30 ottobre 1938, Orson Welles e la Guerra dei mondi alla radio

Orson Welles, la guerra dei due monti, 30 ottobre 1938
Orson Welles, la guerra dei due monti, 30 ottobre 1938

30 ottobre 1938, quando la radio raccontò l’invasione dei marziani: la notte che fece storia. Una voce concitata, notizie straordinarie e un’invasione extraterrestre raccontata come una cronaca in diretta. Il radiodramma di Orson Welles trasformò la fantascienza in un evento memorabile e cambiò per sempre il modo di pensare il potere dei mezzi di comunicazione.

Immaginate di essere a casa, una sera d’autunno, con la radio accesa. La musica viene interrotta all’improvviso. Una voce annuncia notizie preoccupanti: strani fenomeni sul pianeta Marte, poi un oggetto misterioso precipitato nel New Jersey. Arrivano testimonianze, aggiornamenti sempre più allarmanti, descrizioni di creature sconosciute. La situazione sembra precipitare minuto dopo minuto.

Non è un notiziario. Non c’è nessuna invasione. Ma per alcuni ascoltatori, quella sera, la distinzione non fu così immediata.

Il 30 ottobre 1938, alla vigilia di Halloween, il giovane attore e regista Orson Welles portò in onda negli Stati Uniti una delle trasmissioni più celebri della storia della radio: un adattamento de La guerra dei mondi, il romanzo di fantascienza pubblicato nel 1898 da H. G. Wells.

Un’opera letteraria diventò così un esperimento narrativo capace di lasciare un segno profondo nella cultura popolare.

Orson Welles al lavoro nello studio della CBS (Guerra dei due mondi)
Orson Welles al lavoro nello studio della CBS (Guerra dei due mondi)

Un radiodramma costruito come una vera emergenza

Welles aveva appena 23 anni e lavorava con la compagnia teatrale Mercury Theatre. Per la trasmissione, andata in onda sulla rete CBS, il testo fu adattato da Howard Koch, che scelse una soluzione innovativa: trasferire l’invasione immaginata da H. G. Wells nell’America contemporanea.

Il programma cominciava con un’introduzione che identificava la trasmissione come una rappresentazione teatrale. Seguiva un’apparente serata musicale, interrotta da bollettini straordinari. Gli annunci descrivevano esplosioni su Marte, la caduta di un oggetto vicino a Grovers Mill, nel New Jersey, e l’arrivo di esseri extraterrestri dotati di armi devastanti.

Il realismo era il segreto dell’intera operazione. Gli attori interpretavano giornalisti, esperti e testimoni; gli effetti sonori ricreavano scene di guerra e distruzione; le voci trasmettevano un senso crescente di urgenza. La fantascienza adottava così il linguaggio del giornalismo radiofonico, un mezzo che all’epoca occupava un posto centrale nella vita quotidiana di milioni di americani.

Chi si fosse sintonizzato a trasmissione già iniziata, senza aver ascoltato l’introduzione, poteva non rendersi conto immediatamente di trovarsi davanti a una storia inventata. E in un periodo segnato dalle tensioni internazionali e dal timore di una nuova guerra in Europa, il tono dei presunti aggiornamenti poteva risultare particolarmente credibile.

Davvero tutta l’America cadde nel panico?

La vicenda è passata alla storia come la notte in cui gli Stati Uniti credettero di essere invasi dai marziani. I giornali del giorno successivo pubblicarono racconti di ascoltatori spaventati, telefonate alle autorità e persone convinte che la catastrofe fosse reale.

Ma la storia è più complessa di quanto suggerisca la leggenda.

Nel corso degli anni, diversi studiosi hanno ridimensionato la portata del panico. Secondo le ricostruzioni storiche, la trasmissione raggiunse un pubblico più limitato di quanto si sia spesso raccontato e molti americani stavano ascoltando un popolare programma radiofonico concorrente. Inoltre, i giornali dell’epoca avevano interesse a mettere in evidenza i rischi della radio, ormai diventata una concorrente sempre più importante nell’informazione e nella raccolta pubblicitaria.

Questo non significa che nessuno si sia spaventato: ci furono effettivamente ascoltatori che interpretarono male il racconto e cercarono conferme o rassicurazioni. È però difficile sostenere che l’intera nazione sia stata travolta da un’unica, incontrollabile ondata di terrore.

La portata esatta delle reazioni rimane discussa. Ed è proprio questa distinzione a rendere l’episodio ancora più interessante: la trasmissione fu un evento radiofonico straordinario, ma anche la storia del panico che ne seguì diventò, a sua volta, un racconto capace di ingigantirsi nel tempo.

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