Con lo sgombero della tendopoli di San Ferdinando prende il via una nuova fase delle politiche sociali della Regione Calabria. Oltre cento lavoratori stranieri sono stati trasferiti in alloggi regolari a Rosarno, mentre istituzioni e servizi territoriali avviano un percorso basato su legalità, inclusione e lavoro regolare
Si chiude una delle pagine più delicate della storia recente della Piana di Gioia Tauro. Con l’avvio delle operazioni di demolizione della storica tendopoli di San Ferdinando (RC), per anni simbolo di degrado, precarietà abitativa e sfruttamento dei lavoratori agricoli, prende forma un nuovo modello di accoglienza promosso dalla Regione Calabria insieme alle istituzioni coinvolte.
Le operazioni sono iniziate alla presenza dell’assessore regionale al Welfare Pasqualina Straface, del sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri Alfredo Mantovano, del commissario straordinario di Governo, prefetto Fabio Ciciliano, e del presidente della Regione Calabria Roberto Occhiuto. Presenti anche i rappresentanti della Prefettura di Reggio Calabria, che ha coordinato l’intero percorso insieme ai Comuni di San Ferdinando, Rosarno e Taurianova (RC).
L’intervento ha consentito il trasferimento di oltre cento lavoratori stranieri regolarmente presenti sul territorio nei nuovi appartamenti realizzati in Contrada Serricella, a Rosarno. Le persone considerate più fragili sono invece state indirizzate verso il Borgo Sociale e le strutture della rete SAI, dedicate all’accoglienza e all’inclusione.
«Oggi rimarginiamo una ferita aperta della nostra regione, una ferita di inciviltà che ha visto persone vivere in condizioni davvero disumane. Apriamo le porte a quello che è il rispetto verso la persona, la legalità e l’inclusione sociale. Questo straordinario lavoro è il frutto di un’alleanza istituzionale concreta tra la Regione Calabria, la Prefettura e i tre Sindaci. Ma voglio che sia chiaro che non si tratta soltanto di trasferire delle persone all’interno di 36 alloggi distribuiti in palazzine riqualificate attraverso le risorse di Su.Pr.Eme.2. Si tratta soprattutto di avviare un percorso, di dare soluzioni abitative dignitose, rispettose e di tutela dei diritti. Nessuna persona merita di vivere nelle condizioni in cui ha vissuto qui dentro per oltre dieci anni. Con questo intervento creiamo tutte le condizioni affinché queste persone possano sentirsi a tutti gli effetti parte integrante della comunità calabrese», ha dichiarato Pasqualina Straface.
L’operazione è stata resa possibile grazie alle misure previste dal Decreto Caivano-bis e alle risorse del progetto Su.Pr.Eme.2, strumenti che hanno permesso di superare la gestione emergenziale della tendopoli e di avviare un sistema più strutturato di integrazione sociale.
Nel nuovo complesso abitativo è stato attivato un Polo Sociale Integrato, dotato di un’équipe multidisciplinare composta da assistenti sociali, mediatori interculturali, operatori sociosanitari ed esperti legali. Il centro offrirà ogni giorno servizi di ascolto, orientamento, formazione e accompagnamento al lavoro.
Tra le misure previste figurano anche il pagamento delle utenze domestiche per il primo anno da parte della Regione Calabria, oltre a un sistema di trasporto dedicato, con navette verso le aziende agricole aderenti e servizi di taxi sociale, pensati per contrastare il ricorso ai circuiti illegali del trasporto dei braccianti e favorire condizioni di lavoro regolari.
«Siamo di fronte a una svolta decisiva: la Regione Calabria si dota finalmente di una struttura stabile grazie alle risorse nazionali e ai fondi comunitari, evitando di rincorrere costantemente l’emergenza. Questo superamento non rappresenta un punto di arrivo, ma un punto di partenza. Oggi nasce un modello solido di governance territoriale che promuove un’alleanza culturale tra istituzioni, imprese e parti sociali, dimostrando che la nostra è una Calabria che rispetta le regole, valorizza il lavoro sano e non lascia indietro nessuno», ha concluso Pasqualina Straface.
Dopo la rimozione delle strutture e dei rifiuti presenti nell’area, il sito sarà sottoposto a bonifica e successivamente restituito all’Arsai. La delegazione istituzionale ha quindi visitato il nuovo complesso residenziale di Contrada Serricella, verificando l’avvio dei servizi e le condizioni degli alloggi destinati ai lavoratori trasferiti.

















