Il “Money Gate” di Catanzaro-Avellino si chiude senza colpevoli sportivi. Dopo anni di attese, polemiche e timori, il Tribunale Federale Nazionale della FIGC ha disposto il proscioglimento di tutti i deferiti nell’ambito dell’inchiesta relativa alla gara Catanzaro-Avellino del 5 maggio 2013, una delle partite finite sotto la lente della giustizia sportiva nell’ambito di quello che mediaticamente è stato ribattezzato Money Gate.
La decisione rappresenta una vera e propria liberazione per le due piazze, che per lungo tempo hanno convissuto con l’ombra di sanzioni pesantissime. La Procura Federale, infatti, aveva chiesto la retrocessione all’ultimo posto in classifica e tre punti di penalizzazione sia per il Catanzaro che per l’Avellino, oggi militanti rispettivamente in Serie B e Lega Pro, oltre a inibizioni pluriennali e ammende per dirigenti e tesserati.
L’inchiesta sul Money Gate era nata dalle intercettazioni della Procura della Repubblica di Palmi, che ipotizzavano una presunta combine finalizzata ad alterare l’esito della gara. Secondo l’accusa, il match avrebbe dovuto concludersi con un pareggio utile a entrambe le squadre: il Catanzaro per evitare i playout e l’Avellino per restare in corsa per la promozione. Un accordo che, però, non si sarebbe concretizzato sul campo, visto il successo degli irpini per 1-0.
Tra i soggetti deferiti figuravano Giuseppe Cosentino, allora presidente del Catanzaro, Walter Taccone, presidente dell’Avellino, dirigenti sportivi, amministratori e il calciatore Andrea Russotto, accusato di aver contribuito in maniera decisiva a condizionare l’andamento della partita.
Ma il Tribunale Federale Nazionale – Sezione Disciplinare ha smontato punto per punto l’impianto accusatorio, ritenendolo carente sotto il profilo probatorio. Nelle motivazioni si sottolinea come non siano stati prodotti atti fondamentali, tra cui le trascrizioni integrali delle intercettazioni, le informative della Guardia di Finanza e l’ordinanza di custodia cautelare. Elementi che avrebbero dovuto costituire l’ossatura dell’inchiesta sul Money Gate, ma che non sono mai entrati formalmente nel processo sportivo.
Determinante anche l’assenza di riscontri oggettivi, come filmati della gara o prove dirette dei presunti contatti tra i vertici societari. In questo contesto, il Collegio ha stabilito che non è stata raggiunta la prova “al di là di ogni ragionevole dubbio”, disponendo quindi il proscioglimento totale di tutti gli imputati.
Resta solo un punto di penalizzazione per il Catanzaro, ma per una vicenda separata e non collegata al Money Gate, relativa al mancato pagamento di stipendi nel maggio scorso.
Con la pubblicazione ufficiale della sentenza, datata 19 dicembre 2017, cala definitivamente il sipario su uno dei casi più discussi degli ultimi anni. Il Money Gate si chiude così senza colpevoli sportivi, restituendo serenità e dignità a due club che per troppo tempo sono rimasti sospesi tra sospetti e attese giudiziarie.
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