Operazioni “A RUOTA LIBERA” e “CAMALEONTE”: arrestato costruttore e sequestro 7 imprese
Reggio Calabria, 15 aprile 2019 – Una vasta operazione dei Carabinieri del Comando Provinciale di Reggio Calabria ha portato oggi all’esecuzione di due ordinanze cautelari personali e patrimoniali, emesse dal Gip su richiesta della Procura Distrettuale Antimafia guidata dal dott. Giovanni Bombardieri.
Tra gli arrestati figura Tommaso De Angelis, 59enne di Sinopoli, ritenuto esponente della cosca “Alvaro-Pajechi”. Contestualmente, sono state sequestrate sette imprese coinvolte in lavori pubblici, per un valore complessivo di circa 16,5 milioni di euro: MORFÙ Srl di Rossano, DECOS Srl e GIENNE Costruzioni Srl di Reggio Calabria, GE.CO. Srl e PONTINA Costruzioni Srl di Latina, T.M. ELETRONIC Snc di Delianuova e la ditta individuale MUSOLINO Domenico.
Le misure scaturiscono da due indagini, denominate “Camaleonte” e “A Ruota Libera”, coordinate dalla DDA reggina, che hanno svelato infiltrazioni della criminalità organizzata nella gestione di appalti pubblici di rilevanza strategica.
L’infiltrazione della ‘ndrangheta negli appalti pubblici
L’inchiesta “Camaleonte” ha monitorato tra febbraio 2015 e aprile 2016 due appalti di grandi dimensioni: la realizzazione della fermata di Pentimele della metropolitana di superficie e i lavori di manutenzione straordinaria del sovrappasso di Via Casa Savoia a Gallico.
Le indagini hanno documentato come gli imprenditori coinvolti abbiano cercato l’appoggio della criminalità organizzata per ottenere vantaggi nella gestione dei lavori pubblici, cedendo di fatto l’esecuzione dei lavori e occultando la reale partecipazione delle imprese mafiose. Subappalti irregolari, nomine fittizie di operai e gestione dei fornitori hanno permesso di aggirare le norme antimafia, assicurando profitti illeciti e vantaggi alle cosche locali.
Subappalti e irregolarità negli appalti pubblici comunali
L’operazione “A Ruota Libera” ha riguardato appalti pubblici banditi dal Comune di Reggio Calabria, tra cui manutenzione stradale per 1,7 milioni di euro e la realizzazione di piste ciclabili per oltre 570.000 euro. Le imprese coinvolte hanno favorito soggetti privi di certificazioni antimafia, occultandone la partecipazione ai lavori. Sono stati inoltre documentati smaltimenti illeciti di rifiuti e camuffamento dei reali importi delle forniture, pratiche finalizzate a eludere i controlli antimafia sui subappalti dei lavori pubblici.
Il coinvolgimento di funzionari pubblici e dirigenti aziendali è ancora sotto verifica, con possibili responsabilità nella mancata verifica e collaudo dei lavori.
Un colpo da 16,5 milioni di euro per gli appalti pubblici
Il valore complessivo delle aziende sequestrate, 16,5 milioni di euro, dimostra come la criminalità organizzata possa infiltrarsi nei lavori pubblici, influenzandone l’esecuzione e generando vantaggi economici illeciti.
Le indagini proseguono per chiarire ulteriori responsabilità e prevenire nuovi tentativi di infiltrazione mafiosa negli appalti pubblici.

















