“Immanifesto” arriva a Polistena: a teatro l’impossibilità di iniziare

“Immanifesto” arriva a Polistena: a teatro l’impossibilità di iniziare
“Immanifesto” arriva a Polistena: a teatro l’impossibilità di iniziare

Dal ricordo delle lotte collettive degli anni Settanta alle esitazioni della contemporaneità, il progetto di Cromo Collettivo esplora la difficoltà delle nuove generazioni di trasformare le idee in azioni

L’impossibilità di iniziare, la tendenza a rimandare le decisioni e la difficoltà di trasformare i desideri in azioni diventano il centro di “Immanifesto”, progetto di spettacolo teatrale prodotto da Cromo Collettivo e Fondazione Culturasì, in programma dall’1 al 12 novembre 2026 all’Auditorium Comunale di Polistena, in provincia di Reggio Calabria. L’iniziativa si inserisce nel programma delle residenze artistiche di C.Re.A., sostenuto da Dracma.

Il lavoro prende spunto da una vicenda del 1977, quando, alle porte di Roma, un gruppo di giovani occupò trecento ettari di terreni abbandonati per contrastare un progetto di espansione edilizia. Pur senza avere competenze agricole, i partecipanti iniziarono a coltivare quei campi, mossi dal desiderio di costruire concretamente il mondo in cui avrebbero voluto vivere. Da quell’esperienza nacque la cooperativa Agricoltura Nuova, ancora attiva a distanza di quarant’anni.

È proprio il confronto tra quella stagione di partecipazione e gli atteggiamenti della società contemporanea a costituire il punto di partenza di “Immanifesto”. Al centro della narrazione ci sono cinque giovani che ereditano un campo da coltivare, ma non riescono a decidere come procedere e continuano a rimandare il momento della semina. L’incapacità di scegliere e la paura di agire diventano così una rappresentazione delle contraddizioni della generazione attuale, spesso sospesa tra possibilità infinite, dubbi e timore del fallimento.

In scena Eleonora Pace, Arianna Serrao, Chiara Sarcona, Valerio Sprecacè e Andrea Perotti, diretti da Tommaso Burbuglini, con la drammaturgia di Rosalinda Conti.

Per sviluppare il progetto, Cromo Collettivo ha condotto una ricerca raccogliendo le testimonianze dei fondatori di Agricoltura Nuova, intervistando anche genitori e persone che hanno vissuto le lotte e gli ideali di quegli anni. Il percorso di approfondimento ha portato inoltre i componenti del collettivo a trascorrere una settimana a stretto contatto con Sekem, una grande comunità agricola nel deserto egiziano.

La ricerca intende interrogarsi su quanto di quella visione collettiva sia rimasto nel presente e su come siano cambiati il rapporto con l’impegno, la responsabilità e la capacità di costruire progetti condivisi. «In un presente dominato dal tutto e subito, dall’iper informazione e dall’ossessione della prestazione, la responsabilità verso qualcosa che vive solo se lo si cura — un campo, una comunità, un progetto — quasi diventa un’idea assurda», spiegano i componenti di Cromo Collettivo.

La riflessione riguarda anche il mondo della produzione culturale e il ruolo dell’artista, chiamato sempre più spesso a offrire risposte immediate e facilmente fruibili. «In un panorama culturale dominato da ritmi forsennati e piegato al mito della produttività, anche l’artista si trova confinato a produrre risposte chiare, vendibili e di immediata fruizione, e non può concedersi i tempi naturali della creatività», afferma il collettivo, che attraverso il progetto vuole «mettere in crisi questo paradigma», assumendo il punto di vista di chi non ha ancora rinunciato allo stupore e alla possibilità di cambiare.

Cromo Collettivo è una compagnia indipendente under 35, nata in Sabina nel 2020 dall’incontro di sette attrici e attori e un regista. Il gruppo si propone di dare corpo e voce alle proprie istanze attraverso un percorso di ricerca e una cifra autoriale condivisa.

Dopo una prima fase di ricerca avviata nel novembre 2025, la residenza a Polistena sarà dedicata alla costruzione della drammaturgia, articolata in quadri scenici. Il lavoro comprenderà improvvisazioni, scrittura collettiva, sperimentazione teatrale e ricerca sul rapporto con gli oggetti, integrando anche suono, luci e materiali audiovisivi. L’obiettivo è costruire un racconto in cui il desiderio di agire si confronta continuamente con la paura di fallire.

“Immanifesto” è vincitore del Bando Cura 2026 e del Premio Cantiere Risonanze 2026. La residenza rientra nel progetto C.Re.A. Calabria, primo Centro di Residenza per Artisti della regione, promosso da Dracma e Compagnia Teatro del Carro, con il sostegno del MiC – Ministero della Cultura (FNSV) e della Regione Calabria – UOA Cultura (PAC 14/20).