Si è svolta ieri sera l’ottava edizione del Premio che ricorda il presidentissimo dell’Uesse Nicola Ceravolo.
Luciano Spalletti, ex tecnico della Roma e da qualche giorno allenatore dell’Inter, ha ricevuto l’ambito premio che anche quest’anno si è tenuto presso il Teatro Politeama di Catanzaro.
La conduzione è stata di Sabrina Gandolfi, con il coordinamento di Italo Cucci. Alla cerimonia ha preso parte il promotore del premio, il giornalista Maurizio Insardà.
E’ salita sul palcoscenico anche Mariella Ceravolo, figlia del “presidentissimo” che riuscì a portare il Catanzaro e la Calabria tutta in serie A nei primissimi anni ’70 dello scorso secolo, traguardo di portata anche sociale di grosse dimensioni.
Il neo-tecnico dell’Inter succede, a Carlo Ancelotti (2016), Javier Zanetti (2015), Cesare Prandelli (2014), Antonio Conte (2013), Fabio Capello (2012), Marcello Lippi (2011) e Claudio Ranieri (2010).
Il premio è dedicato al presidente delle Aquile che fu protagonista assoluto nel calcio di 50 anni fa quando riuscì a portare nell’Olimpo della Serie A il Catanzaro.

Spalletti: “All’Inter per riportare la squadra dove merita. Il calcio? Conta ancora il talento”
Prima uscita pubblica da allenatore dell’Inter per Luciano Spalletti, intervenuto in occasione della cerimonia di consegna del Premio Nicola Ceravolo, dedicato allo storico presidente del Catanzaro. Un momento significativo non solo per celebrare la memoria di una figura importante del calcio italiano, ma anche per ascoltare le prime parole del nuovo tecnico nerazzurro a contatto diretto con i tifosi.
«È sempre un piacere incontrare i tifosi dell’Inter, li trovi ovunque – ha raccontato Spalletti – perché la storia di questo club è così forte da avere appassionati in ogni angolo d’Italia. Succede alle squadre di alto livello: c’è un legame profondo che va oltre il campo».
Tra pochi giorni inizierà ufficialmente il ritiro estivo e l’ex allenatore della Roma non nasconde l’ambizione: «C’è una grande voglia di invertire la rotta rispetto agli ultimi anni. Dobbiamo lavorare tutti insieme per restituire all’Inter la storia che le appartiene, quella che l’ha resa grande nel passato».
Uno sguardo è già rivolto al mercato. «Sto lavorando in stretto contatto con la dirigenza, in particolare con Piero Ausilio. Abbiamo una rosa di buona qualità, ma serve valorizzare le qualità individuali mettendole al servizio del collettivo. Il calcio moderno richiede risultati di squadra, non solo exploit personali».
Nel corso dell’evento, Spalletti ha voluto sottolineare anche il valore del calcio calabrese, celebrando l’impresa del Crotone in Serie A: «Vanno fatti i complimenti alla società per aver protetto l’allenatore in un momento difficile. Credere nell’uomo, prima che nel tecnico, è stato decisivo. Quella salvezza è stata un mezzo miracolo, ottenuta quando sembrava impossibile».
Il premio Ceravolo, per Spalletti, rappresenta anche un riconoscimento personale: «Questo premio mi fa enorme piacere, è il segno che non tutto è stato sbagliato nella stagione passata».
Inevitabile, poi, il confronto tra il calcio di oggi e quello degli anni Ottanta: «Il calcio, in fondo, è sempre lo stesso: due squadre che si affrontano. Al di là delle tattiche, a fare la differenza sono la qualità, la fantasia, l’estro dei calciatori. Certo, oggi il contesto è diverso: all’estero hanno stadi moderni e pieni, mentre in Italia siamo rimasti un po’ indietro. In Inghilterra, Germania e Spagna lo spettacolo è superiore, e questo deve farci riflettere».
Infine, un passaggio sui giovani talenti: «La nostra regione sforna giocatori interessanti, come Domenico Berardi. È un calciatore di talento, che punta l’uomo e crea superiorità numerica. A volte puoi studiare tutte le tattiche del mondo, ma se hai uno che salta l’avversario, la soluzione arriva da sola».
Un Spalletti determinato, consapevole delle difficoltà che attendono l’Inter, ma convinto che il rilancio passi dal lavoro, dall’identità di squadra e da quel talento che, ieri come oggi, resta l’anima del calcio.
Spalletti ricorda Ceravolo: “Un grande presidente, capace di creare una vera famiglia”
In occasione del Premio dedicato a Nicola Ceravolo, Luciano Spalletti ha voluto rendere omaggio a una delle figure più importanti della storia del calcio calabrese e italiano. Parole sentite, cariche di rispetto e riconoscenza, che hanno riportato al centro non solo il ruolo dirigenziale di Ceravolo, ma soprattutto il suo valore umano.
«Nicola Ceravolo è stato un grandissimo presidente, oltre che una grandissima persona – ha dichiarato Spalletti –. Se si entra nei dettagli, ciò che lo rendeva speciale era la sua capacità di trasmettere umanità e disponibilità, di far nascere all’interno della squadra quel senso di appartenenza che oggi tutti cercano: sentirsi parte di una famiglia, di un gruppo unito che lotta per lo stesso obiettivo».
Un modello di gestione che, secondo l’allenatore dell’Inter, ha lasciato un segno profondo nel tempo: «Era bravissimo a creare questo clima e grazie a questo ha saputo valorizzare tanti calciatori, portandoli poi sul palcoscenico nazionale. Sotto la sua presidenza, diversi giocatori sono riusciti a emergere e a farsi conoscere in tutta Italia».
Tra i nomi simbolo di quell’epoca, Spalletti ricorda anche Massimo Palanca, bandiera del Catanzaro: «Palanca resta un’icona di quel periodo, ma al di là dei singoli nomi, ciò che rimane è il valore umano di Ceravolo».
Il ricordo si chiude con un messaggio chiaro e netto: «Nicola Ceravolo è stato una grandissima persona e un grande presidente». Un’eredità fatta di risultati, ma soprattutto di umanità e visione, che ancora oggi rappresenta un esempio per il calcio moderno.
Spalletti si presenta all’Inter: “Rispetto del Fair Play, poi rinforzeremo una rosa già forte”
Luciano Spalletti è carico, pronto a tuffarsi nel mare nerazzurro. Al Teatro Politeama di Catanzaro, il nuovo allenatore dell’Inter ha ricevuto il Premio sportivo internazionale “Nicola Ceravolo”, giunto all’ottava edizione e intitolato alla memoria dello storico presidente del Catanzaro della Serie A.
A tenere banco, inevitabilmente, è il mercato nerazzurro, che deve ancora sbloccarsi. Ma Spalletti invita alla calma: «Dobbiamo rispettare le regole del Fair Play Finanziario e in questo momento concentrarci soprattutto sulle operazioni in uscita. Poi penseremo a migliorare una rosa che è già molto forte, al di là dei risultati degli ultimi anni. Sono già contento del fatto che nessuno abbia chiesto di andare via».
L’ex tecnico della Roma ha le idee chiare su dove intervenire: «In difesa faremo sicuramente dei movimenti. Rüdiger e Manolas? Sono giocatori molto bravi, ma non sono gli unici».
Sul reparto arretrato si inserisce anche il capitolo portieri. Spalletti ribadisce la fiducia nell’attuale numero uno: «Per il momento abbiamo Handanović, un portiere di grande esperienza. L’ho già allenato e conosco bene il suo valore». Ma non manca una considerazione su altri profili: «Szczęsny è un portiere moderno, molto bravo con i piedi». Una riflessione sul ruolo, dunque, è in corso.
Inevitabile anche un passaggio sul caso Donnarumma: «È un ragazzo maturo e farà la scelta giusta. Uno come lui può interessare a tutti, ma ribadisco che noi abbiamo Handanović. Mi auguro comunque che possa restare in Italia».
Sul fronte degli innesti a centrocampo, il nome caldo resta quello di Borja Valero: «In mezzo al campo al momento siamo a posto, ma se dovesse uscire qualcuno lui sarebbe un profilo su cui metteremmo gli occhi: è forte, esperto, affidabile. L’ho seguito quando ero alla Roma e so che anche l’Inter lo aveva già monitorato. Mi sembra di capire che possa lasciare la Fiorentina e ci sono diversi club su di lui».
Tra prudenza, rispetto delle regole e prime indicazioni tecniche, Spalletti comincia a disegnare la sua Inter: un progetto che punta a ripartire da basi solide per riportare i nerazzurri stabilmente ai vertici.















