Reggio Calabria, Borrelli: “Un processo che dura 12 anni segna una vita”

Giuseppe Borrelli procuratore
Giuseppe Borrelli procuratore

Inaugurazione anno giudiziario, Borrelli: “Bilancio positivo nonostante la carenza di risorse”

REGGIO CALABRIA, 31 GEN 2026 – Un’attività investigativa incisiva e risultati di primo piano nella lotta alla criminalità organizzata, nonostante le difficoltà legate alla carenza di risorse. È questo il quadro tracciato dal procuratore della Repubblica di Reggio Calabria, Giuseppe Borrelli, intervenuto a margine della cerimonia di inaugurazione dell’anno giudiziario.

Secondo il magistrato, gli uffici giudiziari reggini operano in un contesto complesso, caratterizzato da mezzi e organici non sempre adeguati, ma ciò non ha impedito di raggiungere traguardi significativi, in particolare nel contrasto alla ’ndrangheta. «I risultati prodotti – ha sottolineato Borrelli – sono di assoluto rilievo, soprattutto se rapportati alle condizioni operative in cui lavorano gli apparati dello Stato».

Un impegno che ha permesso alla Procura di Reggio Calabria di affermarsi come punto di riferimento internazionale nella repressione del narcotraffico, ottenendo apprezzamenti e riconoscimenti da diverse autorità giudiziarie, sia nazionali che estere. Un ruolo strategico, costruito attraverso indagini complesse e una cooperazione sempre più intensa con altri Paesi.

Guardando al futuro, Borrelli ha evidenziato la necessità di rafforzare ulteriormente questo percorso, puntando su una migliore organizzazione delle risorse disponibili e sulla valorizzazione dell’esperienza maturata negli anni. In quest’ottica, assume particolare importanza anche la questione infrastrutturale: la realizzazione del nuovo palazzo di giustizia, la cui consegna è prevista entro la fine del 2027, rappresenta un passaggio decisivo per migliorare l’efficienza del sistema giudiziario locale.

Non è mancato, infine, un riferimento alla riforma della giustizia, tema al centro di un ampio dibattito. Pur riconoscendo la pluralità delle posizioni in campo, il procuratore ha espresso forti perplessità sull’efficacia degli interventi previsti. «La riforma non affronta il nodo centrale del sistema giudiziario», ha spiegato, richiamando l’attenzione sui tempi eccessivamente lunghi dei processi.

Un problema che, secondo Borrelli, ha conseguenze profonde sulla vita delle persone coinvolte. «Un processo che si protrae per oltre dieci anni – ha concluso – incide in maniera irreversibile sull’esistenza di chi lo subisce». Un richiamo chiaro alla necessità di riforme capaci di garantire rapidità, efficienza e tutela dei diritti, senza indebolire l’azione di contrasto alle mafie.