Nell’Aula Rossa di Palazzo De Nobili, a Catanzaro, il cardinale Domenico Battaglia riceve la cittadinanza onoraria; il consigliere regionale Enzo Bruno ricorda l’impegno del “prete di strada” e il legame con il Centro Calabrese di Solidarietà
La cittadinanza onoraria al cardinale Domenico Battaglia diventa un momento di forte valore simbolico per la città di Catanzaro. Nella cornice dell’Aula Rossa di Palazzo De Nobili, istituzioni e cittadini hanno reso omaggio a quello che molti continuano a chiamare “don Mimmo”, riconoscendo non soltanto il suo percorso ecclesiale, ma soprattutto il radicamento umano e sociale maturato nel capoluogo calabrese.
A sottolineare il significato dell’evento è stato il consigliere regionale Enzo Bruno, capogruppo di “Tridico Presidente”, presente alla cerimonia ufficiale. Bruno ha parlato di un ritorno carico di memoria e responsabilità, di un legame mai interrotto tra la comunità e il sacerdote che proprio a Catanzaro ha avviato la sua missione accanto agli ultimi.
Il riferimento è al Centro Calabrese di Solidarietà, fondato da Battaglia negli anni del suo ministero cittadino e oggi guidato da Isa Mantelli. Una realtà che nel tempo è diventata presidio concreto contro dipendenze, emarginazione e fragilità sociali, offrendo percorsi di recupero e sostegno a centinaia di famiglie.
Nel suo intervento, il cardinale ha pronunciato parole che hanno segnato la cerimonia: «Oggi la cittadinanza onoraria non è una medaglia, è una consegna. Come se Catanzaro mi dicesse: sei dei nostri, ma ricordati dei nostri più stanchi». Un passaggio che ha richiamato il senso profondo di una vocazione vissuta come servizio, non come riconoscimento personale.
Particolarmente intenso, secondo quanto evidenziato da Bruno, il momento della dedica al piccolo Domenico, accompagnato nel tratto finale della sua brevissima vita. Un ricordo che ha imposto silenzio e commozione, riportando al centro il significato concreto dell’essere “prete degli ultimi”.
Nel suo messaggio conclusivo, Bruno ha ribadito la necessità che le istituzioni non smarriscano la loro funzione sociale: la dignità della persona, l’attenzione verso chi resta indietro e la capacità di includere rappresentano, ha sottolineato, la misura autentica della grandezza di una città.


















