Consumi in calo: un terzo degli italiani taglia sul cibo

carrello spesa
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Gli italiani allo stremo: tra inflazione, salari fermi e rincari, un terzo delle famiglie taglia sulla spesa alimentare e la metà rinuncia a vestiti e scarpe

Gli italiani stringono la cinghia come non accadeva da anni. E questa volta i tagli non riguardano più solo il superfluo, ma arrivano fino alla tavola. È il quadro che emerge dal nuovo rapporto Istat sui consumi delle famiglie nel 2024, un documento che racconta di un Paese in bilico tra rincari, salari fermi e un’inflazione che ha lasciato cicatrici profonde.

Dietro i numeri, la crisi del quotidiano

La spesa media mensile per famiglia si attesta a 2.755 euro, appena 17 euro in più rispetto ai 2.738 del 2023. Un incremento solo apparente, perché dietro quella stabilità si nasconde una realtà ben diversa: quasi un terzo delle famiglie ha ridotto la spesa alimentare, scegliendo prodotti più economici e rinunciando sempre più spesso a carne, pesce e frutta fresca.
Il 47% degli italiani ha invece tagliato su abbigliamento e calzature, la voce più penalizzata nei bilanci domestici.

L’unica categoria che sembra resistere è quella dei pensionati, che registrano un aumento delle spese del 2,3%, grazie in parte all’adeguamento delle pensioni minime e all’indicizzazione. Ma per il resto del Paese, la parola d’ordine è “rinuncia”.
Le famiglie con figli concentrano le risorse su cibo e bevande, sacrificando vacanze, cultura e persino manutenzioni domestiche.
Per anziani e persone sole, invece, a pesare maggiormente sono bollette, affitti e spese condominiali, che assorbono una fetta sempre più ampia del reddito mensile.

Nord e Sud, due Italie sempre più lontane

Il divario territoriale rimane profondo. Secondo l’Istat, in Puglia la spesa media familiare è quasi la metà di quella registrata in Trentino-Alto Adige.
Anche la dimensione dei centri abitati influisce: nei piccoli Comuni si spende circa il 12% in meno rispetto alle grandi aree metropolitane.
E la forbice si allarga ulteriormente quando si guarda alla nazionalità: le famiglie composte solo da cittadini italiani spendono il 31,8% in più rispetto a quelle in cui è presente almeno uno straniero.

Il 20% più povero della popolazione copre appena l’8,2% della spesa complessiva, mentre il 20% più ricco arriva al 39,8%.
Tradotto: quattro famiglie benestanti spendono quanto venti famiglie in difficoltà.
Le aree più agiate restano concentrate nel Centro-Nord e nei grandi centri urbani, dove i redditi sono più alti, ma anche i costi della vita crescono a ritmi insostenibili.

Il carrello della spesa come termometro della crisi

Tra mutui in salita, bollette pesanti e stipendi fermi, molti italiani si trovano oggi a dover scegliere tra la spesa e la benzina. I risparmi accumulati durante la pandemia si sono ormai assottigliati, lasciando sempre meno margine di manovra.

Così, anche la cena è diventata un esercizio di economia domestica: meno carne, più legumi, attenzione agli sconti, supermercati low cost e ristoranti sempre più vuoti.
Il carrello della spesa è diventato il vero indicatore dello stato di salute del Paese.