Caso Maria Chindamo, nuova svolta: otto indagati e nuovi esami sui reperti

Maria Chindamo
Maria Chindamo

A oltre dieci anni dalla scomparsa dell’imprenditrice di Laureana di Borrello, la Procura riapre il capitolo degli accertamenti scientifici. Nel mirino sangue, Dna e altri reperti raccolti nel corso delle indagini

VIBO VALENTIA, 9 SETT 2026 – Il caso di Maria Chindamo torna al centro delle indagini con un nuovo, importante passaggio investigativo. A dieci anni dalla scomparsa dell’imprenditrice di Laureana di Borrello, avvenuta il 6 maggio 2016 davanti alla sua azienda agricola di Limbadi, la Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro ha disposto nuovi accertamenti tecnici su una serie di reperti acquisiti nel corso dell’inchiesta.

Sono otto le persone oggi indagate nell’ambito del nuovo filone investigativo. L’avviso di garanzia è stato disposto dalla pm della Dda di Catanzaro Annamaria Frustaci, mentre gli esami saranno eseguiti nei laboratori del Ris di Messina il 14 e il 21 settembre.

L’inchiesta ipotizza, a vario titolo, il concorso nell’omicidio di Maria Chindamo, aggravato dalla premeditazione e dal metodo mafioso, oltre alla distruzione e all’occultamento del cadavere. Secondo la prospettazione accusatoria, il delitto sarebbe stato commesso anche con l’obiettivo di agevolare l’attività della cosca Mancuso.

Si tratta, è bene precisarlo, di ipotesi investigative ancora al vaglio dell’autorità giudiziaria: gli iscritti nel registro degli indagati non possono essere considerati responsabili dei reati contestati fino a un eventuale accertamento definitivo.

Otto nuovi nomi nell’inchiesta

Le persone coinvolte nel nuovo procedimento sono Giovanni Capone, Vincenzo Arceri, Francesco Arceri, Tommaso Biondo, Antonino Biondo, Sasho Emilov Dimitrov, Davide Errigo e Laurenthiu Georghe Nicolae.

Nel procedimento compaiono inoltre, con posizioni distinte, Salvatore Ascone, attualmente sotto processo per concorso nel delitto, e Vincenzo Punturiero, indicato negli atti investigativi come coinvolto nella vicenda ma nel frattempo deceduto.

Il procedimento si inserisce dunque nel lungo percorso investigativo avviato dopo quella mattina del maggio 2016, quando Maria Chindamo scomparve nel territorio di Limbadi senza lasciare tracce del proprio corpo.

La scienza torna protagonista

Uno degli aspetti più significativi della nuova fase dell’indagine riguarda il ricorso alla prova scientifica.

Tra i reperti che saranno nuovamente esaminati c’è una fresa agricola, sulla quale erano già state individuate tracce riconducibili a sostanza ematica umana. Gli investigatori intendono verificare se il materiale biologico possa fornire ulteriori elementi attraverso l’estrazione e l’eventuale comparazione del Dna.

Sul mezzo erano state rilevate tracce sia sul terriccio rimasto aderente alla zona delle lame e dei bulloni, sia su componenti metallici della macchina. Durante le attività investigative erano state inoltre recuperate due larve di insetto insieme a una porzione di terreno rimasta attaccata a una delle lame.

Sono proprio questi dettagli, apparentemente minimi, a poter assumere un peso rilevante in un’indagine nella quale il corpo della vittima non è mai stato ritrovato.

Gli accertamenti riguarderanno anche un paio di scarpe sportive sequestrate in un’abitazione rurale situata sul terreno riconducibile a Maria Chindamo. Sulle calzature erano già state rilevate tracce di sostanza ematica umana.

Un altro elemento dell’inchiesta riguarda due mozziconi di sigaretta recuperati sulla scena della scomparsa il 6 maggio 2016. Le analisi genetiche effettuate hanno consentito di attribuire il profilo del Dna estratto a Sasho Emilov Dimitrov, secondo quanto riportato negli atti dell’indagine.

La Procura ha ora disposto ulteriori verifiche proprio su quei reperti, con l’obiettivo di accertare anche l’eventuale presenza di materiale ematico.

Nel nuovo ciclo di accertamenti rientra un Mitsubishi Pajero sul quale erano state individuate tracce di presunta sostanza ematica in più punti dell’abitacolo.

Ulteriori approfondimenti sono previsti sulla Dacia Duster di Maria Chindamo, già sottoposta a sequestro e sulla quale gli investigatori intendono effettuare analisi mirate.

Nell’elenco dei reperti figura inoltre una cintura da donna in cuoio nero, rinvenuta spezzata nel corso delle operazioni di ricerca effettuate nel giugno del 2016, e una Fiat Cinquecento sequestrata nel dicembre dello scorso anno e indicata come nella disponibilità di uno degli indagati.

Una scomparsa che attende ancora una risposta

Maria Chindamo aveva 44 anni quando, la mattina del 6 maggio 2016, raggiunse la propria azienda agricola a Limbadi. Da quel momento di lei si sono perse le tracce.

La sua auto venne trovata nei pressi dell’azienda e le circostanze della scomparsa alimentarono immediatamente l’ipotesi di un delitto.

Negli anni, le indagini hanno seguito diverse piste fino a concentrarsi sull’ipotesi di un omicidio maturato in un contesto di criminalità organizzata. Il corpo della donna, tuttavia, non è mai stato recuperato.

La vicenda ha coinvolto anche la famiglia della vittima, che da anni chiede di conoscere la verità sulla sorte di Maria.

Il nuovo appuntamento al Ris di Messina

Ora la parola passa nuovamente ai laboratori scientifici. Gli accertamenti del Ris di Messina, previsti per il 14 e il 21 settembre, saranno condotti alla presenza dei soggetti interessati, dei difensori e degli eventuali consulenti di parte secondo le modalità previste per questo tipo di attività.

L’obiettivo è cercare risposte nei reperti conservati per anni: una traccia biologica, un profilo genetico, un’impronta o un elemento capace di aggiungere un tassello alla ricostruzione dei fatti.

Perché nel caso di Maria Chindamo resta ancora una domanda fondamentale senza risposta: che cosa accadde realmente quella mattina del 6 maggio 2016 e dove si trova il corpo dell’imprenditrice?

Dopo dieci anni, la nuova stagione dell’indagine prova a cercare la risposta anche attraverso la scienza.