
L’editoriale di Calabria Magnifica: le imprese faticano a restare aperte, i giovani cercano prospettive e le risorse pubbliche continuano a finanziare misure temporanee. Ma se si interviene soltanto sulle conseguenze, senza risolvere i problemi alla radice
Da imprenditore, guardo con crescente preoccupazione a un modello economico che sembra affidarsi sempre più ai bonus e sempre meno alla creazione di opportunità concrete.
In questi giorni di protesta ho ascoltato le testimonianze di chi ogni giorno cerca di mandare avanti un’attività. Dietro le difficoltà ci sono costi di gestione, scadenze fiscali e incassi che spesso non bastano. Le imprese faticano persino a pagare le tasse, non necessariamente perché non vogliono farlo, ma perché non riescono più a sostenere tutte le spese.
Non significa giustificare l’evasione, che va contrastata, ma riconoscere che esiste una differenza tra chi non vuole pagare e chi non riesce a farlo. Senza questa distinzione, si rischia di ignorare la realtà di una parte del tessuto produttivo.
Aiutare non basta se non si crea lavoro
I sostegni economici sono necessari per chi vive in condizioni di povertà o attraversa una difficoltà reale. Il problema nasce quando diventano la risposta abituale a problemi che restano irrisolti.
I bonus, sembrano una pezza messa per coprire un danno, senza preoccuparsi di riparare ciò che lo ha provocato. Si distribuiscono soldi per alleviare una difficoltà nell’immediato, ma poi cosa cambia davvero? Se le imprese continuano a chiudere, i giovani non trovano lavoro e le famiglie faticano ad arrivare a fine mese, significa che qualcosa non sta funzionando.
Non basta intervenire ogni volta che emerge un problema: bisogna chiedersi perché quel problema esiste e come evitare che si ripresenti. Altrimenti si continuerà a spendere denaro pubblico per rincorrere le emergenze, senza affrontarle davvero.
Anche le politiche per i giovani dovrebbero seguire una direzione più concreta. Un contributo può essere utile, ma non sostituisce un contratto stabile, uno stipendio adeguato o la possibilità di avviare un’impresa. Il futuro non si costruisce con un bonus occasionale, ma con un’economia capace di offrire lavoro e prospettive.
C’è poi una questione che in Calabria non possiamo ignorare: l’efficacia della politica e la capacità di affrontare problemi che si trascinano da anni. Troppo spesso si ha l’impressione che manchino una visione concreta e la capacità di trasformare le risorse pubbliche in occasioni di sviluppo. Le responsabilità sono diverse, ma chi amministra ha il dovere di dimostrare con i risultati che le scelte compiute stanno migliorando la vita dei cittadini.
Anche il sistema dei sostegni al reddito merita maggiore attenzione. Aiutare chi è in difficoltà è giusto, ma gli aiuti dovrebbero accompagnare, dove possibile, percorsi verso un’occupazione regolare. Non possiamo ignorare il problema di chi percepisce un sostegno pubblico e contemporaneamente lavora in nero, sottraendosi agli obblighi fiscali e contributivi. Chi ha davvero bisogno va tutelato; chi sfrutta le regole per aggirare i propri obblighi deve essere individuato e sanzionato. I controlli devono essere efficaci, senza trasformare ogni beneficiario in un sospetto.
La politica deve cambiare priorità
Le imprese non chiedono privilegi. Chiedono regole comprensibili, una burocrazia meno pesante, una pressione fiscale sostenibile e condizioni che permettano di investire e assumere. Quando un’attività chiude, il territorio perde un presidio economico e posti di lavoro. Quando un giovane è costretto a partire perché non trova opportunità, la comunità perde competenze e futuro.
È su questi risultati che la politica dovrebbe essere giudicata. Non sul numero di misure annunciate, ma sulla loro efficacia. Non sulla capacità di distribuire risorse, ma su quella di creare le condizioni perché cittadini e imprese possano diventare autonomi.
Anche la meritocrazia deve trovare spazio nelle scelte pubbliche: le opportunità devono premiare competenze, impegno e capacità, non conoscenze personali o appartenenze. E ogni euro di denaro pubblico dovrebbe essere accompagnato da controlli e obiettivi verificabili.
Per la Calabria questa è una questione particolarmente importante. Servono investimenti, imprese competitive, formazione collegata al mercato del lavoro e opportunità che consentano ai giovani di restare senza rinunciare alle proprie ambizioni.
Gli aiuti possono alleviare una difficoltà, ma non sostituiscono una politica economica. Se ci limitiamo a mettere una pezza senza riparare il problema, prima o poi quella stessa falla si riaprirà. E potremmo ritrovarci con le stesse difficoltà, ma con meno risorse per affrontarle.
La priorità dovrebbe essere chiara: sostenere chi è davvero in difficoltà, mettere le imprese nelle condizioni di lavorare e offrire ai giovani occasioni concrete per costruire il proprio futuro. Non servono meno attenzione sociale o indifferenza verso chi soffre: servono interventi che risolvano i problemi, invece di limitarsi a rimandarli.

















