Davoli, Vittorio Procopio: «I 15 milioni sono arrivati dopo la nostra decisione»

Protesta Calabria, Caro Carburante, Vittorio Procopio
Protesta Calabria, Caro Carburante, Vittorio Procopio

Il nostro referente della protesta di Davoli Marina chiarisce la sequenza degli eventi e spiega la scelta di abbassare i toni: «Abbiamo voluto dare un segnale di distensione. Ora aspettiamo di capire cosa succederà»

DAVOLI MARINA (CZ), 4 OTT 2026 – L’annuncio del presidente della Regione Calabria Roberto Occhiuto sui 15 milioni di euro destinati a fronteggiare il caro carburante ha inevitabilmente riacceso il confronto sulla protesta che per giorni ha interessato Davoli Marina.

Per capire come sia stata accolta la notizia dagli organizzatori e, soprattutto, per chiarire cosa stia accadendo dopo i quattro giorni di presidio sulla SS106, abbiamo contattato telefonicamente Vittorio Procopio, uno dei referenti della mobilitazione.

Dalla conversazione emerge subito una precisazione che Procopio considera importante: la decisione di allentare il presidio era stata presa prima dell’annuncio dei 15 milioni della Regione. Una scelta maturata, spiega, dopo il confronto con i sindaci del comprensorio e con il vicepresidente della Regione Filippo Mancuso, che nei giorni scorsi aveva incontrato i manifestanti e raccolto le loro richieste.

Ma cosa succede adesso? E come è stata accolta la notizia dello stanziamento regionale? Lo abbiamo chiesto direttamente a Procopio.

Vittorio Procopio, partiamo dalla notizia dei 15 milioni annunciati dal presidente Occhiuto. Come l’avete accolta?

«La notizia è arrivata dopo una decisione che noi avevamo già preso. Questo voglio che sia molto chiaro. Avevamo già deciso di allentare il presidio prima che il presidente annunciasse i 15 milioni».

Quindi la vostra scelta non è stata determinata dallo stanziamento della Regione?

«No. La decisione era stata presa prima. Dopo l’incontro con i sindaci del comprensorio e con il vicepresidente della Regione abbiamo ritenuto fosse giusto dare un segnale di distensione. Ci sono venuti incontro, ci hanno messo la faccia, sono stati presenti, hanno ascoltato le nostre richieste. A quel punto abbiamo detto: dimostriamo buon senso e aspettiamo. La bacchetta magica non ce l’ha nessuno».

Perché avete ritenuto importante allentare il presidio?

«Anche per non creare ulteriori disagi alla popolazione di Davoli. Ci sono persone che devono andare in ospedale, persone che devono spostarsi per necessità. Non è giusto per nessuno creare difficoltà ulteriori alla gente. Noi abbiamo voluto dare un segnale di responsabilità».

Poi è arrivato l’annuncio dei 15 milioni. Cosa rappresenta per voi?

«È sicuramente un segnale, ma adesso bisogna capire concretamente cosa verrà fatto. Noi non pensiamo che basti un annuncio. Vogliamo vedere quali saranno le misure, come verranno utilizzate queste risorse e soprattutto se saranno in grado di dare una risposta a chi oggi è in difficoltà».

Quindi la protesta non può considerarsi semplicemente conclusa?

«Noi abbiamo fatto una pausa, abbiamo voluto creare un momento di distensione. Non abbiamo mai pensato che tutti i problemi potessero essere risolti in un giorno. Ci sono tante questioni sul tavolo e adesso aspettiamo di vedere cosa succede. Se arriveranno risposte concrete, le valuteremo. Se invece non arriveranno, ci comporteremo di conseguenza».

In questi giorni avete presentato molte richieste. Il problema, quindi, va oltre il prezzo del carburante?

«Certamente. Il carburante è una delle questioni, ma ci sono i costi delle attività, la difficoltà delle imprese, il lavoro, la pressione fiscale, i problemi dell’agricoltura, dell’autotrasporto, della pesca e di tanti altri settori. Noi abbiamo portato delle richieste perché vogliamo poter continuare a lavorare e produrre. Non stiamo chiedendo una bacchetta magica».

In questi giorni avete ricevuto anche critiche, soprattutto sui social. Come avete vissuto questo aspetto?

«Le critiche ci sono e ci saranno sempre. Sui social è facile parlare, magari dietro una tastiera. Un’altra cosa è metterci la faccia e stare lì, insieme alle persone, affrontando una situazione che non è semplice. Io continuerò a metterci la faccia».

La vostra scelta di abbassare i toni può essere letta come un segnale di fiducia verso le istituzioni?

«Sì, verso quelle istituzioni che in questi giorni sono venute, hanno ascoltato e hanno preso le nostre richieste. Abbiamo ritenuto giusto riconoscere questo atteggiamento con un segnale di distensione. Adesso, però, aspettiamo i fatti».

Domani la protesta si sposta alla Cittadella regionale. Cosa vi aspettate?

«Ci aspettiamo che continui il confronto. Noi abbiamo dimostrato di saper fare un passo indietro quando ci sono segnali di apertura. Adesso ci aspettiamo che anche dall’altra parte ci siano risposte».

La conversazione con Vittorio Procopio restituisce dunque un quadro preciso: l’allentamento del presidio di Davoli non è arrivato come conseguenza dell’annuncio dei 15 milioni, ma era una decisione già assunta dagli organizzatori dopo il confronto con le istituzioni locali e regionali.

Ora, però, la fase è diversa. La protesta ha portato le proprie richieste sui tavoli istituzionali e la Regione ha annunciato una prima misura economica. Il passaggio successivo sarà capire se quelle risorse e quelle aperture riusciranno a tradursi in risposte concrete.

Domani, intanto, l’attenzione si sposterà sulla Cittadella regionale di Catanzaro, dove sono attesi trattori e camion.

E, dopo quattro giorni di presidio a Davoli Marina, sarà un nuovo momento per capire se il segnale di distensione lanciato dai manifestanti potrà trasformarsi in un confronto stabile con le istituzioni.

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