Eugenio Finardi: un incontro intimo al TropeaFestival

Magnifici Incontri, Eugenio Finardi al TropeaFestival: un’intervista intima all’Acoustic Café del TropeaFestival Leggere & Scrivere. Dalla cultura alla politica, dalla musica alla speranza, il cantautore si racconta ai microfoni di Radio Catanzaro Centro.

All’Acoustic Café del TropeaFestival Leggere & Scrivere, un incontro intimo e spontaneo con il cantautore milanese. Dalla cultura alla politica, dalla musica alla speranza, il racconto di un artista che ama le parole e non rinuncia a difendere le proprie idee.

VIBO VALENTIA, 24 ottobre 2014 – Una serata d’autunno particolarmente fredda, un pubblico raccolto e un artista che, per una volta, mette da parte il concerto per lasciare spazio alle parole. Al TropeaFestival Leggere & Scrivere, Eugenio Finardi è protagonista di un incontro all’Acoustic Café che offre al pubblico l’occasione di conoscere più da vicino il suo pensiero, le sue idee e il suo modo di guardare al mondo.

Non un concerto tradizionale, ma un dialogo intenso e spontaneo, guidato da Ezio Guaitamacchi, nel quale la musica lascia spazio ai racconti e alle riflessioni. Per circa un centinaio di persone, sedute in una sala raccolta, è un’occasione per ascoltare Finardi in una veste meno consueta.

Anch’io sono lì, seduto in prima fila, e ho il piacere di incontrare un artista che mi colpisce non soltanto per il suo percorso musicale, ma anche per la capacità di comunicare e coinvolgere chi lo ascolta.

Al termine dell’incontro realizzo un’intervista per Radio Catanzaro Centro, che andrà in onda domani nella rubrica Magnifici Incontri, all’interno di Saluti e Baci, il buongiorno di Radio Catanzaro Centro, in onda dalle 7.30 alle 9.00.

La prima impressione è quella di trovarmi davanti a un Finardi diverso da quello che siamo abituati ad ascoltare attraverso le sue canzoni.

«Proprio perché in realtà non è stato un concerto, ma un incontro non scritto, non preparato, mi sono lasciato andare a racconti che facevo anche per la prima volta. È stato tutto molto vero, molto sentito. Stasera mi sono lasciato andare al racconto, alla condivisione», mi spiega.

A colpirlo è anche l’atmosfera della sala: «Il luogo è stupendo, la stanza era raccolta e potevo guardare tutti negli occhi. E quindi potevo anche lasciarmi guardare negli occhi. Amo molto queste cose».

Parole che restituiscono bene lo spirito della serata: un artista disposto a mettersi in gioco, senza scalette rigide, lasciando che il dialogo diventi un’occasione di condivisione.

«Le parole sono importanti e vanno rispettate»

Durante la nostra conversazione gli riconosco una qualità che mi colpisce particolarmente: quella di essere un grande oratore, oltre che un musicista.

Finardi accoglie il complimento con semplicità, riportando subito il discorso al contesto del festival.

«Credo che in un festival della letteratura la parola debba avere la preminenza. E credo che le parole siano importanti, che vadano rispettate e usate bene».

Il discorso si allarga così al ruolo della cultura in Italia. Finardi avverte una forte richiesta di occasioni per approfondire, ascoltare e confrontarsi. Racconta la sua recente partecipazione alla Fiera delle Parole di Padova, dove l’affluenza del pubblico ha reso necessario organizzare un doppio incontro, e parla del suo interesse per i festival di filosofia.

Sta inoltre preparando un lavoro teatrale intitolato Parole e musica, un progetto che rispecchia la sua idea di comunicazione.

«Credo che ci sia una grande voglia di approfondimento», mi dice. «Quello che di solito ci arriva dalla televisione e dai mezzi di comunicazione di massa spesso è distrazione di massa, il tentativo di non farci pensare».

Una posizione netta, accompagnata da una riflessione che va oltre la critica ai mezzi di comunicazione.

«L’essere umano ha bisogno di sentire qualcosa di vero. Non perché quello che io dica sia la verità, ma perché lo dico sinceramente. È vero il mio sentimento».

Per Finardi, la cultura non è qualcosa di riservato a pochi esperti, ma un patrimonio da condividere.

«Tutti noi possediamo una cultura, tutti noi possediamo una conoscenza. Anche le persone più semplici hanno una profondità interiore che può essere condivisa, che va condivisa, perché viviamo in un’epoca che tende a farci sentire tutti soli. In realtà siamo molto più simili l’uno all’altro di quanto pensiamo».

La cultura, dunque, come occasione di incontro, condivisione e riscoperta di ciò che ci accomuna.

Come nascono le canzoni di Eugenio Finardi

Naturalmente, non può mancare una domanda sulla musica e sul processo creativo che sta dietro alle sue canzoni.

La risposta racconta un metodo tutt’altro che uniforme.

«Nascono nella maniera più varia. Alcune sono frutto di un’ispirazione istantanea, altre di ragionamento, di ricerca. Alcune sgorgano fuori come acqua da una sorgente, altre invece dallo scorrere di un fiume, dai pensieri tenuti dentro a lungo. Qualunque cosa può diventare una canzone».

Una risposta che restituisce l’immagine di un autore capace di alternare l’istinto alla riflessione, lasciando che esperienze e pensieri trovino, ciascuno a modo proprio, una forma musicale.

Il lavoro, la politica e le difficoltà del Paese

Nel corso dell’intervista il dialogo si sposta anche sulla situazione italiana, sulle difficoltà economiche delle famiglie e sulla mancanza di prospettive occupazionali.

Finardi non nasconde la propria preoccupazione.

«Viviamo un momento di grande difficoltà per molte famiglie e credo che ci sia una grande confusione, che non ci siano molto le idee chiare su cosa fare realmente per creare lavoro, che poi è ciò che serve».

E aggiunge una considerazione amara: «Si parla tanto, si dice tanto, ma nella pratica vedo sempre più posti di lavoro che se ne vanno di quanti ne arrivino».

A quel punto gli rivolgo una domanda volutamente provocatoria: chi è, secondo lui, il politico più stronzo?

La risposta arriva senza esitazioni: «La scelta è ampia».

Una battuta che alleggerisce per un momento il tono della conversazione, prima di riportare il discorso a una questione ben più seria: la difficoltà di individuare una classe dirigente capace di indicare una direzione chiara.

«Mi piacerebbe poter dire qual è invece il politico che ci può tirare fuori da tutto questo, ma non ne vedo tanti all’orizzonte», osserva, allargando poi lo sguardo oltre i confini nazionali.

Per Finardi non basta cambiare le cose in Italia: occorre interrogarsi sulla direzione complessiva del mondo, su una storia che rischia di diventare sempre più appannaggio di pochi.

È il ragionamento di un artista che non separa la musica dalla realtà e che considera il confronto con la società una parte importante del proprio ruolo pubblico.

«Alla speranza bisogna aggiungere la forza delle proprie idee»

Verso la fine dell’intervista lo ringrazio per la disponibilità e per il modo in cui si è raccontato. Gli confesso di aver conosciuto un Eugenio Finardi diverso da quello del musicista: un uomo con cui è stato possibile affrontare temi che vanno ben oltre la musica.

Gli chiedo di lasciare un messaggio a chi ascolterà l’intervista domani su Radio Catanzaro Centro.

La sua risposta è semplice, ma tutt’altro che scontata.

«La speranza non basta. Bisogna aggiungere alla speranza anche la forza delle proprie idee e la forza di lottare, non fisicamente, ma di difendere le proprie idee, di asserire ciò che è giusto».

È una frase che riassume bene il senso dell’incontro: non limitarsi ad aspettare un cambiamento, ma impegnarsi, attraverso le proprie idee e le proprie scelte, per contribuire a realizzarlo.

Questa serata al TropeaFestival mi permette di conoscere un Eugenio Finardi capace di raccontarsi con spontaneità, passando dalla musica alla cultura, dalla politica alla responsabilità individuale. Un artista che non ha bisogno di esibirsi per catturare l’attenzione del pubblico.

A volte, per conoscere davvero un musicista, bisogna fermarsi ad ascoltare l’uomo che c’è dietro le canzoni. Ed è proprio questo che mi ha lasciato il nostro incontro.

Magnifici Incontri – Radio Catanzaro Centro, 24 ottobre 2014.

Luigi Mussari ed Eugenio Finardi
Luigi Mussari ed Eugenio Finardi

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