Provvedimenti eseguiti dai Carabinieri su richiesta della Dda di Catanzaro. Tra i destinatari figurano anche amministratori del Comune di Corigliano-Rossano. Nell’inchiesta compare anche Damiano Pepe, ferito nell’agguato in cui è morta la compagna Silvana Sibarelli
Una vasta operazione antimafia ha interessato nelle scorse ore il territorio della Sibaritide, con 41 misure cautelari eseguite dai Carabinieri del Raggruppamento operativo speciale (Ros) e del Comando provinciale di Cosenza, su disposizione del gip del Tribunale di Catanzaro, su richiesta della Direzione distrettuale antimafia.
I provvedimenti prevedono 24 custodie cautelari in carcere e 17 arresti domiciliari. L’indagine riguarda presunte attività della criminalità organizzata nell’area compresa tra Cassano allo Ionio, Sibari e Corigliano-Rossano.
Le ipotesi di reato al centro dell’inchiesta
Le contestazioni formulate a vario titolo comprendono, secondo quanto riportato dalle fonti investigative, associazione di tipo mafioso, omicidio, detenzione e porto di armi da fuoco, estorsione, rapina, furto e intestazione fittizia di beni. Sono inoltre ipotizzati altri reati, tra cui il favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e il patto elettorale politico-mafioso. Per alcune contestazioni vengono indicate aggravanti legate al metodo o alle finalità mafiose.
Nell’inchiesta compaiono anche amministratori locali, destinatari di misure cautelari. La loro posizione dovrà essere valutata sulla base delle specifiche contestazioni contenute negli atti giudiziari, senza estendere automaticamente a ogni indagato tutte le ipotesi di reato contestate nel procedimento.
L’agguato a Cassano allo Ionio e il nome di Damiano Pepe
Tra i destinatari delle misure figura anche Damiano Pepe, indicato dagli investigatori come presunto esponente di rilievo della criminalità organizzata locale. L’uomo era rimasto ferito nell’agguato avvenuto nei giorni scorsi in contrada Lattughelle, a Cassano allo Ionio, durante il quale è stata uccisa la sua compagna, Silvana Sibarelli.
Secondo le prime ricostruzioni diffuse, contro la coppia sarebbero stati esplosi numerosi colpi d’arma da fuoco. L’episodio è oggetto di indagini e rappresenta uno degli elementi di cronaca che hanno preceduto il blitz.
L’operazione si inserisce nell’attività investigativa coordinata dalla Dda di Catanzaro per fare luce sulle presunte dinamiche criminali del territorio e sui possibili collegamenti tra ambienti della criminalità organizzata e altri contesti locali.
Le accuse contestate sono ipotesi investigative e non equivalgono a una dichiarazione di colpevolezza. Per tutte le persone coinvolte resta valida la presunzione di innocenza fino a un’eventuale condanna definitiva.


















