Neonata rapita a Cosenza, cinque anni e quattro mesi per Rosa Vespa

Polizia, Sacro Cuore di Cosenza
Polizia, Sacro Cuore di Cosenza

Neonata rapita a Cosenza: il Tribunale condanna Rosa Vespa a oltre cinque anni, decisiva la perizia psichiatrica sulla sua capacità di intendere e volere

La vicenda della neonata rapita a Cosenza si chiude con una condanna: il Tribunale di Cosenza ha inflitto a Rosa Vespa una pena di 5 anni e 4 mesi, riconoscendola responsabile del sequestro avvenuto all’interno della clinica “Sacro Cuore”.

La donna, 52 anni, era stata arrestata circa un anno fa per aver sottratto una bambina di appena un giorno di vita, portandola via dalla struttura sanitaria. Oggi si trova agli arresti domiciliari, mentre il procedimento giudiziario ha fatto emergere elementi complessi, soprattutto sul piano psicologico.

Determinante nel processo è stata la perizia psichiatrica, richiesta anche dai magistrati, che ha escluso la presenza di una vera e propria patologia psicotica al momento dei fatti. I consulenti hanno infatti stabilito che la donna fosse lucida, pur evidenziando una condizione di fragilità legata a un disagio di natura depressiva.

Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, Rosa Vespa avrebbe simulato per mesi una gravidanza, arrivando a costruire una narrazione fittizia culminata nel presunto parto di un bambino mai esistito. Il gesto estremo del rapimento si inserirebbe in questo contesto, descritto dagli esperti come una risposta a un profondo vuoto emotivo.

Nel procedimento si sono costituiti parte civile i familiari della piccola, assistiti dagli avvocati Giorgio Loccisano, Natasha Gardi, Chiara Penna e Paolo Pisani, mentre la difesa dell’imputata è stata affidata all’avvocato Teresa Gallucci.

La vicenda ha coinvolto inizialmente anche il marito della donna, Acqua Omogo Chiediebere Moses, successivamente scarcerato. L’uomo, difeso dall’avvocato Gianluca Garritano, ha sempre sostenuto di essere estraneo ai fatti, dichiarando di essere stato a sua volta ingannato dalla moglie. La sua posizione è stata infatti separata dal procedimento principale.

Il rapimento si concluse poche ore dopo, quando la neonata – vestita da maschietto – fu ritrovata in un’abitazione a Castrolibero (CS). Un epilogo rapido che evitò conseguenze più gravi, ma che ha lasciato una forte impressione nell’opinione pubblica.

All’uscita dal Tribunale, la madre della bambina ha scelto poche parole, affidando al silenzio il peso di quanto accaduto:
«è il momento di dimenticare»

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