Luigi Mussari torna in radio, nel cuore i ricordi di Radio Catanzaro Nord

Luigi Mussari negli studi di Radio Catanzaro Nord, nei primi anni ’80.
Luigi Mussari negli studi di Radio Catanzaro Nord, nei primi anni ’80.

Esordì a soli tredici anni a Radio Catanzaro Nord, una delle prime emittenti libere cittadine. Poi la televisione, con Telespazio e il TG Spazio, le televendite e l’attività imprenditoriale. Oggi Luigi Mussari torna ai microfoni di Radio Catanzaro Centro con «Saluti e Baci». La storia di un ragazzo cresciuto nell’epoca delle radio libere, che oggi ritrova una passione mai del tutto sopita.

Ci sono passioni che non si esauriscono con il passare degli anni. Restano in un angolo della memoria, accompagnano percorsi professionali differenti e, quando si presenta l’occasione, tornano a occupare il posto che meritano.

È il caso di Luigi Mussari, catanzarese, imprenditore e uomo di comunicazione, che il 30 gennaio 2010 ritrova il microfono radiofonico con il programma del mattino «Saluti e Baci, il buongiorno di Radio Catanzaro Centro».

Il suo ritorno in radio, però, non è una storia che comincia oggi. Per comprenderlo bisogna tornare alla fine degli anni Settanta, quando Mussari, appena tredicenne, frequentava gli studi di Radio Catanzaro Nord, una delle prime realtà radiofoniche libere della città. È lì che nasce la sua esperienza nell’etere, sotto lo pseudonimo di Mr Yang, e si sviluppa un percorso durato sette anni.

Da quella prima stagione radiofonica la sua strada si è poi intrecciata con la televisione, con l’esperienza a Telespazio, dove dal 1988 al 2000 è stato uno dei volti del TG Spazio, conducendo il telegiornale nell’emittente guidata da Tony Boemi. Accanto all’informazione televisiva, anche le televendite e, soprattutto, l’attività imprenditoriale, che ha rappresentato un importante capitolo della sua vita professionale.

Oggi, dopo anni dedicati all’impresa e ad altre esperienze, la radio torna protagonista nella sua vita. Calabria Magnifica lo incontra per ripercorrere le tappe di un cammino nel quale il filo conduttore è sempre stato il rapporto diretto con il pubblico.

Luigi, oggi torni in radio con Saluti e Baci su Radio Catanzaro Centro. Che sensazione si prova a ritrovare il microfono dopo tanti anni?

«È una sensazione molto bella, perché il microfono rappresenta per me un legame con una parte importante della mia giovinezza. Tornare in radio significa ritrovare un ambiente che conosco bene, ma anche affrontarlo con una maturità diversa.

Nel corso degli anni mi sono dedicato soprattutto all’attività imprenditoriale, senza perdere il contatto con il mondo della comunicazione. Ho avuto anche esperienze televisive importanti, che mi hanno permesso di conoscere altri linguaggi e altri modi di arrivare al pubblico.

Oggi torno con entusiasmo, senza la pretesa di ricominciare da dove avevo lasciato, ma con la voglia di vivere questa nuova avventura per quello che è: un ritorno a una passione che mi accompagna da quando ero ragazzo».

Per raccontare questa storia dobbiamo tornare alla fine degli anni Settanta, quando avevi appena tredici anni. Come arrivasti a Radio Catanzaro Nord?

«È successo quasi per caso. Alcuni ragazzi, molto più grandi di me, avevano preso in affitto un miniappartamento di mio padre. Tra loro c’era Eduardo Fava, il mio mentore di allora. Frequentavano Radio Catanzaro Nord e io, ascoltando quella radio, ne rimasi affascinato.

Ero un ragazzo molto timido e mio padre chiese a Eduardo di aiutarmi a superare questa mia difficoltà. Fu così che cominciai a frequentare gli studi dell’emittente. I miei primi compiti erano semplici: pulire la testina del giradischi, togliere la polvere dai dischi e rispondere al telefono.

Il programma andava in onda dalle sei alle sette e mezza del mattino: mi svegliavo prestissimo per andare in radio e poi raggiungere la scuola.

Sono ricordi che porto ancora con me. Radio Catanzaro Nord, oltre a essere il luogo del mio esordio radiofonico, mi aiutò a vincere la timidezza e a scoprire, un po’ alla volta, il mondo della comunicazione».

Allora eri conosciuto come Mr Yang. Che ricordo conservi di quel nome e di quei primi anni trascorsi dietro il microfono?

«Mr Yang appartiene a quella stagione della mia vita e rappresenta un ricordo al quale sono particolarmente legato. Era un periodo diverso da quello attuale, nel quale la radio aveva un fascino tutto suo e si viveva con grande spontaneità.

A quell’età si ha soprattutto voglia di imparare, sperimentare e mettersi alla prova. Quegli anni mi hanno permesso di conoscere da vicino il funzionamento di una trasmissione, il rapporto con gli ascoltatori e l’importanza della voce come strumento di comunicazione.

Non immaginavo certamente quale sarebbe stato il mio percorso futuro. Sapevo, però, che quel mondo mi piaceva e che stare davanti a un microfono mi dava una soddisfazione particolare».

Sette anni a Radio Catanzaro Nord sono un periodo importante. Quanto hanno inciso sulla tua formazione, anche in vista delle successive esperienze televisive?

«Sono stati sette anni che mi hanno lasciato molto. La radio ti insegna a comunicare in maniera immediata, a rispettare i tempi e a capire che dall’altra parte c’è sempre qualcuno che ti ascolta.

Non si tratta soltanto di parlare. Bisogna imparare a dare ritmo alla trasmissione, a scegliere le parole, a mantenere viva l’attenzione e a entrare in sintonia con il pubblico.

Credo che questa esperienza abbia rappresentato una base importante anche per quello che è arrivato dopo. Quando si passa a un altro mezzo di comunicazione, come la televisione, cambiano il linguaggio e le modalità di lavoro, ma rimane la necessità di saper comunicare.

Radio Catanzaro Nord è stata la mia prima palestra.

La radio non è stata la tua unica esperienza nel mondo della comunicazione. Dal 1988 al 2000 sei stato uno dei volti del TG Spazio a Telespazio, accanto a Tony Boemi. Come ricordi quel periodo televisivo?

«È stata una parentesi professionale molto significativa. Dal 1988 al 2000 ho lavorato a Telespazio, l’emittente di Tony Boemi, e sono stato uno dei volti del TG Spazio, conducendo il telegiornale.

È stata un’esperienza diversa rispetto alla radio, perché la televisione richiede una preparazione specifica, una presenza davanti alle telecamere e una particolare attenzione al modo in cui le notizie vengono presentate.

A questa attività si sono affiancate anche le televendite, che mi hanno consentito di sperimentare un’altra forma di comunicazione, più legata alla presentazione dei prodotti e al rapporto con il pubblico.

Sono esperienze che mi hanno permesso di conoscere diversi aspetti del lavoro davanti a un microfono o a una telecamera.

Nel tuo percorso, però, l’impresa ha avuto un ruolo centrale. Come si concilia l’esperienza nella comunicazione con quella di imprenditore?

«L’impresa ha rappresentato una parte fondamentale della mia vita professionale. Nel 1993 ho avviato l’attività legata a Grinta Mattress, nel settore dei materassi e dei sistemi per il riposo, un impegno che richiede costanza, organizzazione e capacità di affrontare le difficoltà.

Fare impresa significa misurarsi ogni giorno con responsabilità concrete: il lavoro, i clienti, le scelte economiche, la qualità dei prodotti e la continuità dell’attività.

La comunicazione, invece, ti porta a confrontarti con le persone attraverso la parola e l’ascolto. Possono sembrare mondi lontani, ma hanno un elemento in comune: la necessità di costruire rapporti di fiducia.

Dopo gli anni a Radio Catanzaro Nord e l’esperienza televisiva a Telespazio, oggi ritrovi il pubblico su Radio Catanzaro Centro. Che cosa rappresenta questa nuova avventura?

È importante chiarire che Radio Catanzaro Centro non è l’emittente nella quale ho iniziato. Le mie origini radiofoniche appartengono a Radio Catanzaro Nord, alla fine degli anni Settanta, quando avevo appena tredici anni.

Il ritorno di oggi rappresenta una nuova fase. Nel mezzo ci sono stati gli anni della televisione, il TG Spazio, le televendite e l’attività imprenditoriale.

Ritrovare la radio significa tornare a un linguaggio che conosco e che mi ha sempre affascinato. Ma significa anche mettermi nuovamente in gioco, con una maggiore esperienza e una diversa consapevolezza.

Il programma si chiama Saluti e Baci, il buongiorno di Radio Catanzaro Centro. Qual è lo spirito con cui affronti le trasmissioni?

«Mi piace pensare alla trasmissione come a un appuntamento quotidiano con gli ascoltatori. Il mattino è un momento particolare: le persone si preparano ad affrontare il lavoro, la famiglia e gli impegni della giornata.

La radio può diventare una presenza familiare, una voce che accompagna e crea un rapporto con chi ascolta.

Con Saluti e Baci vorrei offrire proprio questo: un programma nel quale ci sia spazio per il sorriso, per la musica, per il dialogo e per gli argomenti che riguardano la nostra comunità.

Le esperienze maturate nel tempo, dalla radio alla televisione, mi hanno insegnato che il rapporto con il pubblico si costruisce giorno dopo giorno. La cosa più importante è riuscire a essere naturali, mantenendo sempre rispetto per chi ci dedica il proprio tempo».

Oggi la tua esperienza nella comunicazione si affianca anche al progetto di Calabria Magnifica. Che ruolo attribuisci all’informazione nel raccontare la Calabria?

«Credo che la Calabria abbia bisogno di essere raccontata nella sua interezza, senza fermarsi agli stereotipi e senza ignorare le difficoltà che ancora esistono.

Ci sono tante storie di lavoro, di cultura, di tradizioni e di iniziative che meritano di essere conosciute. Accanto a queste, naturalmente, ci sono i problemi economici, le questioni infrastrutturali e le sfide che riguardano il futuro della regione.

L’informazione può contribuire a creare consapevolezza, offrire occasioni di confronto e dare visibilità a persone e realtà che spesso rimangono ai margini dell’attenzione.

La mia esperienza nella comunicazione mi ha portato a conoscere linguaggi differenti, mentre l’attività imprenditoriale mi ha permesso di confrontarmi quotidianamente con la concretezza del lavoro. Sono prospettive diverse che possono aiutare a leggere il territorio con attenzione e senso di responsabilità».

Se dovessi riassumere il significato di questo ritorno, pensando al ragazzo di tredici anni che entrava per la prima volta a Radio Catanzaro Nord, che cosa diresti?

«Direi che la vita è fatta di percorsi che non sempre seguono una linea retta. Ci sono passioni che coltivi per anni, poi arrivano altre responsabilità e altre esperienze. Ma quello che hai imparato non scompare.

Quel ragazzo che entrava a Radio Catanzaro Nord non poteva immaginare il percorso che lo avrebbe portato alla televisione, al TG Spazio, alle televendite e all’impresa. Oggi, tornando in radio, ritrovo una parte di quella storia con occhi diversi.

Mi auguro di continuare questa nuova avventura con lo stesso entusiasmo degli inizi, ma con la consapevolezza maturata negli anni. Perché cambiano le tecnologie e cambiano le stagioni della vita, ma la passione per la comunicazione può continuare ad accompagnarti».