in concorso con ignoti nella morte dell’ex fidanzato Donato “Denis” Bergamini, il calciatore trovato senza vita lungo la statale di Roseto Capo Spulico il 18 novembre 1989.
La decisione è giunta dopo otto ore di camera di consiglio. I giudici hanno ridimensionato la richiesta dell’accusa, che aveva domandato 23 anni di carcere, riconoscendo attenuanti prevalenti sulle aggravanti. Sono state escluse le aggravanti di crudeltà e uso di sostanze venefiche. Oltre alla pena detentiva, Internò è stata condannata all’interdizione perpetua dai pubblici uffici e alla revoca dei diritti civili per la durata della pena. Il risarcimento dei danni sarà quantificato in separata sede.
Visibilmente tesa, l’imputata ha ascoltato la lettura del dispositivo accanto ai suoi legali, ribadendo la propria innocenza: «Non ho fatto niente, sono innocente. Lo giuro davanti a Dio».
Durante le repliche, il procuratore di Castrovillari Alessandro D’Alessio ha sottolineato che l’inchiesta si è basata su fatti e prove, respingendo ogni accusa di pressione o irregolarità. L’avvocato della famiglia Bergamini, Fabio Anselmo, ha definito “indignanti” le teorie del complotto avanzate dalla difesa, ribadendo che “Denis è stato ucciso”.
La difesa, rappresentata dall’avvocata Rossana Cribari, ha invece contestato la ricostruzione dell’accusa: «Se si sostiene che Bergamini è stato ucciso, bisogna dire come, da chi e dove».
Con questa sentenza si chiude, almeno in primo grado, un caso simbolo di misteri e ombre che per oltre tre decenni hanno alimentato domande, sospetti e dolore nella famiglia e nei tifosi del Cosenza.


















