La Naca di Davoli: tra fede, luce e leggenda un rito che unisce la comunità
Ogni anno, alle ore 22 del Venerdì Santo, il borgo di Davoli, in provincia di Catanzaro, si illumina di una luce particolare. Non è quella del Natale, anche se l’atmosfera lo potrebbe far pensare, ma quella della Naca di Davoli, un rito religioso antichissimo che fonde tradizione, devozione e bellezza. La processione del Cristo morto si snoda per i vicoli del paese accompagnata da decine di abeti addobbati con lanterne colorate, creando uno spettacolo unico che incanta fedeli e visitatori.
I preparativi iniziano già a gennaio, quando i giovani del paese si riuniscono per costruire con pazienza e dedizione i lampioncini di carta che, la sera del Venerdì Santo, illumineranno gli abeti. È un lavoro di comunità, un momento in cui il paese si ritrova unito, legato da un sentimento comune di fede e appartenenza.
Ma come nacque questa suggestiva tradizione? Secondo la leggenda tramandata dagli anziani, in tempi lontani la processione si svolgeva con torce ricavate da piante spontanee chiamate varvasche’. Una notte di tempesta distrusse le torce e danneggiò la statua del Cristo morto. Poche luci rimasero accese e furono poste su un abete trovato lungo il cammino. Da quell’episodio, raccontano, sarebbe nata l’usanza di agganciare i lampioni agli abeti, trasformando un momento di difficoltà in un simbolo di speranza e rinascita.
Oggi la Naca di Davoli richiama fedeli da tutta la Calabria e anche da fuori regione. È uno dei riti più originali del Venerdì Santo, un “rito arboreo” in cui l’elemento naturale si fonde con il sacro, rappresentando la morte e la rinascita del Cristo attraverso la luce e la vita degli alberi.
Nel buio della notte, quando gli abeti illuminati attraversano il paese e la statua del Cristo morto viene portata a spalla dai fedeli, Davoli si trasforma in un mare di luce e silenzio, dove ogni fiammella racconta la fede di un popolo e la forza di una tradizione che continua a vivere, anno dopo anno, con la stessa emozione di sempre.

















