
Magnifici Incontri: Un imprenditore calabrese sceglie l’anonimato e racconta a Calabria Magnifica.it le difficoltà di una piccola azienda, tra rincari, calo delle vendite e incertezze economiche: «Dopo quasi 40 anni di attività, oggi temo per il futuro della mia impresa»
Quasi quarant’anni di lavoro, investimenti e difficoltà superate. Poi, una crisi che sembra più difficile delle altre.
Per la rubrica Magnifici Incontri, abbiamo raccolto la testimonianza di un piccolo imprenditore calabrese che preferisce restare anonimo. L’ho incontrato nel corso di una delle proteste che si stanno svolgendo in questi giorni in Calabria, un’occasione che mi ha permesso di ascoltare da vicino le preoccupazioni di chi, ogni giorno, cerca di portare avanti la propria attività.
Alla guida di una piccola realtà con diversi punti vendita e pochi dipendenti, si trova oggi a fare i conti con una situazione economica sempre più delicata. Ha attraversato diverse crisi, affrontato la pandemia proprio quando aveva investito molto e trovato ogni volta la forza di ripartire. Adesso, però, la liquidità è quasi esaurita, le vendite rallentano e il futuro appare incerto.
La sua è una testimonianza personale, ma racconta le preoccupazioni di chi cerca di tenere in piedi un’impresa e salvaguardare il lavoro delle persone che gli sono accanto..
L’intervista
Dopo quasi quarant’anni di attività, si è mai trovato in una situazione così difficile?
Ho attraversato tante crisi, ma oggi faccio fatica a capire come affrontare i mesi che ci aspettano. Ho sempre cercato di reagire, anche nei momenti più complicati. Quando è arrivato il Covid, per esempio, avevo investito molto e mi sono ritrovato ad affrontare un’emergenza senza precedenti.
Sono riuscito a resistere, ma negli anni si sono accumulate altre difficoltà. Da circa sei mesi la situazione è diventata critica e ultimamente è peggiorata ancora. La liquidità è quasi finita e, per chi deve sostenere le spese di diversi punti vendita, è un problema enorme.
Quanto la preoccupa la situazione dei suoi dipendenti?
È uno degli aspetti che mi pesa di più. Siamo una piccola realtà e con i miei dipendenti ho costruito un rapporto umano importante. Non sono soltanto persone che lavorano con me: sono persone che hanno una famiglia e sulle quali ricadrebbero le conseguenze di eventuali difficoltà aziendali.
Dopo tanti anni di sacrifici, non voglio pensare di dover rinunciare a quello che ho costruito. Ma oggi non posso nascondere la mia preoccupazione.
Lei parla di un calo delle vendite, soprattutto negli ultimi mesi. Che cosa sta osservando?
Nel mio caso, settembre e ottobre sono stati mesi particolarmente difficili. Vedo meno persone entrare nei negozi e una maggiore prudenza negli acquisti.
Credo che incidano diversi fattori: il costo della vita, l’incertezza economica e un clima generale segnato da notizie continue su guerre, tensioni e possibili rincari. È giusto informare le persone su quello che accade, ma quando prevale la paura si rischia di alimentare ulteriore sfiducia.
Naturalmente non posso parlare per tutti i settori, ma nella mia esperienza il rallentamento è evidente e preoccupante.
Tra le difficoltà maggiori ci sono anche gli aumenti delle forniture. Può fare un esempio concreto?
Nel mese di ottobre ho ordinato merce per circa 15.000 euro. Confrontando i costi con quelli di sei mesi prima, tra aumenti della merce e trasporto, mi sono ritrovato a spendere circa 1.000 euro in più, secondo i miei calcoli.
Per una piccola impresa è una differenza significativa, soprattutto quando le vendite rallentano. I fornitori devono essere pagati, la merce deve arrivare e le spese continuano a esserci, indipendentemente dagli incassi.
Il costo del carburante e della logistica è un problema importante, specialmente per le attività del Mezzogiorno che dipendono dal trasporto su gomma. Quando aumentano i costi di approvvigionamento, i margini si riducono e diventa sempre più difficile mantenere l’equilibrio.
Che cosa rimprovera alle politiche economiche del Governo?
Credo che si punti troppo spesso su interventi temporanei, bonus e aiuti che possono dare sollievo nell’immediato, ma non risolvono necessariamente i problemi alla radice.
Le imprese hanno bisogno di condizioni stabili che permettano loro di lavorare e investire: accesso al credito, costi sostenibili, regole chiare e una strategia orientata alla produttività.
Non dico che gli aiuti siano sempre sbagliati, ma non possono rappresentare l’unica risposta. A mio avviso, servirebbe meno assistenzialismo, meno bonus e meno misure che rischiano di essere soltanto regali temporanei, e più investimenti mirati a sostenere la produttività, la competitività e la crescita delle imprese. Bisogna creare le condizioni affinché le aziende possano reggersi sulle proprie gambe, investire, assumere e generare lavoro nel tempo, affrontando i problemi alla radice anziché limitarsi a tamponare le emergenze.
Quanto incidono le tensioni internazionali sulle prospettive delle imprese italiane?
Le guerre, le sanzioni e le decisioni delle grandi potenze possono avere conseguenze sui costi dell’energia, sulle materie prime e sui trasporti. Il problema, a mio avviso, è che l’Europa fatica spesso a esprimere una strategia comune e a dare certezze a chi deve programmare investimenti.
Non è facile giudicare decisioni geopolitiche complesse, ma chi fa impresa ha bisogno di stabilità e prevedibilità. Oggi, invece, ci troviamo a operare in un contesto nel quale è difficile guardare lontano.
Dopo quasi quarant’anni, consiglierebbe ancora a un giovane di fare impresa?
Sì, ma gli direi di prepararsi adeguatamente, di non improvvisarsi, di conoscere i rischi e di gestire con attenzione ogni investimento. Fare impresa significa costruire qualcosa, creare lavoro e contribuire alla crescita del territorio. Tuttavia, l’impegno personale, da solo, non sempre basta.
Servono competenze, prudenza e condizioni economiche favorevoli, che consentano alle imprese di lavorare, investire e crescere senza essere continuamente esposte a nuove emergenze.
Qual è oggi la sua paura più grande?
Non riuscire a salvaguardare quello che ho costruito e a garantire continuità ai miei dipendenti.
Dopo quasi quarant’anni, questa attività è una parte della mia vita. Ho superato momenti difficili e sono riuscito a ripartire tante volte, ma oggi non so dire con certezza che cosa accadrà.
Non chiedo che qualcuno risolva ogni problema al posto mio. Vorrei poter lavorare, investire e programmare il futuro senza vivere costantemente nell’incertezza. Spero che la situazione migliori, ma credo sia arrivato il momento di ascoltare davvero le difficoltà delle piccole imprese.
Il valore di un’impresa va oltre i bilanci
La testimonianza del nostro interlocutore non pretende di rappresentare tutte le imprese calabresi. Racconta, però, una realtà che merita attenzione: quella di chi, dopo decenni di lavoro, si trova a difendere non soltanto un’attività economica, ma anche posti di lavoro, relazioni e sacrifici.
Le sue critiche alla politica e al contesto internazionale esprimono un punto di vista personale. La preoccupazione per il futuro, invece, è il filo conduttore di tutta la sua storia.
Dietro ogni piccola impresa ci sono persone, famiglie e un legame con il territorio. Per questo ascoltare chi oggi fatica a resistere significa interrogarsi anche sulle condizioni necessarie per continuare a produrre, investire e creare occupazione.
È questo il senso di Magnifici Incontri: dare voce non soltanto a chi ha raggiunto il successo, ma anche a chi, dopo una vita di lavoro, si trova ad affrontare una delle sfide più difficili.
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