Gianvito Casadonte, oltre il festival: viaggio nel personaggio che ha portato la Calabria nel cinema che conta
di Luigi Mussari – Direttore di Calabria Magnifica
C’è sempre una notizia che riporta un personaggio al centro dell’attenzione. Un nuovo incarico, un progetto, un festival, una presenza pubblica. E quando quel nome è Gianvito Casadonte, per chi racconta da anni la cultura e lo spettacolo in Calabria la tentazione è quella di fermarsi alla notizia del giorno.
Questa volta, però, noi di Calabria Magnifica vogliamo provare a fare qualcosa di diverso. Vogliamo entrare nel personaggio. O, almeno, provare a conoscerlo meglio.
Perché Gianvito Casadonte, piaccia o non piaccia, è diventato negli anni uno dei volti più riconoscibili del sistema culturale e cinematografico calabrese. E raccontarlo attraverso il semplice elenco degli incarichi ricoperti sarebbe probabilmente il modo meno interessante per comprenderne davvero il percorso.
Chi scrive ha avuto modo di seguirlo per molti anni, soprattutto attraverso il Magna Graecia Film Festival. Dal 2013 fino agli anni immediatamente precedenti alla pandemia, ho vissuto numerose edizioni in prima persona, raccontandole prima attraverso Radio Catanzaro Centro e poi anche attraverso Calabria Magnifica.
Anni di conferenze stampa, interviste, incontri, serate, ospiti, imprevisti e retroscena. Anni sufficienti per osservare non soltanto il direttore artistico sul palco, ma anche l’uomo che si muove dietro una macchina organizzativa complessa.
Ed è forse proprio da qui che bisogna partire.
L’uomo che ha costruito il suo spazio
Guardando la storia professionale di Casadonte, emerge un elemento che rischia di perdersi dietro la quantità di incarichi accumulati negli anni: il suo percorso non nasce al vertice.
Nel 2000 organizza incontri culturali all’Università La Sapienza di Roma. Nel 2001 è assistente alla regia di Riccardo Milani. Seguono esperienze nella televisione calabrese, nella produzione e nella conduzione. Poi, nel 2004, arriva quella che probabilmente rappresenta la vera intuizione della sua carriera: la creazione del Magna Graecia Film Festival, dedicato alle opere prime del cinema italiano.
Da quel momento qualcosa cambia.
Quello che nasce in Calabria diventa progressivamente uno strumento capace di collegare il territorio con il mondo del cinema nazionale e internazionale.
Ed è qui che emerge, a nostro avviso, una delle caratteristiche principali di Casadonte: la capacità di costruire relazioni.
Il vero talento di Casadonte?
Osservandolo negli anni, abbiamo maturato una convinzione: probabilmente il talento più importante di Gianvito Casadonte non è soltanto quello del direttore artistico. È quello del costruttore di reti.
Casadonte sembra possedere una capacità particolare nel mettere in comunicazione mondi che normalmente viaggiano su binari differenti: il cinema e le istituzioni, la Calabria e Roma, il territorio e i grandi nomi dello spettacolo, la dimensione culturale e quella mediatica.
Il suo curriculum, del resto, racconta esattamente questa progressione.
Dal Magna Graecia Film Festival agli incarichi nel settore cinematografico nazionale; dalla presenza televisiva in Rai alle commissioni legate al Ministero dei Beni e delle Attività Culturali; dalla sovrintendenza del Teatro Politeama di Catanzaro alla direzione artistica del Taormina Film Festival.
E poi gli incontri con personalità che appartengono all’immaginario collettivo del cinema mondiale: Al Pacino, George Clooney, Michael Caine, Willem Dafoe, Donald Sutherland e molti altri.
Ma sarebbe troppo semplice ridurre tutto alla fotografia con il personaggio famoso.
Il punto interessante è capire come un ragazzo partito dalla Calabria sia riuscito, nel corso degli anni, a entrare in determinati circuiti e, soprattutto, a rimanerci.
Ambizione, ostinazione e riconoscimento
C’è poi un altro elemento che, avendolo osservato direttamente per anni, appare difficile ignorare: l’ambizione.
Casadonte è un uomo ambizioso.
E usiamo questa parola nel suo significato più ampio, senza attribuirle necessariamente un valore positivo o negativo.
L’ambizione è stata probabilmente uno dei motori della sua carriera. La volontà di crescere, di ampliare il proprio raggio d’azione, di portare il proprio nome e i propri progetti oltre i confini regionali.
Nel suo modo di raccontare e rappresentare il proprio percorso emerge anche una forte attenzione al riconoscimento pubblico: gli incarichi, i premi, i grandi ospiti, le istituzioni.
Si potrebbe leggere tutto questo come ricerca di visibilità. Ma sarebbe una lettura incompleta.
Perché dietro la visibilità, almeno per quello che abbiamo potuto osservare direttamente negli anni, c’è anche una notevole capacità di lavoro e soprattutto una caratteristica fondamentale per chi organizza grandi eventi: l’ostinazione.
Un festival non si costruisce soltanto quando si accendono le luci del palco.
Si costruisce nei mesi precedenti. Nelle telefonate. Nei rapporti istituzionali. Nella ricerca delle risorse. Nelle trattative. Nei problemi dell’ultimo minuto.
Ed è proprio lontano dai riflettori che spesso si misura la capacità reale di un organizzatore.
Un personaggio che divide?
I personaggi molto esposti difficilmente lasciano tutti indifferenti.
Casadonte ha costruito negli anni una figura pubblica forte, riconoscibile, inevitabilmente legata ai progetti che dirige. E quando un progetto culturale finisce per identificarsi così profondamente con il suo fondatore, diventa difficile separare l’evento dalla persona.
Il Magna Graecia Film Festival, per molti anni, è stato anche questo. Casadonte era il festival e il festival era Casadonte. Una sovrapposizione che rappresenta contemporaneamente una forza e un possibile limite.
La forza è evidente: avere un volto riconoscibile aiuta un progetto a costruire identità, relazioni e continuità.
Il limite è altrettanto interessante: quando tutto ruota intorno a una personalità forte, inevitabilmente anche critiche, tensioni e discussioni finiscono per concentrarsi sulla stessa persona.
Ma forse è proprio questo uno degli elementi che rendono Casadonte un personaggio giornalisticamente interessante.
È uno di quei protagonisti della vita culturale calabrese sui quali, nel corso degli anni, si sono formate opinioni diverse.
E probabilmente è giusto che sia così.
La Calabria come punto di partenza, non come confine
C’è però un merito che, al di là delle opinioni personali, merita di essere riconosciuto. Casadonte ha provato a utilizzare la Calabria non come un limite geografico, ma come un punto di partenza.
In una regione nella quale troppo spesso chi vuole lavorare nel cinema e nello spettacolo sente la necessità di andare via, la sua storia professionale racconta un percorso differente: costruire qualcosa qui e utilizzare quel qualcosa per dialogare con il resto d’Italia.
Non significa che tutto sia stato perfetto. Non significa che ogni scelta sia stata condivisibile. E non significa neppure che il racconto pubblico di questi anni debba trasformarsi in una celebrazione.
Il compito di una testata giornalistica non è celebrare. È osservare. Raccontare. E, quando possibile, provare a capire.
Chi è, allora, Gianvito Casadonte?
Dopo tanti anni trascorsi a osservare il suo lavoro da vicino, la risposta forse non può essere contenuta in una sola definizione.
È un direttore artistico, certamente. È un produttore. È un organizzatore.
Ma è soprattutto, almeno nella lettura che abbiamo maturato nel tempo, un imprenditore delle relazioni culturali.
Uno che ha compreso molto presto una regola fondamentale del mondo dello spettacolo: i progetti hanno bisogno di idee, ma le idee, da sole, raramente bastano. Servono persone, rapporti, credibilità, istituzioni, risorse e la capacità di mettere tutto insieme.
Casadonte sembra aver costruito gran parte della propria carriera proprio su questa capacità.
Il suo curriculum racconta oltre vent’anni di attività nel cinema, nella televisione, nel teatro e nelle istituzioni culturali. Ma i curriculum, per loro natura, raccontano ciò che una persona ha fatto.
Molto più raramente raccontano chi sia quella persona.
Ed è proprio questo il punto dal quale noi di Calabria Magnifica vogliamo partire.
Perché dietro il direttore artistico, dietro gli ospiti internazionali, dietro le fotografie, i festival e gli incarichi istituzionali c’è un personaggio che ha attraversato più di vent’anni di storia culturale calabrese.
Un personaggio che abbiamo incontrato, intervistato e osservato molte volte. E che, forse, vale la pena raccontare andando oltre il palco. Per capire non soltanto dove sia arrivato Gianvito Casadonte. Ma soprattutto come abbia fatto ad arrivarci. E, magari, dove voglia arrivare ancora.
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