Reggio Calabria, presunte pressioni sulle assunzioni: tre arresti

Polizia Reggio Calabria
Polizia Reggio Calabria

Tre persone sono state arrestate a Reggio Calabria nell’ambito di un’inchiesta della Direzione distrettuale antimafia che ipotizza il reato di tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso.

Tra i destinatari della misura cautelare figura un rappresentante sindacale, noto anche per il suo recente impegno politico a livello territoriale. Secondo gli investigatori, gli indagati avrebbero esercitato pressioni e minacce nei confronti di altri esponenti sindacali per impedire iniziative che avrebbero potuto ostacolare l’assunzione di lavoratori da loro sostenuti all’interno delle aziende operanti in un importante stabilimento industriale della città.

L’ordinanza di custodia cautelare in carcere è stata emessa dal giudice per le indagini preliminari su richiesta della Procura distrettuale. Gli inquirenti contestano agli arrestati di aver tentato di condizionare le dinamiche occupazionali dell’area produttiva, imponendo di fatto scelte relative al personale.

L’indagine collega inoltre i tre arrestati a un incendio doloso avvenuto nel febbraio 2025, episodio che causò la distruzione delle automobili appartenenti ai due sindacalisti che, secondo l’accusa, sarebbero stati oggetto delle intimidazioni. Gli investigatori ritengono che il rogo rappresentasse un ulteriore strumento di pressione nell’ambito della vicenda.

L’inchiesta nasce da un precedente filone investigativo riguardante un’altra presunta tentata estorsione. In quel caso, nel giugno 2024, un incendio distrusse l’auto di un dirigente di un’azienda operante in subappalto nello stesso polo industriale. Secondo la ricostruzione accusatoria, anche in quell’occasione l’obiettivo sarebbe stato quello di imporre assunzioni di lavoratori e ostacolare eventuali licenziamenti di persone legate all’organizzazione sindacale coinvolta.

Le indagini proseguono per accertare tutte le responsabilità e verificare l’eventuale coinvolgimento di altri soggetti. Come previsto dall’ordinamento, le accuse dovranno essere valutate nelle successive fasi processuali, nel rispetto del principio di presunzione di innocenza.