Domenica 27 settembre il Museo del Rock ospita “L’eresia antiromantica: la Scapigliatura”, incontro della rassegna “Lett(erat)ure Eretiche” promosso dal Comitato di Catanzaro della Società Dante Alighieri con il prof. Luigi La Rosa e le letture dell’Associazione Graecalis
La Scapigliatura sarà al centro del prossimo appuntamento di “Lett(erat)ure Eretiche. Autori che scardinano le regole”, la rassegna promossa dal Comitato di Catanzaro della Società Dante Alighieri. Dopo la pausa estiva, il percorso riprenderà domenica 27 settembre alle 18.30 al Museo del Rock di Catanzaro, dove il prof. Luigi La Rosa, consulente letterario del Comitato, accompagnerà il pubblico nell’incontro “L’eresia antiromantica: la Scapigliatura”. Le letture dei testi saranno affidate agli attori dell’Associazione Graecalis.
La rassegna affronta la letteratura italiana attraverso gli autori e le opere che hanno preso le distanze dai modelli culturali affermati. Il filo conduttore è quello della rottura: scrittori considerati a lungo marginali, autori che hanno seguito percorsi differenti rispetto alla cultura dominante e poeti che hanno scelto anche il dialetto al posto della lingua letteraria tradizionale. Una prospettiva che mette al centro le forme di dissenso, sperimentazione e rifiuto delle regole consolidate.
La Scapigliatura occupa in questo percorso una posizione particolare perché rappresenta una delle prime manifestazioni di insofferenza nei confronti della cultura italiana successiva al Risorgimento. La contestazione degli scapigliati non riguardava soltanto la produzione artistica: coinvolgeva anche i comportamenti, l’abbigliamento e il modo di vivere. Lo stesso termine “scapigliato” richiama l’immagine di una persona spettinata, lontana dall’ordine e dalle convenzioni.
Dietro l’atteggiamento provocatorio, però, si sviluppava una crisi più ampia. Gli scapigliati si confrontavano con un’Italia ormai unificata, molto diversa da quella delle battaglie risorgimentali. Venuta meno la prospettiva eroica del Risorgimento, la nuova società appariva segnata da perbenismo e moralismo, elementi che il movimento percepiva come espressione di una cultura incapace di interpretare fino in fondo i cambiamenti del Paese.
Anche sul terreno letterario la polemica individuò un bersaglio preciso: Alessandro Manzoni. La critica scapigliata, secondo quanto anticipato dal prof. La Rosa, non si concentrava esclusivamente sull’opera dello scrittore, ma soprattutto sulla trasformazione del suo pensiero in un modello rigido da parte dei manzoniani.
«La Scapigliatura – anticipa il prof. Luigi La Rosa – esprime una forma di ribellione nei confronti di quello che era ormai considerato il nucleo consolidato della cultura italiana. Non si tratta soltanto di una protesta artistica: la contestazione parte dall’atteggiamento, dal comportamento, dal modo stesso di vivere».
La polemica raggiunse anche toni volutamente dissacranti. In una delle poesie più note della Scapigliatura, Emilio Praga si rivolge al “casto poeta che l’Italia adora” e pronuncia la formula “Cristo è rimorto”, attaccando attraverso la figura di Manzoni un sistema di valori religiosi, morali e culturali ormai strettamente legato all’immagine della cultura nazionale post-risorgimentale.
Per cercare un diverso riferimento culturale, gli scapigliati guardarono anche alla Francia e ai cosiddetti poeti maledetti, individuati come esempio di una poesia capace di utilizzare ironia, trasgressione, provocazione e sberleffo contro i valori della società borghese. Da qui nasce anche la volontà di rompere con una cultura giudicata conformista e di dare voce a un disagio generazionale che non trovava più risposta nei vecchi ideali.
Il rapporto tra protesta e produzione artistica sarà uno dei punti centrali dell’incontro. La questione, infatti, riguarda anche l’effettiva capacità della Scapigliatura di trasformare la propria ribellione in una proposta culturale alternativa.
«Sono tempestivi ed efficaci nella protesta – osserva La Rosa – ma sostanzialmente nulli nella proposta».
La contestazione degli scapigliati fu quindi particolarmente incisiva nell’attacco ai valori e ai simboli dominanti, mentre più difficile risultò la costruzione di un modello artistico e culturale altrettanto definito. Alcuni protagonisti del movimento condussero esistenze segnate da emarginazione, alcol, droghe e malattia, facendo del proprio stile di vita e della propria stessa immagine un ulteriore elemento di opposizione.
La ribellione passava così anche dal corpo e dall’aspetto: capelli, abiti e comportamenti diventavano strumenti per manifestare pubblicamente la distanza dalla società dominante. Un atteggiamento che permette di individuare un possibile filo di confronto con successive forme di contestazione giovanile, dal Sessantotto ad altri movimenti, pur nella differenza tra periodi storici e contesti.
Rimane quindi aperto il problema di ciò che viene dopo la protesta. La Scapigliatura mostra una forte capacità di mettere in discussione gli idoli e le convenzioni del proprio tempo, ma la definizione di un’alternativa appare meno netta. È proprio questa tensione tra forza della rottura e fragilità della proposta a rendere il movimento uno degli argomenti del nuovo appuntamento di “Lett(erat)ure Eretiche”.
Dopo l’incontro del 27 settembre, il calendario della rassegna proseguirà il 4 ottobre e il 18 ottobre, accompagnando il pubblico verso la conclusione del progetto prevista entro la fine dell’anno.
“Lett(erat)ure Eretiche. Autori che scardinano le regole” è realizzato con il sostegno della Società Dante Alighieri.















