‘Ndrangheta nel Lametino, il provvedimento della Guardia di Finanza riguarda tre terreni con villa annessa e tre imprese riconducibili a un soggetto condannato per associazione mafiosa
Un patrimonio dal valore complessivo di circa 800mila euro, comprendente tre terreni con una villa e tre imprese con i rispettivi compendi aziendali, è stato sottoposto a sequestro nel Lametino, in provincia di Catanzaro. Il provvedimento, eseguito nei giorni scorsi dai militari del Comando provinciale della Guardia di Finanza di Catanzaro, riguarda beni riconducibili a un soggetto ritenuto intraneo alla cosca di ’ndrangheta Scalise, federata con il clan Iannazzo di Sambiase, a Lamezia Terme.
Il decreto è stato emesso dal Tribunale di Catanzaro – Sezione per l’applicazione delle Misure di prevenzione, su richiesta della Procura della Repubblica di Catanzaro – Direzione distrettuale antimafia. Il destinatario del provvedimento è stato individuato come soggetto caratterizzato da una cosiddetta pericolosità sociale qualificata, secondo quanto previsto dal decreto legislativo 159/2011, in quanto indiziato di appartenere ad associazioni riconducibili ai reati di cui agli articoli 416-bis e 629 del codice penale, rispettivamente associazione di tipo mafioso ed estorsione.
Il suo nome era già emerso nell’ambito dell’operazione Reventinum, vasta attività investigativa coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro e diretta contro l’organizzazione criminale attiva nel comprensorio dei comuni del Reventino tra il 2001 e il 2019. Per la partecipazione all’associazione mafiosa, l’uomo è stato condannato in via definitiva a sette anni di reclusione.
Nell’ambito della stessa vicenda giudiziaria, i vertici della cosca sono stati condannati anche per la responsabilità in diversi omicidi, tra i quali quello dell’avvocato penalista Francesco Pagliuso.
Alla base del sequestro ci sono gli accertamenti economico-patrimoniali coordinati dalla Procura di Catanzaro – DDA ed eseguiti dal Gruppo della Guardia di Finanza di Lamezia Terme. Le indagini avrebbero evidenziato una significativa sproporzione tra il valore dei beni nella disponibilità del soggetto, i redditi dichiarati e l’attività lavorativa svolta. Gli investigatori hanno inoltre ricostruito un quadro indiziario che ha consentito all’autorità giudiziaria di pronunciarsi sulla sussistenza della pericolosità sociale qualificata.
Il decreto è stato disposto ai sensi dell’articolo 20 del decreto legislativo 159/2011. La misura resta, tuttavia, in attesa del contraddittorio davanti al Tribunale ordinario di Catanzaro, nella Sezione competente per le misure di prevenzione. Il procedimento è ancora in corso e dovrà verificare la presenza dei presupposti necessari per l’eventuale confisca definitiva dei beni.


















