Operazione antidroga a Benestare: sei arresti per associazione finalizzata al traffico di stupefacenti
REGGIO CALABRIA, 9 LUG 2019 – Questa mattina i militari della Compagnia Carabinieri di Locri, con il supporto dello Squadrone Eliportato Cacciatori “Calabria”, hanno eseguito sei ordinanze di custodia cautelare in carcere, emesse dal Tribunale di Reggio Calabria su richiesta della Procura Distrettuale Antimafia diretta dal dott. Giovanni Bombardieri. I provvedimenti riguardano sei persone ritenute, a vario titolo, responsabili di associazione finalizzata all’acquisto, detenzione e vendita di sostanze stupefacenti del tipo cocaina ed eroina.
L’operazione rappresenta l’epilogo di un’articolata attività investigativa condotta dai Carabinieri della Compagnia di Locri, sotto il coordinamento del Procuratore Aggiunto Giuseppe Lombardo e del Sostituto Procuratore Francesco Tedesco. Le indagini hanno consentito di assicurare alla giustizia i presunti responsabili di una continuativa e organizzata attività di spaccio, nonché di numerosi episodi di detenzione e cessione di droga.
UN “SODALIZIO FAMILIARE” ALLA GUIDA DEL TRAFFICO
Le indagini, condotte anche mediante intercettazioni e riscontri sul campo, hanno permesso di accertare l’esistenza di un vero e proprio “sodalizio familiare” composto da quattro congiunti — Pizzata Teresa e i suoi tre figli Musolino Giuseppe, Musolino Rosario e Musolino Antonio — operante nel comune di Benestare.
La famiglia era dedita al traffico di sostanze stupefacenti di vario tipo, destinate sia ai consumatori locali sia ad altri spacciatori. Tra i clienti abituali figuravano Argirò Giovanni e Bottari Mario, anch’essi raggiunti da misura cautelare, che si distinguevano per la costanza nei rifornimenti.
Dalle intercettazioni emerge chiaramente il ruolo direttivo di Pizzata Teresa, vedova, che in qualità di capofamiglia gestiva con fermezza e autorità le attività criminali del gruppo.
LA FAMIGLIA CONTROLLAVA LO SPACCIO A BENESTARE
Le indagini hanno inoltre permesso di scoprire che, in un vallone situato in un’area demaniale di fronte all’abitazione della famiglia, i quattro nascondevano ingenti quantità di sostanze stupefacenti in rifugi appositamente creati e abilmente occultati nella fitta vegetazione o in edifici rurali adiacenti.
Le investigazioni hanno anche documentato un’intensa attività di spaccio, con i membri della famiglia che concordavano quantità, tipologia e prezzo con una clientela fidelizzata, arrivando in alcuni casi a effettuare consegne a domicilio dello stupefacente.
UN EPISODIO DI VIOLENZA DOCUMENTATO
Nel corso delle indagini è stato accertato anche un episodio di violenza, avvenuto la mattina del 5 febbraio 2016, quando le videoriprese hanno immortalato la brutale aggressione dei fratelli Musolino e della loro madre ai danni del coindagato Argirò Giovanni.
La notte precedente, i Carabinieri avevano rinvenuto, in una via vicina all’abitazione dei Musolino, un barattolo di vetro contenente 9 grammi di cocaina e 47 grammi di eroina. Dopo aver inutilmente cercato la droga, i Musolino avevano ritenuto Argirò responsabile della sottrazione e lo avevano aggredito con calci e pugni, provocandogli diverse lesioni.
L’episodio ha confermato l’esistenza del vincolo associativo, dimostrando la co-detenzione dello stupefacente e il comune interesse dei membri del nucleo familiare nell’attività illecita.
DETENZIONE ILLEGALE DI ARMA DA FUOCO
Le indagini hanno inoltre fatto emergere un episodio di detenzione abusiva e porto illegale di arma da fuoco. Il pomeriggio del 7 dicembre 2015, l’indagato Musolino Antonio fu notato all’esterno della propria abitazione mentre consegnava un’arma a un soggetto non identificato, che la armò e gliela restituì. Il Musolino la nascose poi sotto la maglietta e rientrò nello stabile.
Nell’ambito dell’operazione odierna, durante le perquisizioni, i militari hanno rinvenuto presso l’abitazione di uno degli indagati circa 5 chilogrammi di marijuana, confezionati in involucri termosigillati e nascosti sotto un letto.
GLI ARRESTI
Al termine delle operazioni, i sei arrestati sono stati condotti presso la Casa Circondariale di Reggio Calabria, a disposizione dell’autorità giudiziaria.

















