Terra Madre Salone del Gusto ha nuovamente promosso la Calabria. Dall’aglio rosa di Nicastro alla pesca tardiva di Magisano, passando per l’oliva geracese e i fagioli pappaluni. La biodiversità della regione si prende la scena alla grande fiera internazionale del gusto.
Dal 24 al 27 settembre le piazze, le vie e i cortili di Torino torneranno ad animarsi con i profumi e le storie di Terra Madre Salone del Gusto. Tra i banchi della grande kermesse dedicata alla biodiversità alimentare, la Calabria si presenta quest’anno con un carico particolarmente prezioso: quattro nuove produzioni che entrano ufficialmente a far parte della famiglia dei Presìdi Slow Food.
Non si tratta semplicemente di aggiungere etichette a un catalogo d’eccellenze, ma di accendere i riflettori su giacimenti agricoli che rischiano di svanire nell’era dell’omologazione globale. Le novità che debuttano sotto la Mole sono quattro tessere di un mosaico rurale tenace: l’aglio rosa di Nicastro, la pesca tardiva di Magisano, l’oliva geracese e i fagioli pappaluni.
Ognuno di questi prodotti porta con sé un mondo fatto di terra, fatica e memoria. Dietro a un cibo che sia davvero “buono, pulito e giusto” non ci sono solo standard organolettici, ma le vicende concrete di agricoltori, allevatori e artigiani. Sono loro i veri custodi che scelgono ogni giorno di scommettere su varietà autoctone e razze locali, opponendosi a un mercato che tende a standardizzare gusti, culture e paesaggi.
Per quattro giorni, l’appuntamento torinese offrirà l’occasione di incontrare chi questa terra la difende sul campo, trasformando ogni assaggio in un piccolo atto di resistenza e di futuro.
La Calabria e i suoi prodotti Slow Food: un premio alla qualità
Questi nuovi ingressi vanno a rinsaldare un patrimonio già straordinario e profondamente radicato nel territorio. In Calabria la mappa della resistenza gastronomica contava già sedici presìdi riconosciuti: un vero e proprio atlante della biodiversità che spazia dal poverello bianco alla cipolla di Castrovillari, dalla melanzana violetta all’arancia tardiva di Trebisacce, passando per il pomodoro di Zagarise, i fagioli di Cortale, il pecorino del Poro, la piparella, l’arancia belladonna, le prugne dei frati, il caprino d’Aspromonte, il moscato di Saracena, il caciocavallo di Ciminà, la carne della podolica, il Gammune di Belmonte e il capocollo azze anca grecanico.
A questo si unisce un ulteriore, importante riconoscimento che attraversa trasversalmente l’intera penisola: il nuovo Presìdio nazionale della castanicoltura tradizionale. Un progetto di ampio respiro che, partendo dalla valorizzazione del cosiddetto “albero del pane”, punta drittamente alla rigenerazione delle Terre Alte. Un’iniziativa che vede protagoniste anche le varietà di castagne calabresi, custodi di caratteristiche uniche e di un legame secolare con il territorio, un tempo pilastro dell’alimentazione locale e universalmente noto come “il pane dei poveri”.
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