Con l’aumento dei prezzi dei materiali da costruzione, le imprese calabresi segnalano difficoltà crescenti: Roberto Rugna di Ance Calabria chiede al Governo misure specifiche per sostenere cantieri e investimenti pubblici, estendendo interventi simili a quelli adottati durante la crisi in Ucraina
Il settore edile calabrese è sotto pressione a causa dei rincari dei materiali da costruzione, fenomeno segnalato da centinaia di imprese della regione. Il presidente di Ance Calabria, Roberto Rugna, evidenzia come le tensioni geopolitiche internazionali stiano provocando aumenti ingiustificati su acciaio, bitume e altri materiali essenziali, mettendo a rischio tempi e costi dei cantieri, compresi quelli legati al Piano nazionale di ripresa e resilienza.
«È positivo che il Governo stia monitorando la situazione e stia valutando interventi per arginare gli effetti speculativi legati all’attuale scenario internazionale», sottolinea Rugna. «Ma limitarsi a intervenire su carburanti e bollette non è sufficiente: servono strumenti specifici anche per i materiali da costruzione, che non sono soggetti ad accise ma stanno registrando aumenti rilevanti».
Le prime avvisaglie dei rincari si sono manifestate dopo l’escalation del conflitto nel Golfo, con segnali che riguardano sia derivati petrolchimici sia materiali trasportabili come acciaio e cemento. Ance Calabria propone di introdurre meccanismi di compensazione simili a quelli applicati durante la guerra in Ucraina, per ridurre l’impatto sugli appalti pubblici e proteggere la stabilità dei cantieri.
«Una misura di questo tipo potrebbe essere estesa a tutte le materie prime che risentono, direttamente o indirettamente, della crisi internazionale in atto», aggiunge Rugna, evidenziando l’importanza di garantire continuità e sostenibilità al settore.


















