Premio Merini 2017: intervista al vincitore Mirko Dimartino

PREMIO MERINI MIRKO

Antonio Mirko Dimartino è un giovane scrittore di origini pugliesi residente da diversi anni in Calabria. Laureato in Scienze dell’Amministrazione con la passione per la poesia, giornalista della principale testata di Lamezia Terme e professore presso un noto liceo privato. Membro di giuria in diversi concorsi letterari, tra i quali ricordiamo il Premio Internazionale di Poesia e Letteratura Jack Kerouac nonché quello di Amelia Rosselli e di Sylvia Plath, il Dimartino decide di rimettersi in gioco proprio come poeta al Premio Alda Merini di quest’anno, ottenendo il primo premio assoluto e riprendendo una meravigliosa carriera iniziata vincendo il Premio Neruda all’età di soli 16 anni.

Negli anni il Dimartino ha collezionato numerosi riconoscimenti in ambiti spesso diversi

Con “Neoplasie evidenti”, Antonio Mirko Dimartino, ricorda la sua Taranto portando all’attenzione mediatica il problema dell’inquinamento eccessivo – dovuto alle polveri sottili emesse dall’Ilva – in una chiave nuova e mai utilizzata, ovvero la poesia con i suoi versi. Non dimentica, il poeta pugliese, la sua terra. I riferimenti al passato diventano veicolo per concetti rivoluzionari, dove il Dimartino, sempre in prima fila come giornalista o poeta, prova a difendere l’uomo tra la scelta di un lavoro o di una malattia tumorale, che spesso colpisce anche donne e bambini.

 

Premio Merini 2017:  vincitore Mirko Dimartino

 

Noi di Calabria Magnifica abbiamo incontrato proprio Dimartino, vincitore del Premio Alda Merini 2017.

  • Come nasce questa passione per la poesia?

Ho sempre ritenuto, fin da piccolo, che la poesia rappresentasse un piccolo laboratorio artigianale di pensieri nel quale potermi esprimere. Io sono un giornalista e ho la fortuna di potermi esprimere già in diverse arene per il mio lavoro, ma con i versi diventa tutto più intrigante, magico e misterioso. La mia passione per la poesia nasce altresì dall’irriducibile contrasto tra materia e spirito e dall’aver letto i componimenti di poeti come Pablo Neruda, John Keats, Arthur Rimbaud e la mia amata Alda Merini.

  • Quali sono i temi che ti piace trattare?

Senza dubbio l’amore, ma anche il dolore. Nel primo caso penso ai classici greci, dove la bellezza irraggiungibile ed eterna, può vincere sull’angoscia della vita umana. Quanto al dolore, invece, la mia lirica vincitrice del primo premio assoluto al Premio Alda Merini 2017, ne rappresenta un valido esempio. É una lirica dura, cruda, diretta, essenziale. Allo stesso tempo, però, posso dire che proprio al Premio Alda Merini 2017 è nata la “poesia critica”, una poesia di impegno sociale, in questo caso espressione di un desiderio di maggior giustizia.

  • Perché Neoplasie evidenti?

Neoplasie evidenti è una lirica che nasce per difendere gli operai dell’Ilva di Taranto, le loro mogli e soprattutto i loro figli. É una lirica molto dura, che si scaglia contro lo sfruttamento economico delle categorie sociali più deboli. Il mio obiettivo è quello di unirmi – anche se attraverso una strada insolita e nuova come quella della poesia – a quell’opera di sensibilizzazione nazionale che da anni portano avanti quelli che definirei gli “angeli” per Taranto. Mi riferisco a Nadia Toffa, della nota trasmissione Le Iene, che molto ha fatto per la cura dei bambini ammalati di neoplasie attraverso una raccolta fondi per il reparto pediatrico dell’ospedale tarantino. Penso a Michele Riondino, il grande attore, sempre in prima fila per difendere la sua Taranto che, come lui stesso ha detto più volte pubblicamente, non esiste più da 30 anni a questa parte. E non posso non citare Fabio Matacchiera, noto ambientalista che dedica tutta la sua vita ai problemi dell’inquinamento dell’Ilva, con amore e dedizione. Ecco, da oggi, in prima fila come poeta e giornalista ci sono anche io. E qualcosa, son sicuro, faremo per quei bambini che si ammalano di tumore senza un motivo, se non quello di vivere a Taranto!

  • Quando hai deciso di partecipare al concorso, pensavi che avresti avuto la possibilità di vincere?

Assolutamente no, visto che al Premio Merini partecipano migliaia di poeti da tutta Italia. L’Accademia dei Bronzi, il suo presidente Vincenzo Ursini e la giuria tutta, mi hanno regalato un sogno. E per questo li ringrazio con tutto il mio cuore. Con grande maestria, si è colta la reale bellezza dei miei versi. Una bellezza controversa, che risiede nel dolore. Grazie a loro, infatti, questa poesia non è più mia: è una lirica ormai del mondo, non solo un dolore disperato che mi attanagliava il cuore nel vedere la mia Taranto ridotta in questo modo. 

  • Cosa hai provato ad essere tu il vincitore?

L’emozione più pura. Vincere il Premio Alda Merini 2017 ed essere premiato con una targa in argento realizzata dal Maestro orafo Michele Affidato, oltre ad aver vinto la realizzazione di un progetto editoriale con le Edizioni Ursini e il disco ufficiale di Massimiliano Lepera, non capita tutti i giorni. Ne sono molto onorato e sono tuttora emozionato, a distanza di giorni. Ho ritirato questo premio, infatti, tra le sagome dei miei timori e la speranza di cambiare l’avvenire della mia Taranto. Questa riconoscimento ha il profumo di tutti i fiori, soprattutto di quelli che non ho colto.

            Progetti per il futuro?

Preferisco avere un futuro per i miei progetti. A parte gli scherzi, mi dedicherò completamente nel lavoro con il mio editore Vincenzo Ursini e nel lancio del libro.

 

Ferdinando Capicotto