Omicidio Mazzotti: dopo 50 anni ergastolo per Calabrò e Latella

Cristina Mazzotti
Cristina Mazzotti

Giuseppe Calabrò e Demetrio Latella condannati per l’omicidio di Cristina; il terzo imputato assolto.

COMO, 4 FEB 2026 – È arrivata dopo cinquant’anni una sentenza storica per l’omicidio di Cristina Mazzotti, la giovane sequestrata a Eupilio (Como) il 30 giugno 1975 e ritrovata senza vita il 1° settembre dello stesso anno a Galliate (Novara). La Corte d’Assise del Tribunale di Como ha condannato all’ergastolo Giuseppe Calabrò, 74 anni, originario di San Luca (Reggio Calabria), e Demetrio Latella, 71 anni, detto «Luciano», anch’egli di Reggio Calabria ma residente in provincia di Novara, per il concorso in omicidio volontario aggravato.

Il terzo imputato, Antonio Talia, 73 anni di Africo, è stato invece assolto con formula piena per non avere commesso il fatto. La corte ha stabilito che i due principali imputati, Calabrò e Latella, sono responsabili della morte di Cristina Mazzotti, ponendo fine a una vicenda giudiziaria che ha attraversato mezzo secolo.

Per quanto riguarda il reato di concorso in sequestro di persona a scopo di estorsione, i giudici hanno dichiarato l’estinzione per intervenuta prescrizione, assolvendo di fatto Calabrò e Latella da questa accusa. Tuttavia, la corte ha disposto a carico dei due anche il pagamento di una provvisionale di 600mila euro a favore di ciascuno dei fratelli di Cristina, Vittorio e Marina Mazzotti, come risarcimento del dolore e dei danni subiti dalla famiglia.

La sentenza segna una pagina significativa nella storia della giustizia italiana: un caso che aveva sconvolto l’opinione pubblica negli anni Settanta e che oggi, grazie alla perseveranza degli inquirenti e della magistratura, riceve una conclusione definitiva. L’omicidio di Cristina Mazzotti aveva rappresentato uno dei casi più cruenti e misteriosi del territorio tra Como e Novara, e la condanna dei due calabresi sottolinea l’importanza di non dimenticare i crimini, anche quando il tempo sembra averli sepolti.

I familiari di Cristina hanno seguito con emozione e trepidazione l’epilogo del processo, segnando un momento di giustizia tardiva ma fondamentale. La vicenda, oltre a restituire dignità alla memoria di Cristina, richiama anche l’attenzione sulla necessità di continuare a lottare contro la criminalità organizzata e i crimini più efferati, senza lasciare che il tempo annulli le responsabilità.