Nella rubrica “L’Esperto risponde” incontriamo il dottor Tromba, endocrinologo, per parlare di menopausa, sessualità e terapia ormonale. Un tema ancora circondato da luoghi comuni, sul quale è importante fare chiarezza: quando il testosterone può essere utile? Quali sono i suoi reali effetti? E quali, invece, le aspettative che la scienza non è ancora in grado di confermare?
Dottor Tromba, quando si parla di testosterone nella donna si rischia spesso di cadere in semplificazioni. Quando può essere realmente indicato?
Le attuali raccomandazioni internazionali considerano soprattutto l’impiego del testosterone nelle donne in postmenopausa che presentano un disturbo del desiderio sessuale acquisito e generalizzato, associato a un significativo disagio personale, dopo un’adeguata valutazione clinica.
L’obiettivo della terapia, quando indicata, è mantenere concentrazioni fisiologiche femminili, evitando dosaggi eccessivi.
Il principio fondamentale deve essere quello della personalizzazione: il dosaggio deve essere adeguato alla singola paziente e il trattamento deve essere seguito nel tempo dal medico.
Quindi non si tratta semplicemente di “dare testosterone” a una donna in menopausa?
Assolutamente no. Il testosterone non deve essere considerato una terapia universale per la menopausa.
La sua eventuale prescrizione deve partire da una valutazione complessiva della paziente, dei sintomi e della loro origine. È importante distinguere le situazioni nelle quali esiste una precisa indicazione clinica da quelle in cui si tende ad attribuire all’ormone proprietà molto più ampie di quelle effettivamente dimostrate.
La ricerca sta però studiando anche altri possibili effetti del testosterone. Cosa sappiamo?
È un ambito di ricerca molto interessante. Un recente studio osservazionale retrospettivo, pubblicato nell’aprile 2026, ha analizzato 332 donne sottoposte a terapia con testosterone. Le partecipanti hanno riferito miglioramenti in diversi ambiti, tra cui energia e stanchezza, umore, anedonia, interesse sessuale, concentrazione e memoria.
Sono dati interessanti e meritano attenzione, ma devono essere interpretati correttamente.
Uno studio osservazionale può fornire indicazioni importanti, ma non consente da solo di stabilire che il testosterone sia una terapia per la depressione o per i disturbi della memoria. Per arrivare a conclusioni più solide sono necessari ulteriori studi controllati.
E per quanto riguarda l’Alzheimer? Si sente parlare anche di una possibile funzione preventiva del testosterone.
Anche in questo caso è necessaria prudenza.
È un campo di ricerca interessante, ma allo stato attuale non è corretto presentare il testosterone come una terapia preventiva dell’Alzheimer.
Dobbiamo distinguere ciò che è scientificamente dimostrato da ciò che è ancora oggetto di studio. È una distinzione fondamentale, soprattutto quando si parla di salute e si rischia di creare aspettative non supportate dalle evidenze disponibili.
Parliamo invece di un problema molto concreto per molte donne: i disturbi genitali e urinari che possono comparire dopo la menopausa.
Con l’avanzare dell’età e soprattutto dopo la menopausa, i tessuti dell’apparato genitale e urinario possono andare incontro a modificazioni legate principalmente alla carenza estrogenica.
Secchezza, bruciore, dolore durante i rapporti, riduzione della lubrificazione e difficoltà nella risposta sessuale possono diventare problemi concreti e incidere significativamente sulla qualità della vita.
Ma non bisogna considerare questi disturbi come un destino inevitabile. Oggi abbiamo diverse possibilità terapeutiche e, in base al quadro clinico, possono essere valutati trattamenti locali o sistemici, sempre attraverso una prescrizione appropriata.
Anche il testosterone può essere utilizzato localmente?
In alcuni casi può essere preso in considerazione, ma anche l’eventuale utilizzo di testosterone per via locale richiede una valutazione medica.
Non deve essere considerato un trattamento valido indistintamente per tutte le donne. Anche in questo caso bisogna partire dalle caratteristiche della singola paziente e dall’indicazione clinica.
La menopausa, quindi, non dovrebbe essere affrontata esclusivamente attraverso la prescrizione di un farmaco.
Esattamente. La terapia ormonale, quando indicata, è uno degli strumenti che abbiamo a disposizione, ma deve inserirsi in un progetto più ampio di salute.
Alimentazione equilibrata, attività fisica quotidiana, sonno regolare, mantenimento di un peso corporeo adeguato e controllo dei principali fattori di rischio cardiovascolare rappresentano elementi fondamentali per affrontare questa fase della vita.
La medicina della menopausa deve essere personalizzata, perché ogni donna ha una storia diversa, fattori di rischio diversi e necessità differenti.
Qual è allora il messaggio che vorrebbe lasciare alle nostre lettrici?
Il testosterone non è esclusivamente l’ormone della virilità maschile. È fisiologicamente presente anche nella donna e svolge un ruolo importante, in particolare sul piano della sessualità.
In alcune pazienti selezionate, una terapia adeguatamente prescritta e monitorata può rappresentare un’opzione terapeutica.
Ma bisogna evitare le semplificazioni.
Non dobbiamo trasformare il testosterone in una sorta di ormone miracoloso. La menopausa non è una malattia e il testosterone non è una terapia da prescrivere indistintamente a tutte le donne.
È uno strumento della medicina endocrinologica che, quando esiste una precisa indicazione clinica, deve essere utilizzato con competenza, prudenza e personalizzazione.
In definitiva, parlare di menopausa significa parlare anche di qualità della vita.
Certamente. Ed è forse questo il punto centrale.
Non si tratta semplicemente di aggiungere un ormone, ma di affrontare in maniera equilibrata una fase della vita nella quale la salute sessuale, il benessere fisico e la qualità della vita meritano la stessa attenzione riservata a ogni altra età.
Informazione corretta, ascolto della paziente e personalizzazione delle cure devono essere alla base di questo percorso.


















