Amianto in Calabria, il M5S chiede chiarezza sui 43 milioni

Amianto in Calabria
Amianto in Calabria

Secondo i dati citati da Sergio Costa, in Calabria ci sarebbero circa 15 milioni di metri quadrati di coperture in cemento-amianto. Il Movimento 5 Stelle sollecita risposte sull’utilizzo dei fondi destinati alle bonifiche e denuncia il mancato aggiornamento del Piano regionale.

L’amianto resta una questione aperta per la Calabria, con implicazioni che riguardano la salute pubblica, la sicurezza degli edifici e la tutela dell’ambiente. A riaccendere l’attenzione sul problema è il Movimento 5 Stelle, che chiede alla Regione di chiarire lo stato delle bonifiche e l’effettivo utilizzo dei 43 milioni di euro destinati agli interventi contro l’amianto.

Secondo i dati richiamati dal vicepresidente della Camera Sergio Costa durante un incontro organizzato a Lamezia Terme il 16 ottobre, sul territorio regionale sarebbero presenti circa 15 milioni di metri quadrati di coperture in cemento-amianto, con una stima di circa 500 edifici scolastici e 10 strutture ospedaliere o sanitarie interessate. Numeri che, se confermati e aggiornati attraverso un censimento completo, evidenziano la necessità di proseguire con il monitoraggio e individuare le situazioni più urgenti.

L’amianto è vietato in Italia dal 1992, ma la presenza di materiali installati prima del divieto continua a rappresentare un problema. Il rischio dipende anche dallo stato di conservazione dei manufatti e dalla possibile dispersione delle fibre: per questo il censimento e la gestione corretta dei materiali sono passaggi fondamentali per la prevenzione.

I 43 milioni di euro e il Piano regionale sotto esame

Al centro della denuncia del M5S ci sono le risorse assegnate alla Calabria nell’ambito dei programmi nazionali per la bonifica dall’amianto. Sergio Costa, già ministro dell’Ambiente, ha chiesto chiarimenti sulla destinazione dei fondi e sugli interventi che sarebbero stati realizzati.

La questione è stata formalizzata anche dalla consigliera regionale pentastellata Elisabetta Barbuto, che il 19 ottobre ha depositato un’interrogazione rivolta al presidente della Regione Roberto Occhiuto e all’assessore competente. L’atto chiede di conoscere quanto sia stato effettivamente speso, impegnato o liquidato, quali interventi siano stati finanziati e se esista il rischio di perdere risorse non utilizzate.

L’interrogazione richiama inoltre il Piano regionale amianto, approvato nel 2016, e solleva dubbi sul suo aggiornamento. Tra gli obiettivi indicati figuravano il censimento dei siti contaminati, la mappatura georeferenziata, la progressiva rimozione dei materiali e il sostegno ai Comuni nella predisposizione dei rispettivi piani.

Al momento, le contestazioni sull’utilizzo dei fondi e sui ritardi amministrativi sono quelle espresse dal Movimento 5 Stelle e riportate nell’interrogazione. Per stabilire con precisione la situazione finanziaria occorrono i dati ufficiali della Regione, con una rendicontazione che distingua le somme assegnate da quelle impegnate, liquidate e concretamente impiegate nei lavori.

A Lamezia Terme una proposta per accelerare il censimento

Accanto alla questione regionale, il Movimento 5 Stelle punta l’attenzione anche sulle iniziative locali. Il gruppo territoriale di Lamezia Terme ha presentato una proposta di deliberazione di iniziativa popolare per chiedere l’adozione di un Piano comunale amianto.

La proposta prevede che, entro 90 giorni dall’eventuale approvazione della deliberazione, il Comune avvii l’aggiornamento del censimento e della mappatura dei manufatti contenenti amianto. Entro 180 giorni dovrebbe poi essere predisposto un piano con l’individuazione delle situazioni più rischiose, le priorità d’intervento e le possibili fonti di finanziamento per la messa in sicurezza e la bonifica.

L’iniziativa, presentata durante un incontro aperto a cittadini, imprese, enti pubblici ed esperti, punta a rendere più chiaro il quadro delle presenze di amianto sul territorio e a definire un percorso operativo.

La richiesta che emerge dalla vicenda è concreta: aggiornare i dati, chiarire la destinazione delle risorse e stabilire tempi verificabili per gli interventi. La tutela della salute non può fermarsi alla programmazione: servono informazioni accessibili e risultati misurabili, soprattutto quando si parla di edifici frequentati quotidianamente da studenti, personale sanitario e cittadini.

Il confronto politico ora chiama in causa la Regione, alla quale spetta fornire risposte documentate sullo stato del Piano e sulle risorse disponibili. La priorità resta trasformare gli strumenti finanziari e amministrativi in interventi efficaci, con particolare attenzione ai siti in cui la presenza di amianto richiede misure urgenti.

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