Il Premio Demetra 2026 “Irene Tripodi” ha chiuso al Circolo Tennis “Rocco Polimeni” la seconda edizione de “Il Settembre di Demetra”: otto giorni tra storia, archeologia, cultura, arte, musica e identità del territorio
Si è conclusa a Reggio Calabria la seconda edizione de “Il Settembre di Demetra”, il festival promosso dall’Associazione Italiana Parchi Culturali Nazionale ETS (A.I.Par.C.), con la cerimonia della IX edizione del Premio Nazionale Demetra “Irene Tripodi” 2026 ospitata al Circolo Tennis “Rocco Polimeni”.
Dal 31 agosto al 7 settembre, il programma ha proposto un percorso attraverso letteratura, archeologia, storia, patrimonio culturale, tradizioni, mito, arte contemporanea, musica e identità di Reggio Calabria e del Mediterraneo. L’apertura era stata dedicata a Saverio Strati, nell’ambito della terza edizione di “Calabria Terra Mia”, iniziativa rivolta agli studenti delle scuole superiori attraverso la lettura delle opere dello scrittore calabrese, dopo le precedenti edizioni dedicate a Corrado Alvaro.
Il presidente nazionale di A.I.Par.C., Salvatore Timpano, ha spiegato la direzione intrapresa dall’associazione: «Il nostro obiettivo – ha sottolineato il presidente nazionale A.I.Par.C. Salvatore Timpano – è andare oltre il Premio e costruire un progetto culturale capace di dialogare con la città». Un’impostazione che ha collegato temi differenti, dalla memoria all’identità, dall’archeologia alla storia dei moti del 1847, dalla zampogna alla Magna Graecia, fino al mito di Demetra e Persefone e all’arte contemporanea.
Il messaggio indicato da Timpano è stato quello di utilizzare la memoria non come semplice celebrazione del passato, ma come strumento per guardare avanti: «La memoria non deve farci sedere sul passato – ha aggiunto Timpano – ma deve diventare uno strumento per costruire il futuro».
La giuria del Premio, presieduta dallo stesso Salvatore Timpano e da Giuseppe Caridi, e composta da Rossella Agostino, Marina Neri, Tonino Raffa, Mirella Mafrici e Franco Cernuto, ha individuato sette personalità per altrettanti ambiti.
Per l’Archeologia il riconoscimento è andato a Maddalena Sica; per il Giornalismo a Giuseppe Smorto; per il Patrimonio culturale materiale e immateriale a Francesco Cuteri; per Scienza, cultura e diplomazia spaziale a Gabriella Arrigo; per la Storia a Salvatore Bottari; per Trasformazione digitale e innovazione a Vincenzo Smorto; per Università, educazione e formazione a Lazzaro Raffaele Caputo (Rino).
Il Premio è nato con l’obiettivo di valorizzare personalità distintesi nei diversi settori affrontati dal festival e particolarmente legate al Mezzogiorno. In questa edizione, inoltre, i sette vincitori hanno avuto un ruolo diretto nel programma culturale, partecipando agli incontri organizzati durante gli otto giorni della manifestazione.
A Maddalena Sica, il cui riconoscimento è stato consegnato da Rossella Agostino, è stato attribuito il premio per il lavoro svolto nella ricerca archeologica, nella tutela e nella divulgazione del patrimonio. La studiosa opera in Calabria da 25 anni e dirige il Museo di Mileto nell’ambito della Direzione regionale Musei nazionali. Nel suo intervento ha richiamato l’ampiezza e la complessità del patrimonio regionale e l’esigenza di renderlo sempre più conosciuto e vissuto dalle comunità.
Per Giuseppe Smorto, giornalista con una lunga esperienza nel mondo della stampa e dello sport, il riconoscimento ha valorizzato il rigore professionale e il contributo alla storia del giornalismo. Tonino Raffa ha ricordato anche il volume I quattro Gianni: Brera, Clerici, Mina e Mura, presentato in diverse città italiane nell’anno del cinquantesimo anniversario di Repubblica. Smorto ha sintetizzato il valore del lavoro di squadra con le parole: «Non vince mai il singolo, vince la squadra».
Il premio a Francesco Cuteri ha riguardato il suo contributo alla conoscenza, alla tutela e alla valorizzazione del patrimonio archeologico e culturale della Calabria e del Mediterraneo, con particolare attenzione all’archeologia medievale e all’identità dei luoghi. Nel corso del suo intervento ha posto l’accento anche sul patrimonio definito “invisibile”, richiamando la figura di Domenico Minuto.
A Gabriella Arrigo, da oltre trent’anni impegnata ai vertici di istituzioni italiane e internazionali nel settore spaziale, è stato riconosciuto il lavoro svolto nell’ambito della cooperazione internazionale, della formazione e della promozione di una cultura dello spazio basata su collaborazione, innovazione e pace. Arrigo, originaria di Reggio Calabria, ha inoltre annunciato per i primi di novembre una conferenza nella città dello Stretto con il Ministero degli Affari Esteri, collegata all’annuale incontro degli addetti scientifici e spaziali provenienti da tutto il mondo.
Il riconoscimento per la Storia è stato assegnato a Salvatore Bottari, professore ordinario di Storia moderna all’Università di Messina e presidente della Società Messinese di Storia Patria. La sua attività storiografica ha riguardato la storia politica, economica, sociale, culturale e religiosa dell’Europa, con particolare attenzione ai rapporti tra Sicilia e Mediterraneo tra XV e XIX secolo. Giuseppe Caridi ha ricordato anche gli studi dedicati alle relazioni tra Messina e Reggio Calabria e ai moti del 1847.
Per Vincenzo Smorto, il premio ha messo in evidenza competenze manageriali, visione strategica, innovazione tecnologica, trasformazione digitale e sostenibilità. A consegnarglielo è stato Fortunato Marcianò, che ha sottolineato anche il ruolo della digitalizzazione nel miglioramento di efficienza, trasparenza e servizi alla comunità. Smorto ha rivolto il riconoscimento alla squadra con cui lavora, ricordando che «si perde insieme, ci si rialza insieme».
L’ultimo riconoscimento è andato a Lazzaro Raffaele Caputo (Rino), tra i maggiori italianisti contemporanei, già professore ordinario di Letteratura italiana e preside all’Università di Roma Tor Vergata. Il premio per Università, educazione e formazione è stato introdotto da Franco Cernuto, che ha ricordato anche la lectio su Dante tenuta da Caputo alla Mediterranea. Nato nel Gargano, il professore si è definito un «calabrese non nato in Calabria», sottolineando il significato dell’esperienza vissuta a Reggio Calabria e il ruolo della cultura come strumento di dialogo e di pace.
La serata al Circolo Tennis “Rocco Polimeni” si è aperta con gli interventi di Ezio Privitera, presidente del Circolo, e di Salvatore Timpano. Per il Comune di Reggio Calabria ha partecipato il consigliere Paolo Bilardi, delegato dal sindaco Francesco Cannizzaro. Sono arrivati anche i saluti del presidente del Consiglio regionale della Calabria, Salvatore Cirillo, impossibilitato a partecipare per impegni istituzionali fuori città.
Hanno fatto pervenire i propri saluti anche Lorenzo Labate, presidente di Confcommercio Reggio Calabria, ed Ezio Pizzi, presidente del Consorzio del Bergamotto di Reggio Calabria, entrambi assenti per motivi personali. Presenti inoltre Giuseppe Bova, presidente della Fondazione Rhegium Julii, Michela De Domenico, presidente del Rotary Club Reggio Calabria Sud Parallelo 38, e Angelo Musolino, presidente nazionale di Conpait.
Nel corso della serata, Bilardi ha richiamato la figura di Demetra, divinità della terra, della fertilità e della vita, collegandola al valore della cultura per la crescita della comunità e al patrimonio storico e monumentale reggino. Angelo Musolino ha invece evidenziato l’importanza di cultura e formazione anche nel comparto della pasticceria, annunciando il lavoro per una nuova legge sul gelato artigianale italiano.
Giuseppe Bova ha parlato del rafforzamento della collaborazione tra Fondazione Rhegium Julii e A.I.Par.C., mentre Michela De Domenico ha ricordato Irene Tripodi, descrivendola come una donna visionaria e profondamente impegnata. La presidente del Rotary ha inoltre consegnato a Timpano il gagliardetto del club come simbolo della collaborazione.
La componente musicale è stata affidata all’Ensemble dell’Università Mediterranea, con il coordinamento di Dario Siclari, che ha accompagnato anche l’esecuzione dell’“Inno a Demetra”, tratto dagli Inni omerici e interpretato da Teresa Timpano. La serata ha ospitato inoltre una collettiva di arte contemporanea con opere di Elvira Sirio, Paolo Infortuna, Francesco Logoteta e Antonio Sollazzo.
La statuetta consegnata ai premiati raffigura Demetra in ceramica bianca con finiture in oro zecchino a 24 carati, realizzata dall’artista reggina e socia A.I.Par.C. Elvira Sirio. Ai premi sono state affiancate anche le creazioni del maestro orafo Michele Affidato, insieme ai prodotti offerti dal Consorzio del Bergamotto di Reggio Calabria e da Conpait-Pasticceri d’Italia.
A condurre la cerimonia è stata Eva Giumbo, con Maria Rita Mallamaci nel ruolo di cerimoniera. La conclusione è arrivata dopo il bis della cantante Daniela D’Agostino, seguito dalla foto di gruppo.
Nel tracciare il bilancio degli otto giorni, Timpano ha parlato di un’edizione caratterizzata dalla risposta del pubblico e della critica e dall’alto livello dei contenuti. Il percorso ha mantenuto come filo conduttore identità e memoria, mettendo in relazione cultura, storia, religione antica, mito, musica e tradizioni.
L’edizione 2026 di “Il Settembre di Demetra” è stata realizzata senza finanziamenti pubblici, attraverso le donazioni del 5 per mille, tra cui quella della socia Mara Coccoli. Le risorse raccolte sono state destinate dall’associazione alla realizzazione delle attività culturali in città.
Nel finale, Timpano ha richiamato il mito di Persefone con le parole: «Come Persefone torna nell’Ade con l’autunno, noi speriamo nel ritorno della primavera e della bellezza», ribadendo anche la necessità di disporre di risorse per sostenere la cultura. L’obiettivo indicato per il futuro è arrivare alla decima edizione del Premio Demetra e alla terza edizione de “Il Settembre di Demetra”.

















