Percezione, lavoro e rapporti umani: ciò che resta quando si va via
L’EDITORIALE | Oggi è passato a trovarmi un mio ex collaboratore. Erano gli anni Novanta quando lavoravamo insieme, io avevo una grande organizzazione di vendita diretta porta a porta e lui era uno di quei collaboratori capaci di darti grandi soddisfazioni, ma anche di farti arrabbiare parecchio. Era bravo, molto bravo, e forse proprio per questo riusciva a farmi disperare ancora di più. Lui lo ha sempre saputo.
Eppure oggi, quando l’ho rivisto, ci siamo salutati con baci e abbracci e mi ha fatto davvero piacere incontrarlo. Mentre parlavamo, mi sono ritrovato a pensare a quanto sia strana la percezione che abbiamo delle persone e delle situazioni nel corso della vita. Quello che trent’anni fa poteva sembrarmi un problema, oggi è semplicemente un ricordo, quasi tenero, di un periodo intenso della mia vita professionale.
Forse è proprio questo che il tempo insegna: nel lavoro ci arrabbiamo, discutiamo, pretendiamo, giudichiamo e spesso pensiamo che quello che sta accadendo in quel momento sia la cosa più importante. Poi gli anni passano e cambia la prospettiva. Restano le persone, restano le esperienze condivise e soprattutto resta l’impressione che abbiamo lasciato negli altri.
Ed è questa, secondo me, una delle cose alle quali dovremmo prestare più attenzione quando lavoriamo con qualcuno. Prima o poi arriva il momento di andare via da un’azienda, di cambiare strada, di interrompere una collaborazione. In quel momento non portiamo con noi soltanto ciò che abbiamo fatto, ma anche il modo in cui siamo stati percepiti. Possiamo lasciare dietro di noi rancore oppure rispetto, indifferenza oppure un buon ricordo.
Oggi, guardando negli occhi una persona che tanti anni fa mi faceva arrabbiare, ho pensato che forse il vero risultato di una relazione professionale non si misura soltanto nei numeri, negli obiettivi raggiunti o nei risultati ottenuti. Si misura anche da ciò che succede quando quella relazione è finita.
Se, dopo tanti anni, una persona torna a trovarti e il primo gesto è un abbraccio, qualcosa di buono evidentemente è rimasto.
Sono imprenditore e anche editore di Calabria Magnifica. Nel corso della mia vita ho costruito organizzazioni e marchi, a cominciare da Grinta. Ma incontri come quello di oggi mi ricordano che, alla fine, dietro ogni azienda, ogni progetto e ogni risultato ci sono sempre le persone
E forse la vera eredità che lasciamo quando andiamo via non è quello che abbiamo fatto, ma come abbiamo fatto sentire gli altri mentre eravamo lì.

















