Il caso di Carol, studentessa quindicenne con disabilità complessa, richiama l’attenzione sulle risorse assistenziali necessarie per garantire la piena inclusione scolastica nel plesso di Zungri
Il caso di Carol, studentessa di 15 anni con disabilità complessa che frequenta il plesso scolastico di Zungri, in provincia di Vibo Valentia, è stato portato all’attenzione pubblica dal Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani (CNDDU). Secondo quanto segnalato dalla famiglia, l’avvio dell’anno scolastico 2026/2027 non avrebbe coinciso con la piena disponibilità delle figure professionali e delle condizioni assistenziali necessarie per consentire alla ragazza una frequenza regolare, adeguata alle sue esigenze.
La questione riguarda soprattutto l’organizzazione degli interventi necessari nei casi di maggiore complessità. Quando i bisogni di uno studente sono già conosciuti prima dell’inizio delle lezioni, la predisposizione delle risorse e dei servizi dovrebbe rientrare nella programmazione ordinaria dell’anno scolastico, così da garantire continuità sin dall’accoglienza dell’alunno.
Il quadro normativo sull’inclusione scolastica attribuisce infatti compiti specifici alla scuola, agli enti territoriali e ai servizi competenti. Il decreto legislativo 13 aprile 2017, n. 66, successivamente modificato dal decreto legislativo 7 agosto 2019, n. 96, prevede una collaborazione tra i diversi soggetti istituzionali per creare le condizioni necessarie alla partecipazione dello studente con disabilità alla vita scolastica. In questo sistema assume particolare rilievo il Piano educativo individualizzato (PEI), nel quale vengono individuati gli interventi, le modalità di sostegno e le risorse professionali rapportate alle esigenze del singolo alunno.
Il punto centrale, sottolinea il CNDDU, riguarda però la concreta disponibilità delle misure previste. La semplice assegnazione formale di una risorsa non garantisce infatti che questa sia effettivamente presente quando serve. Per chi necessita di assistenza continuativa, la stabilità e il coordinamento delle diverse professionalità possono incidere direttamente sulla possibilità di frequentare le lezioni, partecipare alle attività didattiche e mantenere la continuità del percorso educativo.
Particolare attenzione viene inoltre posta all’assistenza di base e alle situazioni che richiedono personale formato e un coordinamento preciso tra scuola, famiglia, amministrazioni e servizi sanitari. Esigenze relative, ad esempio, all’alimentazione, all’igiene personale, alla postura, alla movimentazione o a specifiche procedure assistenziali definite sulla base di indicazioni sanitarie devono essere inserite in un’organizzazione preventiva e concretamente attuabile durante l’orario scolastico. Secondo il Coordinamento, non possono dipendere da soluzioni occasionali o dalla disponibilità quotidiana dei familiari.
La legge 5 febbraio 1992, n. 104 e il decreto legislativo n. 66 del 2017 delineano un modello nel quale le competenze dei diversi soggetti istituzionali devono integrarsi. A questo si aggiungono le disposizioni relative all’assistenza per l’autonomia e la comunicazione personale e quelle riguardanti l’assistenza materiale nell’ambiente scolastico. Si tratta di funzioni distinte e affidate a soggetti differenti, che devono tuttavia trovare un coordinamento nella concreta organizzazione della frequenza.
Il caso segnalato dalla famiglia di Carol a Zungri pone quindi l’accento sulla necessità di programmare per tempo le risorse destinate agli studenti con bisogni assistenziali complessi. Per il CNDDU, la verifica delle disponibilità dovrebbe avvenire prima dell’apertura dell’anno scolastico, soprattutto quando le necessità dell’alunno sono già note. L’obiettivo è fare in modo che con l’inizio delle lezioni diventi operativo quanto previsto, senza dover ricorrere successivamente alla ricerca di soluzioni.
Il Coordinamento richiama inoltre l’importanza di evitare che eventuali difficoltà nel rapporto tra le diverse amministrazioni finiscano per ricadere sulla studentessa o sulla sua famiglia. La partecipazione dei genitori al percorso educativo, anche nell’ambito del PEI, resta fondamentale, ma non dovrebbe diventare la condizione necessaria per consentire la permanenza a scuola durante il normale orario delle lezioni.
Alla luce della situazione rappresentata, il CNDDU ritiene opportuno che la dirigenza scolastica, il Comune di Zungri, gli uffici scolastici competenti e gli altri soggetti istituzionali interessati effettuino una verifica tempestiva sulla situazione e sull’effettiva disponibilità delle risorse previste. La richiesta è di arrivare a una risposta stabile e coordinata, coerente con le esigenze individuate nel percorso scolastico della studentessa, evitando soluzioni provvisorie che possano determinare interruzioni o discontinuità.
La vicenda richiama anche un tema più generale legato alla gestione dei casi complessi: secondo il Coordinamento, non è sufficiente che ogni soggetto coinvolto svolga separatamente il proprio compito se gli interventi non risultano coordinati nei tempi necessari alla frequenza scolastica. Per questo viene indicata l’esigenza di rafforzare, prima dell’inizio di ogni anno, il raccordo operativo tra scuola, enti locali e servizi coinvolti, verificando non soltanto l’assegnazione delle risorse, ma anche la loro effettiva disponibilità dal primo giorno di lezione.
Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani auspica quindi che la situazione di Carol possa essere affrontata attraverso una soluzione tempestiva e strutturale e che il caso possa contribuire a migliorare le procedure di programmazione nelle situazioni caratterizzate da bisogni assistenziali già conosciuti.
Prof. Romano Pesavento, presidente del CNDDU, richiama infine il principio secondo cui, per uno studente con disabilità complessa, l’organizzazione dell’assistenza rappresenta una condizione necessaria per garantire lo svolgimento regolare, sicuro e continuativo del percorso scolastico.
















