L’arte e l’inclusione si incontrano nel progetto LabEC, promosso da Dedalo a Catanzaro. Il percorso, rivolto a giovani con sindrome di Down e autismo, si è concluso con un’opera collettiva dedicata al quartiere Pianicello, simbolo di partecipazione, creatività e valorizzazione del territorio
L’arte come strumento di inclusione, crescita personale e rigenerazione urbana. Si è concluso a Catanzaro il progetto LabEC – Laboratorio aperto di Espressione Creativa, promosso da Dedalo Società Cooperativa Impresa Sociale con il sostegno della Regione Calabria – Dipartimento Turismo, Marketing Territoriale, Trasporto Pubblico Locale e Mobilità Sostenibile. Il percorso si è chiuso con la presentazione di un’opera collettiva durante la seconda edizione di “Vicoli in Arte”, iniziativa organizzata dal Comitato Santa Maria di Mezzogiorno – Pianicello.
Pensato per coinvolgere giovani con sindrome di Down e disturbi dello spettro autistico, il laboratorio ha messo al centro le capacità espressive dei partecipanti, trasformando il linguaggio artistico in uno spazio di relazione, scoperta e condivisione. L’obiettivo non era soltanto la realizzazione di un elaborato finale, ma soprattutto la costruzione di un percorso capace di rafforzare autonomia, creatività e senso di appartenenza.
Le attività sono state coordinate dall’artista Massimo Sirelli, affiancato dalle artiste tutor Lisa Russo e Silvana De Santis. Attraverso pittura, collage, stencil, composizioni materiche e altre tecniche creative, i partecipanti hanno sperimentato nuove forme di espressione, imparando a utilizzare materiali e colori per raccontare la propria visione del mondo.
Conclusa la fase laboratoriale, il progetto si è spostato all’esterno, trasformando il Pianicello nel fulcro dell’esperienza creativa. I vicoli, gli edifici e gli scorci del quartiere sono diventati fonte d’ispirazione per un’opera collettiva che rappresenta una rilettura artistica del centro storico di Catanzaro.
Il risultato finale è una grande composizione suddivisa in tessere simili a un puzzle, dove ogni elemento conserva lo stile personale dell’autore pur contribuendo a un’immagine unitaria. Un’opera che racconta contemporaneamente il territorio e il percorso umano dei dodici giovani coinvolti, diventando simbolo di una comunità nella quale ogni differenza trova spazio e valore.
L’esperienza ha dimostrato come il linguaggio artistico possa diventare uno strumento concreto per favorire partecipazione, collaborazione e inclusione sociale, valorizzando al tempo stesso un quartiere ricco di storia e identità spesso poco conosciuto.
Oltre alla dimensione educativa e sociale, LabEC ha posto attenzione anche alla sostenibilità ambientale, privilegiando materiali ecocompatibili, il recupero di superfici esistenti e pratiche a basso impatto, integrando così creatività e rispetto del territorio.
«Il progetto muove da una visione chiara: riconoscere nella diversità una risorsa, nell’arte uno strumento di connessione e nella città uno spazio condiviso di crescita. LabEC, quindi, vuole attivare processi duraturi di coesione sociale, dando ai partecipanti un ruolo da protagonisti e facendo divenire l’intera comunità parte integrante di un racconto collettivo in divenire», ha dichiarato Guido Mignolli, presidente di Dedalo.


















