Estorsioni, armi e riciclaggio: fermata la cosca Piromalli

Carabinieri del ROS
Carabinieri del ROS

Operazione ‘Res Tauro’: il Ros dei Carabinieri smantella la cosca Piromalli con 26 arresti in otto province, sequestri per oltre 7 milioni di euro tra immobili, terreni e imprese e arresto del boss Giuseppe ‘Facciazza’

Una vasta operazione dei Carabinieri del ROS ha portato all’esecuzione di misure cautelari nei confronti di 26 persone legate alla cosca Piromalli, storica articolazione della ‘ndrangheta attiva nella Piana di Gioia Tauro. Tra gli arrestati figura il boss Giuseppe Piromalli, soprannominato “Facciazza”, che avrebbe ripreso la guida del clan dopo la scarcerazione nel 2021, ponendosi nuovamente alla testa delle attività criminali.

Le accuse a vario titolo comprendono associazione mafiosa, estorsione, riciclaggio, autoriciclaggio, detenzione illegale di armi, turbativa d’asta, favoreggiamento personale e trasferimento fraudolento di valori, tutti aggravati dal metodo mafioso.

Secondo quanto emerso dalle indagini, avviate nel 2020 dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria, Piromalli avrebbe imposto il controllo della cosca sul territorio attraverso pressioni estorsive a imprenditori e operatori commerciali e manipolando aste giudiziarie per acquisire beni di interesse del clan. I beni così ottenuti venivano intestati fittiziamente a terzi per eludere le misure di prevenzione patrimoniale e reinvestiti in attività imprenditoriali, soprattutto nel settore agricolo.

Contestualmente agli arresti, il ROS ha sequestrato beni per un valore stimato di oltre 7 milioni di euro, tra immobili, terreni e imprese, ritenuti riconducibili alla cosca. Tra questi, 6 immobili, 16 appezzamenti di terreno, 3 imprese individuali e 2 aziende agricole. Altre misure di prevenzione patrimoniali hanno riguardato Piromalli e il suo braccio destro Antonio Zito, per beni mobili, immobili e rapporti bancari per oltre 4 milioni di euro.

Gli inquirenti sottolineano che la cosca Piromalli opererebbe come un’unica entità economica, con profitti illeciti condivisi tra i membri. I provvedimenti eseguiti sono cautelari e suscettibili di impugnazione, pertanto gli indagati restano considerati innocenti fino a sentenza definitiva.