E se al posto dell’auto ci fosse stata una moto? Cronaca di un incidente e di un silenzio inaccettabile

Catanzaro, pulman incidente in via E. Vitale
Catanzaro, pulman incidente in via E. Vitale

Catanzaro, via E. Vitale. Domenica pomeriggio un bus AMC del trasporto pubblico coinvolto in un incidente. Testimonianza diretta, interrogativi sulla sicurezza e nessuna risposta dall’azienda.

L’EDITORIALE – Domenica pomeriggio, alle 16:15, in via E. Vitale a Catanzaro, mia figlia era alla guida della sua auto quando è rimasta coinvolta in un incidente con un bus AMC. Io ero presente, ho visto tutto. L’auto ha riportato danni alla fiancata sinistra, lato guidatore. È andata bene. Poteva andare molto peggio.

Oltre l’incidente: il dovere di raccontare

Scrivo in prima persona perché sono testimone diretto dei fatti. Scrivo anche come giornalista ed editore, ma prima ancora come padre. La dinamica dell’incidente sarà, giustamente, oggetto degli accertamenti delle autorità competenti. Quello che mi sento di segnalare pubblicamente riguarda due aspetti che vanno oltre il singolo episodio: le condizioni di sicurezza del mezzo e la gestione del post–incidente da parte dell’azienda.

Sul posto ho potuto constatare una condizione che definire preoccupante è poco: il pullman presentava il vano batterie aperto. Si tratterebbe di una criticità grave sotto il profilo della sicurezza stradale. Ed è qui che nasce una domanda inevitabile: e se al posto dell’auto di mia figlia ci fosse stato un motociclo?
Chi viaggia su due ruote non ha protezioni. In uno scenario del genere, le conseguenze avrebbero potuto essere drammatiche. Da cittadino, prima ancora che da cronista, mi chiedo: come può un mezzo pubblico circolare in queste condizioni, mettendo a rischio l’incolumità delle persone? Quali controlli vengono effettuati prima che questi veicoli entrino in servizio sulle nostre strade?

Sicurezza pubblica, mezzo AMC a Catanzaro con vano batteria aperto
Sicurezza pubblica, mezzo AMC a Catanzaro con vano batteria aperto

Promesse, chiamate e silenzio: il dopo che pesa più dell’incidente

Secondo quanto riferito sul posto, il conducente del mezzo, indicato con le iniziali M.C., ha dichiarato di non avere con sé il certificato di assicurazione, assicurando che lo avrebbe trasmesso successivamente il giorno dopo via mail. Tale comunicazione, tuttavia, non è mai pervenuta. Nel pomeriggio, alle 17:29, ho provato a contattarlo telefonicamente per ottenere riscontro, ma la chiamata è stata rifiutata.

Nella mattinata di martedì 24 febbraio, alle 9:10, ho contattato l’azienda e sono stato lasciato in attesa fino alle 9:17 senza ottenere risposte. Ho riprovato a chiamare alle 11:36, parlando con la stessa persona che ricordava la precedente telefonata: ho segnalato l’urgenza della situazione e comunicato l’invio imminente di una PEC formale. Anche in questo caso, nessun seguito concreto.
Nel corso della giornata ho effettuato due chiamate per ottenere chiarimenti e ho inviato una PEC formale all’azienda. A stasera, nessun riscontro: non una verifica, non una presa in carico del problema, non una comunicazione ufficiale. Non parlo di scuse — che sarebbero state quantomeno un gesto di civiltà — ma del minimo sindacale di responsabilità che ci si aspetta da chi gestisce un servizio pubblico essenziale.

Questo silenzio è il punto più amaro della vicenda. In casi come questi, la tempestività e la trasparenza non sono un optional: sono parte integrante del dovere verso i cittadini. Informare, verificare, collaborare con le autorità, chiarire eventuali criticità sui mezzi in servizio è fondamentale per ristabilire fiducia e prevenire che episodi simili si ripetano.

Resto in attesa, fino alla mattinata di domani, di un riscontro ufficiale da parte dell’azienda. In assenza di qualsiasi comunicazione, nel pomeriggio di domani provvederò a presentare regolare denuncia alle autorità competenti, affinché vengano effettuate tutte le verifiche del caso sulle condizioni del mezzo, sulla dinamica dell’incidente e sul rispetto delle normative di sicurezza.
Non per spirito di rivalsa, ma per un principio semplice e doveroso: la sicurezza dei cittadini viene prima di tutto.

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