Infiltrazioni mafiose: sciolta l’Asp di Catanzaro

Sanità e ‘ndrangheta: sciolta l’Asp di Catanzaro. “Situazione molto seria”, avverte Speranza. Ambulanze, ossigeno scaduto e reparti in mano ai clan: la sanità calabrese al collasso

CATANZARO, 13 SETT 2019 – Il Consiglio dei Ministri ha deliberato lo scioglimento per infiltrazioni mafiose dell’ASP di Catanzaro. La decisione, adottata su proposta della ministra dell’Interno Luciana Lamorgese, arriva dopo che le verifiche ministeriali hanno accertato “condizionamenti da parte delle locali organizzazioni criminali”.
L’amministrazione dell’ente sarà ora affidata, per un periodo di diciotto mesi, a una commissione straordinaria incaricata di ristabilire trasparenza e legalità nella gestione.

Si tratta dell’ennesimo colpo alla credibilità del sistema sanitario calabrese: appena sei mesi fa, analogo provvedimento aveva riguardato l’Asp di Reggio Calabria.

Le radici dell’inchiesta “Quinta Bolgia”

Lo scioglimento dell’Asp di Catanzaro rappresenta l’epilogo istituzionale di un’inchiesta giudiziaria complessa, quella denominata “Quinta Bolgia”, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Catanzaro sotto la guida del procuratore Nicola Gratteri e dei pm Elio Romano e Vito Valerio.
Le indagini hanno svelato un intreccio inquietante tra sanità pubblica e criminalità organizzata, in particolare con la cosca Iannazzo-Cannizzaro-Daponte, che avrebbe costruito un vero e proprio monopolio su alcuni settori chiave: servizi di ambulanza, fornitura di materiale sanitario e trasporto di sangue.

Secondo la Dda, le ditte legate alla ‘ndrangheta avevano di fatto il controllo logistico di diversi reparti dell’ospedale di Lamezia Terme. Gli episodi ricostruiti raccontano una quotidianità surreale: personale medico privo delle chiavi dei reparti, ambulanze fatiscenti e non a norma, bombole di ossigeno scadute, pazienti soccorsi da operatori improvvisati e senza alcuna formazione.

Il Governo: “Ripristinare la legalità nella sanità calabrese”

“La situazione della sanità in Calabria è molto seria”, ha commentato il ministro della Salute Roberto Speranza, al termine del Consiglio dei Ministri. “Il rispetto rigoroso del principio di legalità sarà essenziale per aprire una stagione in cui il diritto alla salute venga effettivamente garantito.”

Parole che risuonano come un impegno politico e morale, ma anche come un monito in una regione dove, da anni, il settore sanitario è terreno fertile per gli interessi criminali e le inefficienze amministrative.

Una ferita aperta per la Calabria

Lo scioglimento dell’Asp di Catanzaro non è solo un atto amministrativo: è la fotografia di un sistema vulnerabile, in cui la corruzione e il controllo mafioso hanno compromesso un diritto fondamentale.
Mentre la commissione straordinaria si prepara a prendere in mano le redini dell’ente, resta il nodo più difficile da sciogliere: ricostruire la fiducia dei cittadini in una sanità che troppo spesso, in Calabria, è diventata sinonimo di disservizi, sprechi e paura.