Bruce Willis, la famiglia valuta la donazione del cervello alla scienza

Bruce Willis al San Diego Comic-Con del 2010. Foto: Gage Skidmore / Wikimedia Commons – CC BY-SA 2.0.
Bruce Willis al San Diego Comic-Con del 2010. Foto: Gage Skidmore / Wikimedia Commons – CC BY-SA 2.0.

La possibile donazione del cervello di Bruce Willis riaccende l’attenzione sulla demenza frontotemporale che ha costretto l’attore a lasciare il cinema: Emma Heming sostiene la ricerca e la sensibilizzazione sulla malattia

Il cervello di Bruce Willis potrebbe essere destinato alla ricerca scientifica dopo la sua morte. La notizia, tornata al centro dell’attenzione negli ultimi giorni, riguarda il percorso della famiglia dell’attore americano, oggi 71enne, che da tempo affronta le conseguenze della demenza frontotemporale. Non si tratta di una donazione già avvenuta: Willis è ancora in vita e la scelta riguarda il futuro, con l’obiettivo di offrire agli studiosi nuove possibilità per comprendere una patologia neurologica complessa.

Secondo quanto riportato da L’Unione Sarda, la decisione sarebbe stata presa dai familiari e resa nota dalla moglie Emma Heming, anche attraverso il suo libro The Unexpected Journey. La questione richiede tuttavia una precisazione: Radio Sintony, ricostruendo le dichiarazioni pubbliche di Heming, segnala che nell’intervista concessa a Vanity Fair nel settembre 2025 la donna aveva espresso sostegno alla donazione cerebrale a fini scientifici, senza annunciare in quella sede una decisione definitiva riferita al marito. Il tema è dunque oggetto di ricostruzioni giornalistiche non del tutto coincidenti.

La scelta di mettere a disposizione della scienza il tessuto cerebrale dopo la morte nasce dalle difficoltà che ancora accompagnano lo studio della degenerazione frontotemporale (DFT). Questa patologia interessa principalmente i lobi frontali e temporali del cervello, aree coinvolte in funzioni fondamentali come il linguaggio, il comportamento, la personalità e alcune capacità cognitive e motorie. Le manifestazioni possono variare da persona a persona e il decorso può compromettere progressivamente la comunicazione e l’autonomia.

Per gli specialisti, l’analisi del tessuto cerebrale dopo la morte può fornire informazioni che gli esami diagnostici effettuati durante la vita, come risonanze magnetiche e TAC, non sono sempre in grado di restituire. Lo studio diretto dei tessuti permette infatti di approfondire la formazione degli accumuli anomali di proteine e i meccanismi attraverso i quali la malattia danneggia specifiche aree del sistema nervoso. Conoscenze che potrebbero contribuire allo sviluppo di nuove terapie: al momento, infatti, non esistono farmaci in grado di arrestare o guarire la demenza frontotemporale.

La vicenda clinica di Willis era diventata pubblica nel marzo 2022, quando la famiglia aveva annunciato il suo ritiro dalle scene a causa dell’afasia, un disturbo che compromette la capacità di comunicare attraverso il linguaggio. Nel febbraio 2023 era arrivata la diagnosi più precisa di demenza frontotemporale, che aveva chiarito l’origine delle difficoltà già manifestate dall’attore.

Il peggioramento delle condizioni lo ha progressivamente allontanato dal lavoro e dalla recitazione. Una conclusione dolorosa per un interprete che aveva costruito una carriera lunga e ricca di successi, partecipando a oltre cento film e a numerose produzioni televisive. Il pubblico lo aveva conosciuto negli anni Ottanta con la serie Moonlighting, accanto a Cybill Shepherd, prima che il successo internazionale arrivasse con il personaggio di John McClane nella saga di Die Hard, a partire da Trappola di cristallo.

Nel corso degli anni Willis aveva lavorato con registi come Quentin Tarantino, Robert Zemeckis, Luc Besson, Terry Gilliam e M. Night Shyamalan, prendendo parte a film entrati nella storia del cinema, tra cui Pulp Fiction, Il quinto elemento, L’esercito delle 12 scimmie e Il sesto senso. Nel 2006 aveva ricevuto anche una stella sulla Walk of Fame di Hollywood.

In questo percorso, Emma Heming ha assunto un ruolo centrale nel raccontare pubblicamente le difficoltà vissute dalla famiglia e nel promuovere una maggiore conoscenza della malattia. Insieme alle figlie di Willis e all’ex moglie Demi Moore, ha contribuito a mantenere alta l’attenzione sulla demenza frontotemporale, cercando di trasformare l’esperienza personale in un’occasione di sensibilizzazione.

Da questo impegno è nato anche il The Emma & Bruce Willis Fund, iniziativa dedicata a sostenere la ricerca sulla DFT, diffondere informazioni sulla patologia e offrire attenzione ai caregiver, ovvero alle persone che assistono quotidianamente i malati. La donazione del cervello, qualora confermata e attuata in futuro, si inserirebbe in questo stesso orizzonte: contribuire alla conoscenza scientifica di una malattia che coinvolge non soltanto chi ne riceve la diagnosi, ma anche le famiglie chiamate ad accompagnarlo nel tempo.