Il compleanno che temevo e le persone che non avevo perso

Calabria Magnifica, Isola Capo Rizzuto, Le Castella
Calabria Magnifica, Isola Capo Rizzuto, Le Castella

Un compleanno vissuto da uomo separato di fatto, le telefonate inattese, gli amici ritrovati e una lezione che vale per tutti: nei momenti più difficili non conta ciò che perdiamo, ma ciò che resta.

Editoriale del Direttore

Chi segue Calabria Magnifica sa che, da anni, amo raccontare le storie degli altri.

Racconto imprenditori, artisti, professionisti, amministratori, volontari e persone comuni. Donne e uomini che, spesso lontano dai riflettori, costruiscono ogni giorno qualcosa di bello per questa terra.

Questa volta, però, la storia è mia.

O forse no.

Perché credo che molti lettori si riconosceranno in queste righe. Chi non ha mai temuto una ricorrenza dopo una separazione? Chi non ha mai scoperto, nel momento più difficile, che la vita aveva conservato per lui più affetto di quanto immaginasse?

Ci sono giorni che arrivano molto prima della data scritta sul calendario.

Li aspetti, li temi, li immagini per settimane.

Per me è stato il compleanno appena trascorso. Il primo da uomo separato di fatto, anche se non ancora legalmente. Un compleanno che pensavo sarebbe stato difficile, forse triste, sicuramente diverso da tutti gli altri.

Quando una storia importante cambia direzione, ci sono ricorrenze che diventano una sorta di esame interiore. Ti chiedi come sarà. Ti domandi chi si ricorderà di te. Ti prepari al vuoto.

E invece, a volte, la vita ha altri programmi.

La giornata è iniziata come una qualsiasi. Poi, poco alla volta, sono arrivati messaggi, telefonate, auguri, ricordi. Alcuni erano attesi. Altri no. Ed è proprio nelle sorprese che spesso si nascondono le emozioni più autentiche.

Mi ha chiamato Aldo. Per molti sarà semplicemente un nome, ma per me rappresenta una parte importante della mia storia professionale e umana. Compagno di avventure e anche antagonista sui palchi, nelle radio e nelle televisioni. Ci eravamo ritrovati recentemente a cena, condividendo ricordi e sorrisi di una stagione intensa delle nostre vite. Eppure quella telefonata non me l’aspettavo.

Da Roma mi ha chiamato Cesare, ex commilitone del Genio Guastatori, 9° Scaglione 85. Sono passati decenni dai giorni trascorsi nella Caserma Spaccamela di Udine, eppure è bastato sentire la sua voce per ritrovare in un istante una parte della mia giovinezza. Alcuni legami, anche quando il tempo e la distanza sembrano averli allontanati, restano custoditi in un angolo della memoria, pronti a riaffiorare quando meno te lo aspetti.

E ancora Antonella. Ai tempi delle superiori io andavo al Geometra, lei frequentava l’istituto accanto. Erano gli anni delle chiacchiere prima di entrare in classe e delle immancabili “migrazioni” verso altri Istituti, dove di ragazze ce n’erano molte più che nelle nostre aule. Poi la vita ci ha portato altrove e ci siamo persi di vista per decenni. Eppure, come accade con le persone che hanno lasciato un segno, è bastato un messaggio per accorciare all’improvviso tutta quella distanza.

Sono arrivati gli auguri di alcuni clienti, persone che nel tempo hanno smesso di essere semplicemente rapporti professionali per diventare rapporti umani costruiti sulla fiducia e sulla stima reciproca.

E poi i collaboratori.

Quelli con cui condivido ogni giorno idee, progetti, articoli, difficoltà e soddisfazioni. Nel lavoro imprenditoriale spesso si parla di risultati, numeri, visualizzazioni e obiettivi. Ma dietro ogni progetto ci sono persone. Ricevere il loro pensiero è stato uno dei regali più belli della giornata, perché mi ha ricordato che il valore di ciò che costruiamo non si misura soltanto nei risultati raggiunti, ma anche nei rapporti che lasciamo lungo il cammino.

E poi ci sono i social.

Spesso li accusiamo di aver reso più superficiali le relazioni. In parte è vero. Ma sarebbe ingiusto ignorare ciò che possono fare quando vengono usati per ciò che dovrebbero essere: uno strumento per avvicinare le persone.

Attraverso i social ho ricevuto centinaia di messaggi e auguri. Persone che non sentivo da anni hanno trovato il modo di farmi arrivare un pensiero. Alcune hanno condiviso poche parole, ma sincere.

In una fase della vita come questa, anche un semplice messaggio può avere un peso che va oltre ciò che appare sullo schermo.

Perché dietro ogni notifica c’è una persona che ha deciso di dedicarti un minuto del proprio tempo.

Naturalmente ci sono stati anche dei grandi assenti. Ma non è su questo che voglio soffermarmi. Non sarebbe giusto e, soprattutto, non sarebbe utile.

La vita non migliora quando facciamo l’elenco di chi non c’era. Migliora quando impariamo a riconoscere il valore di chi c’è stato.

Quando attraversiamo una separazione, una perdita o un cambiamento importante, tendiamo a concentrarci su ciò che manca. È una reazione naturale. Guardiamo le assenze, ciò che è finito, ciò che non sarà più. Molto più raramente ci fermiamo a osservare ciò che resta. Eppure è proprio lì che spesso troviamo la forza per ripartire.

A fine giornata mi sono reso conto che quel compleanno che temevo tanto si era trasformato in qualcosa di completamente diverso.

In un ritorno alle origini. Non alle origini dei luoghi, ma delle persone.

Le persone della giovinezza, quelle del servizio militare, quelle delle prime sfide professionali, quelle incontrate lungo il percorso lavorativo, quelle che hanno condiviso con me sogni, progetti, successi e difficoltà.

Persone che, in modi diversi, hanno contribuito a costruire ciò che sono oggi.

Oggi è il 1° giugno.

C’è il sole.

E mentre questa giornata scorre, mi accorgo che il sentimento dominante non è la nostalgia. Non è il rimpianto. Non è nemmeno la solitudine.

È la gratitudine. Perché quando una storia finisce, si rischia di credere che tutto il resto perda valore.

Invece no. Restano gli affetti sinceri. Restano i ricordi belli. Restano le persone.

E forse è proprio questo il motivo per cui ho deciso, eccezionalmente, di raccontare una pagina della mia vita sulle colonne di Calabria Magnifica.

Se queste righe arriveranno a qualcuno che oggi si sente smarrito, solo o ferito da un cambiamento che non aveva scelto, allora vorrei lasciargli un pensiero semplice.

Non abbiate fretta di giudicare la vostra vita nei giorni più difficili.

Perché è proprio nei momenti in cui crediamo di aver perso molto che scopriamo ciò che conta davvero.

Io l’ho capito ieri, nel giorno che temevo di più.

Ho scoperto che la fine di un capitolo non coincide necessariamente con la fine di una storia. A volte coincide con l’inizio di una nuova consapevolezza.

Perché alla fine il vuoto non è rimasto vuoto. Si è trasformato in un ritorno alle origini. E dalle origini, quasi sempre, si trova la forza per ripartire.

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