Conclusa il 16 ottobre la terza edizione della Summer Peace University, promossa da IsCaPI con il Comune di Belvedere Marittimo e una rete internazionale di università e istituzioni. Quaranta giovani hanno partecipato a un percorso dedicato alla pace, alla cooperazione e alle sfide globali, con progetti destinati a proseguire nei rispettivi Paesi
La Summer Peace University 2026 (SPU26) si è conclusa il 16 ottobre a Belvedere Marittimo, in provincia di Cosenza, dopo due settimane di attività dedicate alla pace, alla cooperazione internazionale e alla responsabilità delle nuove generazioni. Quaranta giovani di diverse nazionalità hanno preso parte a un programma che ha intrecciato formazione accademica, laboratori pratici e incontri con il territorio, affrontando questioni che spaziano dagli equilibri geopolitici alle trasformazioni tecnologiche, dalle disuguaglianze alle sfide ambientali.
L’iniziativa, giunta alla terza edizione nella cittadina tirrenica, è promossa dall’Istituto Calabrese di Politiche Internazionali (IsCaPI), presieduto da Salvatore La Porta, insieme al Comune di Belvedere Marittimo e a una rete internazionale di università e istituzioni culturali. Il tema scelto per il 2026, «L’umanità a un bivio: educazione e leadership per una civiltà sostenibile», ha orientato il confronto sulla possibilità di costruire relazioni tra popoli fondate sulla dignità delle persone, sul rispetto delle identità e sulla collaborazione tra nazioni.
Il programma si è sviluppato secondo il metodo Learning by Living, cioè imparare attraverso l’esperienza diretta. Sotto il coordinamento scientifico del professor Pavel Malyzhenkov, affiancato dal professor Taha Mattar della Galala University, coordinatore per l’Africa e il Medio Oriente, le lezioni sono state integrate da momenti di confronto, attività condivise e occasioni di incontro con la comunità locale. L’obiettivo era collegare gli strumenti teorici alla vita quotidiana, facendo della convivenza tra persone con percorsi e visioni differenti una parte integrante dell’apprendimento.
Le lezioni hanno affrontato temi diversi ma strettamente connessi. Il professor Spartaco Pupo, dell’Università della Calabria, ha approfondito le dinamiche del potere e le questioni legate all’ordine internazionale. Il professor Ahmed Elshazly, della Heliopolis University, si è concentrato sul rapporto tra sicurezza delle comunità, ambiente e risorse condivise, mentre il professor Amedeo Argentiero, dell’Università di Salerno, ha esaminato la multipolarità e le strategie nell’area indo-pacifica.
Il tema dell’informazione e delle percezioni è stato affrontato dalla professoressa Radwa Ibrahim Ali Hassan Ali, della Galala University, che ha analizzato l’integrità delle informazioni e la sicurezza cognitiva, soffermandosi sul ruolo delle narrazioni nella costruzione dei conflitti. La professoressa Shadwa Esmat, dello stesso ateneo, ha invece approfondito il legame tra responsabilità sociale, partecipazione e istituzioni. Alle prospettive della cooperazione internazionale si è aggiunto il contributo di Ana Moran, dell’I.B.A. Uruguay, dedicato alla cooperazione Sud-Sud e ai rapporti tra economie emergenti.
Il professor Przemysław Pawlak ha accompagnato gli studenti nel passaggio dalla definizione delle idee alla progettazione concreta, evidenziando la necessità di individuare obiettivi, risorse e strumenti per trasformare le proposte in iniziative realizzabili.
Anche l’arte e il patrimonio culturale hanno trovato spazio nel percorso formativo. Nel workshop «Art as a Universal Language», il professor Domenico Michele Surace, dell’Accademia di Belle Arti di Reggio Calabria, ha introdotto il concetto di Concordia discors, inteso come armonia tra elementi differenti, per riflettere sulla possibilità di raggiungere un’intesa senza cancellare le diversità. La professoressa Mariacarmela Passarelli, dell’Università della Calabria, ha approfondito invece il rapporto tra patrimonio culturale, identità territoriale e innovazione.
Le sfide poste dalle nuove tecnologie sono state al centro degli interventi della professoressa Rania Mohamed Abdelmageed Abdelaziz, della May University in Cairo, che ha esaminato il ruolo dei valori umani nell’era dell’innovazione e guidato il Peace Lab conclusivo dedicato a narrazioni, tecnologia e governance globale. Il professor Nicola Leone, ordinario di Informatica ed ex rettore dell’Università della Calabria, ha richiamato l’attenzione sulla responsabilità delle persone di fronte al progresso tecnologico, sintetizzando il concetto nell’espressione «The choice remains ours», ovvero la scelta resta nostra. L’intelligenza artificiale può ampliare le capacità umane, ma non sostituisce la responsabilità di decidere come utilizzarla.
La dimensione pratica del confronto ha raggiunto uno dei momenti più significativi nei Peace Lab, attraverso una simulazione diplomatica nella quale gli studenti hanno dovuto negoziare rappresentando interessi diversi dai propri. Al termine della prima settimana, dopo giorni di trattative, il gruppo non era riuscito a trovare un’intesa comune. Sette giorni più tardi, una nuova prova si è conclusa invece con un accordo unanime. Il percorso ha permesso ai partecipanti di sperimentare direttamente le difficoltà del negoziato e di comprendere come la ricerca di una soluzione possa richiedere il riconoscimento delle esigenze altrui.
La riflessione individuale è stata affidata ai Peace Memo, testi nei quali gli studenti hanno rielaborato quanto appreso e vissuto durante le giornate. I docenti hanno letto e commentato gli elaborati, mentre le domande emerse hanno alimentato il confronto nei forum, dando ai partecipanti un ruolo attivo nel percorso.
Da questo lavoro è nato il White Paper della SPU26, intitolato «Cultural Geopolitics, Humanistic Technology and Spirituality: A Framework for Global Peace», disponibile in italiano e in inglese. Il documento raccoglie i Peace Memo, tre position paper elaborati dagli studenti e la Carta SPU26 sull’intelligenza artificiale. Le proposte e le raccomandazioni affrontano cinque ambiti: geopolitica e sicurezza, diplomazia climatica, etica della tecnologia, cooperazione educativa e cittadinanza globale.
La formazione è uscita anche dalle aule per coinvolgere direttamente Belvedere Marittimo. I laboratori di cucina, dedicati alla preparazione della pizza e della pasta insieme agli abitanti, hanno offerto un’occasione di condivisione attraverso le attività quotidiane. Al Museo del Mare si è svolto inoltre il concerto «Music Choir for Peace», con la direzione artistica di Rosa Antonuccio nell’ambito del Matrioska Music Festival, che ha riunito in un coro generazioni diverse della comunità locale.
Il territorio è stato protagonista anche durante l’iniziativa all’Arcomagno, organizzata grazie alla collaborazione dell’UNPLI di Cosenza, della Pro Loco e dell’amministrazione comunale di San Nicola Arcella. In questa occasione Fabiana Bellina ha guidato i partecipanti in una meditazione, offrendo uno spazio dedicato al silenzio e all’ascolto.
Il dialogo con la comunità si è sviluppato anche attraverso i forum internazionali ospitati nel palazzo dell’antica Curia, oggi Clinica Spinelli, con il sostegno dell’A.I.A.S. di Cetraro, presieduta dalla dottoressa Maria Rachele Filicetti.
All’incontro «Il Mediterraneo, crocevia di pace, culture e civiltà», alla presenza del sindaco Vincenzo Cascini, hanno partecipato esponenti del mondo accademico, culturale e istituzionale, tra cui il professor Mohamed Elshinawi, presidente della Galala University, e il professor Abdelaziz Rhandi, ordinario e delegato alle Relazioni internazionali dell’Università di Salerno.
Il confronto ha coinvolto anche il professor Massimiliano Bencardino, ordinario dell’Università di Salerno, sul superamento dei pregiudizi nel racconto dei territori; Lorenzo Del Boca, presidente della Figec; il professor Taha Mattar e il professor Pietro Sacchetti, direttore dell’Accademia di Belle Arti di Reggio Calabria, sul ruolo della cultura e degli scambi tra popoli. La senatrice Tilde Minasi ha richiamato l’attenzione sulla responsabilità delle istituzioni e sulle opportunità di sviluppo dei piccoli centri.
Nell’ambito del programma si è tenuto anche un corso di alta formazione per giornalisti, promosso dalla Figec insieme all’Ordine dei giornalisti della Calabria. Erano presenti Lorenzo Del Boca, Carlo Parisi, segretario generale della Figec e direttore scientifico della Comunicazione della SPU26, Giuseppe Soluri, presidente dell’Ordine regionale, e Francesco Caroprese, vicepresidente del Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti. Entrambi i momenti di confronto sono stati coordinati da Fabrizia Arcuri, responsabile della Comunicazione e delle Pubbliche Relazioni della Summer Peace University.
La conclusione delle attività a Belvedere Marittimo non segna la fine del progetto. Nei prossimi dodici mesi i partecipanti dovranno sviluppare 24 Local Peace Projects nelle rispettive comunità di provenienza, applicando il metodo del Project Management Cycle affrontato durante il programma. Il percorso comprende l’individuazione dei bisogni, la pianificazione, la ricerca delle risorse, la realizzazione delle iniziative e la valutazione dei risultati. Le università partner accompagneranno gli studenti, che potranno continuare a utilizzare la piattaforma digitale della SPU per mantenere i contatti con docenti e colleghi e condividere materiali e aggiornamenti.
La consegna degli attestati si è svolta sulla terrazza del Castello di Belvedere Marittimo, davanti alla torre aragonese. La SPU26 ha ricevuto il patrocinio dell’Ufficio in Italia del Parlamento europeo, della Rappresentanza in Italia della Commissione europea, della Regione Calabria, del Consiglio regionale della Calabria, della Figec, di Giornalisti Italia e dell’Associazione Giornaliste Italiane.
Nel bilancio dell’edizione, il presidente di IsCaPI Salvatore La Porta ha sottolineato che la fase più impegnativa comincia dopo la conclusione delle lezioni: «La vera prova della Summer Peace University comincia adesso, quando le lezioni sono finite e ciascuno torna alla propria realtà». È nelle comunità di provenienza che i partecipanti saranno chiamati a mettere in pratica quanto appreso, attraverso la collaborazione e la realizzazione dei progetti sviluppati durante le due settimane in Calabria.

















