Morbillo, la Calabria tra le Regioni più colpite: 265 casi nei primi cinque mesi
Il morbillo torna a crescere in Italia e la Calabria registra uno degli aumenti più marcati. Nei primi cinque mesi del 2026 sono stati confermati 472 casi a livello nazionale, contro i 322 dello stesso periodo del 2025. In Calabria il dato è passato invece da 17 a 265 casi, mentre altri 609 contagi a livello nazionale risultano ancora classificati come possibili o probabili e attendono la conferma.
È il quadro delineato dall’analisi epidemiologica del ministero della Salute, che richiama l’attenzione sulla ripresa della circolazione del virus e sulle coperture vaccinali, ancora inferiori alla soglia indicata per interrompere la trasmissione.
La Calabria passa da 17 a 265 casi
L’andamento degli ultimi anni mostra una nuova fase di crescita dopo la flessione registrata nel 2025. Nel 2024 erano stati notificati in Italia 1.045 casi, 946 dei quali confermati in laboratorio. Nel 2025 i casi confermati erano scesi a 497.
Nei primi cinque mesi del 2026, però, la curva è tornata a salire: i 472 casi confermati sono già superiori ai 322 registrati nello stesso periodo dell’anno precedente. Considerando anche i casi possibili e probabili, le segnalazioni arrivano a 609.
La variazione più evidente riguarda proprio la Calabria, dove i casi segnalati sono passati dai 17 del 2025 ai 265 del 2026. Incrementi vengono registrati anche in Campania, da 18 a 100 casi, nel Lazio, da 47 a 54, e in Toscana, da 6 a 49.
Per la Calabria il dato si inserisce in un quadro di coperture vaccinali che il Ministero indica come ancora insufficiente. Nel 2024 la prima dose aveva raggiunto il 92,60%, mentre la seconda si era fermata al 76,80%. L’analisi segnala inoltre, per il focolaio calabrese, il genotipo D8, nella variante D8-5963, già rilevata nel 2025.
Seconda dose, nessuna Regione raggiunge il 95%
È soprattutto il completamento del ciclo vaccinale a rappresentare il principale elemento di attenzione. Nel 2024 nessuna Regione o Provincia autonoma aveva raggiunto il 95% di copertura con due dosi, soglia indicata come necessaria per interrompere la circolazione del virus nelle coorti interessate.
La media nazionale per la seconda dose si è attestata all’84,45%. Le percentuali più basse risultano in Sicilia (67,88%), Campania (71,89%) e Provincia autonoma di Bolzano (73,69%). La Calabria si è fermata al 76,80%, mentre il Lazio al 77,81%.
Il quadro è differente per la prima dose, la cui copertura nazionale arriva al 94,77%, comunque leggermente al di sotto del 95%. Alcune Regioni hanno superato la soglia, mentre la Calabria si è attestata al 92,60%.
L’analisi del Ministero evidenzia anche il rapporto tra contagio e stato vaccinale. Nel 2024, tra i casi per i quali era disponibile l’informazione, il 90,1% non era vaccinato, il 5,8% aveva ricevuto una sola dose e il 3,4% due dosi. Nel 2026 la quota dei non vaccinati tra i casi con stato vaccinale noto è salita al 93,3%.
La fascia maggiormente interessata dai casi nel 2026 è quella compresa tra 15 e 39 anni, con 345 contagi, seguita dalla fascia 40-64 anni, con 124 casi, e dai bambini tra 0 e 4 anni, con 98. Proprio tra i più piccoli si registra tuttavia l’incidenza più elevata, pari a 49,4 casi per milione.
Un ulteriore elemento indicato nell’analisi riguarda i ricoveri: la loro quota è passata dal 49,5% del 2024 al 56,3% del 2025, arrivando al 57,8% nei primi cinque mesi del 2026.
Particolare attenzione viene riservata anche agli operatori sanitari. Nel 2026 rappresentano 55 dei 417 casi per i quali era disponibile l’informazione sulla professione. Tra i 45 operatori sanitari con dato vaccinale noto, 40 risultavano non vaccinati.
Il Ministero indica quindi una serie di interventi per rafforzare la risposta: sorveglianza epidemiologica, conferma di laboratorio dei casi sospetti, recupero delle vaccinazioni, comunicazione del rischio e formazione degli operatori sanitari.
Il punto centrale resta il divario tra la prima e la seconda dose. Con una copertura nazionale del 94,77% per la prima e dell’84,45% per la seconda, il completamento dei cicli rappresenta uno degli ambiti sui quali la circolare ministeriale chiede di concentrare le attività di recupero, con particolare attenzione ai giovani adulti, alle categorie a rischio e agli operatori sanitari.


















