Regime forfettario, verso l’innalzamento del limite di ricavi e compensi a 100mila euro: la misura potrebbe valere già per il 2026 e ampliare la platea delle partite Iva interessate
Il limite di ricavi e compensi per accedere al regime forfettario potrebbe salire dagli attuali 85mila a 100mila euro, con un’applicazione prevista già a partire dal periodo d’imposta 2026. È questa l’ipotesi al centro delle recenti indiscrezioni sulla riforma fiscale, che potrebbe modificare le condizioni di accesso al regime agevolato riservato alle persone fisiche titolari di partita Iva.
L’eventuale innalzamento della soglia consentirebbe a un numero maggiore di professionisti, lavoratori autonomi e piccoli imprenditori di beneficiare della flat tax, evitando il passaggio al regime ordinario al superamento dell’attuale limite. La novità avrebbe un impatto soprattutto su chi si colloca nella fascia di ricavi compresa tra 85mila e 100mila euro, oggi esclusa dalla possibilità di rimanere nel forfettario una volta superata la soglia prevista.
Uno degli aspetti più rilevanti riguarda la possibile retroattività al 2026. Se confermata, la modifica potrebbe incidere già sui redditi e sui compensi maturati durante l’anno in corso, evitando che i contribuenti interessati debbano attendere il 2027 per beneficiare del nuovo tetto. Si tratta, tuttavia, di un’ipotesi che dovrà trovare una definizione normativa: fino all’approvazione delle disposizioni definitive, il limite vigente resta quello degli 85mila euro.
Il regime forfettario prevede una determinazione semplificata del reddito imponibile, calcolato attraverso coefficienti di redditività differenti in base all’attività esercitata. Sul reddito così determinato si applica un’imposta sostitutiva del 15%, ridotta al 5% per le nuove attività che rispettano i requisiti previsti dalla normativa. Il sistema sostituisce, nei casi consentiti, l’Irpef e le relative addizionali, oltre alle altre imposte interessate dal regime agevolato.
L’eventuale aumento del tetto a 100mila euro rappresenterebbe quindi un ampliamento significativo della platea dei beneficiari, ma non comporterebbe automaticamente l’accesso per tutti i titolari di partita Iva. Resterebbero infatti da rispettare gli altri requisiti e le cause di esclusione stabiliti dalla disciplina, comprese le condizioni relative ai redditi da lavoro dipendente e alle partecipazioni societarie.
La questione si inserisce nel più ampio dibattito sulla tassazione delle diverse categorie di contribuenti. Da una parte, l’eventuale estensione del forfettario offrirebbe un ulteriore vantaggio fiscale a una fascia di lavoratori autonomi; dall’altra, riporta al centro il confronto con il prelievo applicato ai lavoratori dipendenti, soggetti alla tassazione progressiva Irpef. Un tema che accompagna il dibattito sulla cosiddetta flat tax e sulle differenze tra i diversi sistemi di imposizione.
Per le partite Iva interessate, il passaggio decisivo sarà dunque la definizione della misura e delle sue modalità di applicazione. Fino a quando non arriverà un provvedimento ufficiale, l’aumento a 100mila euro e la sua eventuale efficacia retroattiva dovranno essere considerati una prospettiva ancora da confermare.















