Locri: inaugurato il nuovo museo archeologico “Palazzo Nieddu”

Museo Locri Reggio Calabria reperti
Museo Locri Reggio Calabria reperti

A Locri (Reggio Calabria) apre il nuovo polo museale di Palazzo Nieddu, dove i reperti emersi dagli scavi della SS106 Jonica vengono valorizzati come parte integrante della storia della Locride e dell’archeologia dell’Italia meridionale

LOCRI (RC), 7 APR 2018 – Oggi è stato inaugurato il nuovo polo museale di Palazzo Nieddu a Locri. Un intero piano è stato dedicato alle importanti scoperte archeologiche effettuate nel corso della realizzazione della nuova strada statale 106 Jonica, nel tratto compreso tra Marina di Gioiosa Ionica e Sant’Ilario dello Ionio.

Grazie alle indagini Anas, sono stati aggiunti importanti tasselli nella ricostruzione della storia del popolamento del territorio ed è emersa una testimonianza significativa che rappresenta un unicum nel panorama del patrimonio archeologico dell’Italia meridionale, accrescendo così la conoscenza e valorizzando il territorio nazionale, laddove i cantieri stradali consentono di riportare alla luce parti della straordinaria storia del nostro Paese.

Ne sono un esempio la singolare fortificazione del Bronzo antico, datata agli inizi del secondo millennio a.C., rinvenuta a Siderno in località Santimarini, e il complesso insediativo di età greca (VII-IV secolo a.C.) ubicato alle porte dell’antica città di Locri Epizefiri, in località Canneti. In quest’ultimo sito, il rinvenimento dei resti carbonizzati di una piccola imbarcazione costituisce il fulcro di uno straordinario e peculiare rito rituale, che, praticamente sconosciuto archeologicamente, testimonia una eccezionale procedura funerario-cultuale legata al mondo della religiosità antica.

Si conferma pertanto l’importanza dei risultati che solo le sinergie istituzionali messe in atto dagli enti preposti (Anas, Soprintendenze, Musei, Regioni, Comuni) possono trasformare la scoperta archeologica da “intoppo” a occasione di conoscenza, valorizzazione e sviluppo dei territori.

Museo di Locri (Reggio Calabria)
Museo di Locri (Reggio Calabria)

Nel corso dei lavori della variante della nuova SS106 (2007-2012) si è sviluppato un percorso collaborativo tra Anas e l’allora Soprintendenza Archeologia della Calabria, per consentire da un lato la prosecuzione delle opere stradali senza considerare i ritrovamenti un ostacolo e dall’altro valorizzare la scoperta archeologica come risorsa culturale e strumento di crescita del territorio.

La collaborazione è andata oltre l’intervento archeologico in senso stretto, attivando una programmazione strategica che ha reso le indagini solo il primo passo di un percorso più ampio comprendente studio, restauro, fruizione e divulgazione dei beni.

Al termine delle attività è stato effettuato il lavaggio e la prima inventariazione dei reperti, oltre alla realizzazione di una struttura all’interno del Parco Archeologico di Locri Epizefiri, destinata alla conservazione permanente dei manufatti e alle attività di studio e restauro. Tra i risultati anche la pubblicazione del volume “Tra il Torbido e il Condojanni. Indagini archeologiche nella Locride”.

I lavori Anas per la nuova SS106 rientrano inoltre nella collana editoriale “I percorsi dell’archeologia”, presentata a Roma e già arricchita dal volume “L’archeologia si fa strada. Scavi, scoperte e tesori lungo le vie d’Italia”.

La collana e il protocollo d’intesa tra Anas e il Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo rappresentano un importante traguardo, reso possibile anche grazie ad Archeolog Onlus, associazione no profit di Anas impegnata nel reperimento di fondi per il restauro e la valorizzazione dei reperti archeologici.

Il protocollo tra Anas e MiBACT consolida il legame tra infrastrutture e archeologia come strumento di programmazione strategica per la valorizzazione del patrimonio culturale. In Calabria, questo modello si è già sperimentato sia nell’area dei Piani della Corona a Bagnara Calabra sia nella Locride, affermando l’idea che l’archeologia non sia un ostacolo ma una risorsa per la crescita culturale e sociale del territorio.

Un ulteriore elemento innovativo è la presenza dell’archeologo di cantiere, figura specializzata che garantisce il monitoraggio dei lavori sul campo, oggi formalmente introdotta dal protocollo Anas-MiBACT nella gestione delle grandi opere infrastrutturali.